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“Domani servono le scimmie”, braccianti trattati come schiavi: 60 arresti tra Cosenza e Matera

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 10 Giu. 2020 alle 15:56
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Dovevano lavorare nei campi per pochi euro al giorno, costretti a vivere in condizioni disumane in vere e proprie baracche e per loro nessun rispetto, erano le “scimmie”, non esseri umani. I caporali li assoldavano dando loro da bere acqua raccolta nei fossi di scolo. È il riassunto dell’ennesima raccapricciante storia di sfruttamento che questa volta arriva dalle province di Cosenza e Matera, svelata grazie al lavoro dell’operazione Demetra, condotta dal comando provincia di Cosenza con 300 finanziari. Le intercettazioni della Guardia di Finanza hanno portato all’emissione di 60 provvedimenti di custodia cautelare e al sequestro di 14 aziende agricole tra Calabria e Basilicata, i provvedimenti sono per associazione a delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Due le organizzazioni prese di mira: una si occupava del reclutamenti dei braccianti, l’altra, oltre che dello sfruttamento della manodopera, era specializzata nel combinare matrimoni  al fine di  consentire a persone provenienti dall’estero di rimanere in Italia. Matrimoni fittizi che, con la complicità di un dipendente comunale, venivano subito annullati.

“Ai neri mancano un paio di bottiglie di acqua. Nel canale, gliele riempiamo nel canale…”, dice una delle persone intercettate al telefono mentre chiede come dare da bere ai lavoratori impegnati nei campi. La soluzione viene subito trovata con qualche bottiglia vuota da riempire proprio nel canale, senza remore e senza alcun problema di sorta.

Ma sono i termini con cui vengono definite le persone a descrivere il clima di barbarie in cui si operava: “Dove sono le scimmie?”, chiede uno degli interlocutori. E poi gli accordi per i lavori da portare avanti il giorno dopo: “Domani mattina là ci vogliono le scimmie…, dicono gli indagati, “…e facciamo venire le scimmie, così cerchiamo di finire…”, risponde l’interlocutore dall’altra parte del telefono.

Le indagini hanno permesso di individuare oltre 200 braccianti agricoli, per lo più extracomunitari, i quali, in stato di bisogno, sono stati impiegati, in condizioni di sfruttamento, a favore di 14 aziende agricole e di ricostruire le retribuzioni percepite dai braccianti reclutati corrisposte in nero ed inidonee a garantire una vita dignitosa. Imponenti i guadagni illeciti accumulati dagli indagati che usavano automezzi per il trasporto dei braccianti sui campi di lavoro.

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