Coronavirus, il virologo consulente di Zaia: “Non si è indebolito, in autunno può tornare ancora più forte”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 8 Mag. 2020 alle 10:11 Aggiornato il 8 Mag. 2020 alle 10:25
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Coronavirus, il virologo Palù: “Rischio ritorno dopo  l’estate”

In un’intervista al quotidiano il Messaggero, il microbiologo Giorgio Palù dell’Università di Padova ha dichiarato che la pandemia di Coronavirus potrebbe comportarsi come la pandemia di Spagnola a inizio 900, “che è prima esplosa, si è attenuata durante l’estate e poi è tornata con forza ancora maggiore”. Palù, docente emerito di Microbiologia all’università di Padova, professore associato di neuroscienze e tecnologia alla Temple University di Philadelphia e virologo della task force di Luca Zaia in Veneto, ha commentato le analisi del profilo clinico della malattia menzionate dal virologo Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia all’Ospedale San Raffaele e professore all’Università Vita Salute San Raffaele, in varie interviste. Guardando a queste ultime, infatti, il virus avrebbe “perso la sua potenza”. “L’epidemia c’è ancora, ma dal punto di vista clinico si sta svuotando. Può tornare dopo l’estate, ma sotto forma di una banale influenza”, ha dichiarato Clementi nel corso della puntata di ieri, giovedì 7 maggio, del programma Otto e Mezzo.

Ma Palù invita alla cautela. “Tutti i virus a Rna mutano, questo però meno degli altri perché ha un enzima, 3′-5′ esonecleasi, che corregge gli errori nell’incorporazione dei nucleotiditi che avvengono durante la replicazione del genoma virale. Il Covid muta dalle cinque alle sette volte meno dell’Hiv e dell’influenza. Inoltre ha un’altra caratteristica che hanno solo i retrovirus, cioè si ricombina. Ci sono almeno sedici proteine non strutturali del virus che regolano la nostra risposta al Covid, alcune delle quali coinvolte nel bloccare la risposta immunitaria innata”, ha osservato il microbiologo, ipotizzando due scenari per il futuro. “Che il virus si estingua come la Sars o la Mers in un anno, prima dell’estate 2013. Oppure che si ripresenti dopo l’estate, cosa più probabile”. “C’è stato un salto di specie. Per sbaglio l’ospite, cioè l’uomo, non ha sviluppato le contromisure per contrastare l’avanzata sfrenata del contagio. E così un virus che colpisce per la prima volta la specie umana, la trova vulnerabile e infetta quattro milioni di persone, avrà tutto l’interesse a tornare l’anno dopo“, ha osservato il consulente di Zaia, che in Veneto, ad aprile, ha attivato un progetto di tamponi a tutto il personale medico sanitario, alle case di riposo, e ai responsabili di funzioni pubbliche essenziali

Sui rischi legati alla riapertura delle attività, soprattutto al Nord, Palù ha affermato che “il rischio c’è”. “Sulla base dei primi studi sierologici prevediamo che gran parte della popolazione sia esposta al virus come a inizio epidemia. Tutte le regioni hanno l’R0 inferiore a uno, ciò che conta è la disponibilità di letti, di posti in rianimazione, il numero di tamponi eseguiti”, ha osservato. “Serve capacità di intervento rapido, controllo del territorio e monitoraggio dei pazienti come il servizio di sorveglianza biologica. L’approccio è quello di un’analisi rischi benefici, che mi sarei aspettato venisse attuata dal governo centrale. In ogni caso, con un debito pubblico di 2.600 miliardi non possiamo tenere chiuso. È il nord che produce il 60 per cento del Pil, il resto è turismo, settore più fragile perché l’aggregazione è elevata. Bisogna aprire, ma dobbiamo farlo con grande consapevolezza”, ha aggiunto il microbiologo nell’intervista.

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