Pregliasco: “Manterrei il lockdown per mesi. Ma è la politica che decide”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 22 Apr. 2020 alle 11:10 Aggiornato il 22 Apr. 2020 alle 17:49
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Coronavirus, Pregliasco: “Manterrei il lockdown per mesi”

“Se dovessimo decidere solo noi scienziati, faremmo durare il lockdown ancora molti mesi: ma quella del governo è una decisione politica, che sulla riapertura considera l’interazione di molti altri fattori oltre a quello epidemiologico”, lo ha detto il virologo dell’Università di Milano e direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi Fabrizio Pregliasco a La Stampa. Il medico ha dichiarato in un’intervista di rendersi ben conto che “l’epidemia di Coronavirus non causa solo decessi e contagi, ma anche una forte disgregazione sociale”, ma che una riduzione delle misure di contenimento potrebbe avere conseguenze gravissime se concessa senza un piano ragionato.  Il virologo auspica infatti un “piano coordinato” di riaperture, che “è meglio di uno basato su riaperture diversificate da regione a regione” perché “aprendo dobbiamo immaginare che apriamo anche tanti rubinetti diversi: le aziende agricole, il settore metalmeccanico, le fabbriche…” e “dobbiamo essere consapevoli che ogni rubinetto che apre rischia di aumentare contatti e probabilità di nuove infezioni”. Per questo per Pregliasco “si devono fare scelte che comportino il minor rischio possibile, per esempio scegliendo un procedimento coordinato con delle restrizioni decise a livello regionale”. “È meglio attendere ancora un po’ ma, una volta deciso di riaprire, che sia per loro una vera riapertura” ha concluso Pregliasco.

Come anticipato dal premier Conte durante l’informativa di ieri, martedì 21 aprile, alle camere, il governo e la task foce guidata da Vittorio Colao stanno lavorando a un programma di riapertura su base nazionale che dovrebbe tenere conto delle differenze territoriali e basarsi su quattro elementi fondamentali: il distanziamento, il rafforzamento delle reti territoriali e dei Covid Hospital in tutto il Paese, la mappatura dei contagi sospetti e l’uso di tamponi e strumenti sierologici. Il piano dovrebbe essere presentato entro la fine di questa settimana e prevedere una riapertura graduale e solo di alcune fabbriche (“gran parte della attività produttive”, assicura il premier) a partire dal 4 maggio. Perché ci sia una riapertura completa, quella auspicata dai presidenti delle Regioni Veneto ed Emilia Romagna (e Lombardia, con relativo passo indietro) e da tutti gli industriali, bisognerà aspettare che la task force concluda le proprie analisi e anche che l’ormai famosa app per il tracciamento dei contagi, per la quale in settimana è partita la gara d’appalto, sia messa a punto. E poi ci sono sempre i numeri della pandemia da Coronavirus da monitorare, che sono in calo ma continuano a preoccupare. Soprattutto quelli relativo ai morti.

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