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“Devo andare dalle mie tre amanti”: le scuse di chi ha violato il divieto di uscire ai tempi del Coronavirus

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Continuano i controlli da parte delle forze dell’ordine per far rispettare le misure di contenimento del Coronavirus. Infatti sono ancora in molti a trasgredire ai divieti posti dal Governo per fermare la epidemia, ne sono una prova le numerose sanzioni comminate su tutto il territorio romagnolo negli ultimi giorni. Proprio per coordinare l’operato delle forze di polizia arrivano dal Ministero dell’Interno le prime indicazioni riguardanti l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dal Decreto Legge del 25 marzo per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Le multe possono passare da un minimo di 400 euro a un massimo di 3000 euro, ma ci sono diverse casistiche che prevedono un innalzamento o un abbassamento della sanzione amministrativa. Tra le migliaia di denunce verbalizzate, La Stampa ne ha estrapolate alcune raccolte All’ufficio Sas (Sezione Affari Semplici) di Torino. Qui si sta provvedendo in queste ore a trasmettere i casi alla Prefettura.

Alcune delle motivazione fornite alle forze dell’ordine, nonostante il contesto duro e serissimo che stiamo vivendo, strappano qualche sorriso.

Come quella di un giovane operaio di un comune dell’hinterland Nord fermato a Torino in un controllo stradale. Agli agenti che chiedevano l’autocertificazione ha esibito il modulo correttamente scaricato da Internet in cui testualmente aveva scritto di recarsi nel capoluogo “per soddisfare le sue tre amanti tutte residenti a Torino”. Allo sgomento iniziale i poliziotti hanno dovuto far fronte spiegando l’assoluta insussistenza dei motivi urgenti. Non contento l’uomo si è reso protagonista di una seconda gaffe. Ha preteso che nel verbale – alla voce su cosa intendesse dichiarare – venisse scritto che “era convinto di essere stato oggetto di denuncia solo per invidia da parte degli agenti”.

Poi c’è il caso di una pensionata di Moncalieri che ha raggiunto, in pieno giorno, piazza Castello abbandonando il tetto coniugale. Fermata dalle forze dell’ordine ha spiegato di aver litigato con il marito e di non aver alcuna intenzione di rientrare a casa prima di aver sbollito la rabbia. Di certo non finisce qui.

E non è certo stato semplice spiegare agli studenti di Rivoli che non potevano raggiungere i loro amici per fare una festa a casa. La legge vieta gli assembramenti e quindi gli spostamenti finalizzati ad essi. O per convincere una casalinga residente a Trofarello che – nonostante le offerte promozionali – non era consentito recarsi a 35 km di distanza per fare laspesa più conveniente.

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