Bari, ragazzina di 12 anni morta dopo un intervento al femore: in sala operatoria mancava il termometro

La temperatura si è alzata improvvisamente e i medici non se ne sarebbero accorti in tempo

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 16 Ott. 2019 alle 19:30
64
Immagine di copertina

Bari, ragazzina morta dopo un intervento: in sala non c’era un termometro

Una ragazzina di 12 anni è morta in sala operatoria dopo un intervento al femore a Bari perché mancavano il termometro e il farmaco salvavita, rimosso qualche settimana prima perché era scaduto. La giovanissima barese Zaraj Tatiana Coratella Gadaleta è morta il 19 settembre 2017 per le conseguenze di una “ipertermia” (temperatura molto alta) maligna diagnosticata troppo tardi. E per i consulenti del tribunale questi elementi sono da considerare “deficit organizzativi dell’azienda”, ovvero dell’ospedale Pediatrico Giovanni XXIII.

È questa la conclusione cui giunge la consulenza medico-legale depositata nei giorni scorsi e disposta dal Tribunale Civile di Bari nella causa per il risarcimento danni relativo alla morte della 12enne, sul quale la mamma con le due nonne della ragazza e il Policlinico sono al momento in disaccordo sulla quantificazione.

Nel procedimento penale per omicidio colposo, invece, l’anestesista Vito De Renzo ha chiesto il patteggiamento a 14 mesi mentre per il primario del reparto di Anestesia e Rianimazione, Leonardo Milella, il pm Bruna Manganelli sta valutando se chiedere il rinvio a giudizio.

Le principali responsabilità vengono ricondotte alla mancata diagnosi da parte dei medici. L’alterazione di un valore (CPK) avrebbe dovuto indurre a sospettare che si potesse trattare di ipertermia maligna. In particolare il dottor De Renzo avrebbe potuto scegliere “una tecnica anestesiologica ‘triggers free’ ovvero priva di agenti scatenanti” scrivono i consulenti.

Durante l’intervento a Bari della ragazzina morta, poi, non fu possibile monitorare la temperatura corporea della paziente perché “erano assenti in sala operatoria sonde termometriche o altri presidi”, “anche un semplice termometro funzionante”.

Altri valori, però, iniziavano ad alterarsi e quindi fu richiesto l’intervento del primario Milella, il quale inizialmente diagnosticò una tromboembolia polmonare e solo dopo tre ore l’ipertermia maligna, ad intervento ormai concluso. Il farmaco salvavita, però, non era disponibile e fu necessario andarlo a prendere nella farmacia ospedaliera.

Nel frattempo la 12enne fu trasferita in terapia intensiva. Lì, con la temperatura ormai a 43,6 gradi, le fu somministrato il farmaco ma era troppo tardi. I consulenti concludono che i due medici e il Policlinico “sono tutti co-responsabili, a vario titolo, egualmente, del decesso” della ragazza.

Ragazza che soffriva di ansia acuta muore dopo che la madre le manda centinaia di emoticon arrabbiate

64
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.