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    Tutte le aggressioni fasciste a Roma e in Italia, il cinema America solo l’ennesimo caso

    Di Valerio Nicolosi
    Pubblicato il 19 Giu. 2019 alle 17:31 Aggiornato il 20 Giu. 2019 alle 13:36

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    Aggressioni Forza Nuova CasaPound | Quella ai danni dell’attivista del Cinema America non è la “seconda aggressione fascista”, ma l’ennesima perpetrata dai gruppi dell’estrema destra, soprattutto romana, negli ultimi anni.

    Basta andare indietro di poche settimane per ricordarsi quello che è accaduto a Torre Maura prima e a Casal Bruciato dopo. Esponenti di CasaPound e di altri gruppi fascisti hanno organizzato presidi contro le famiglie Rom che legalmente avevano avuto l’assegnazione di una casa (a CasalBruciato) e spostati dentro una struttura (nel caso di Torre Maura).

    “Troia ti stupro” è stata una della frasi che i militanti di CasaPound hanno urlato alla mamma di Casal Bruciato mentre rientrava a casa scortata dalla polizia. Ad oggi ci sono 65 persone denunciate per questi fatti.

    A fine aprile a Viterbo vengono arrestati Francesco Chiarcozzi e Marco Licci, il primo consigliere comunale di CasaPound nel comune di Vallerano, il secondo simpatizzante dell’organizzazione.

    L’accusa è di stupro ai danni di una ragazza e ad inchiodare i due, oltre alle parole della vittima, sono i video che hanno girato con il telefonino mentre lei, priva di sensi, veniva abusata. Chiarcozzi era già noto alla cronaca quando, nel 2017, aveva preso a cintate un ragazzo colpevole, secondo il militante fascista, di aver criticato CasaPound su Facebook.

    Tornando a Roma e andando indietro di pochi mesi troviamo l’aggressione del 20 febbraio 2019 al liceo romano Benedetto da Norcia, dove alcuni esponenti di Blocco Studentesco (la formazione studentesca legata a Casa Pound) hanno picchiato un ragazzo e una ragazza, finiti entrambi all’ospedale.

    “Questa mattina davanti alla sede centrale del nostro istituto si è verificato l’ennesimo episodio di aggressione da parte dei militanti del movimento neo-fascista di Blocco Studentesco. Uno studente è stato ripetutamente colpito al volto ed un’altra ragazza è stata coinvolta. Entrambi sono andati in ospedale nell’immediato. Pieni di rabbia scriviamo questo comunicato, cogliendo l’occasione per ribadire che non possiamo più tacere e rimanere immobili di fronte agli atti di matrice fascista e squadrista davanti le nostre scuole” si legge nel comunicato del collettivo studentesco del liceo.

    Il 7 gennaio 2019 un altro episodio che fa clamore: l’aggressione ai danni dei giornalisti dell’Espresso durante la commemorazione di Acca Larentia. Tra gli assalitori in quel caso c’era anche Giuliano Castellino, leader dell’estrema destra romana con un passato in diverse organizzazioni e, durante il mandato da sindaco, vicino ad Alemanno con l’organizzazione “Il popolo di Roma”.

    Castellino ha all’attivo diverse denunce tra cui quella di possesso di 100 grammi di cocaina e qualche decina di bombe carta. Fu rilasciato perché sia la cocaina che le bombe carte erano per “uso personale”.

    Nel 2016 l’attuale esponente di Forza Nuova è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale.

    La lista è lunga e se volessimo citare i fatti più gravi potremmo parlare dell’attentato a Macerata di Luca Traini, già candidato con la Lega in un piccolo paese marchigiano, oppure quella di Gianluca Cassieri, militante e scrittore vicino a Casa Pound che nel 2011 con la sua pistola uccise Samb Modou e Diop Mor, due persone della comunità senegalese che si suicidò mentre era ricercato dalla polizia.

    Facendo un altro salto indietro, nel 2006 troviamo la morte di Renato Biagetti, giovane romano che dopo essere stato ad un concerto reggae in spiaggia a Focene, viene aggredito da Vittorio Emiliani e e morirà a causa di 8 coltellate che come riporta l’autopsia vengono “inflitte con estrema violenza tanto da lasciare il segno dell’elsa del coltello”.

    La pericolosità di queste organizzazioni non la scopriamo ora, basterebbe andare a vedere quante persone sono state denunciate, quante arrestate ma soprattutto quante vittime hanno fatto.

    In 5 anni i “fascisti del terzo millennio” di CasaPound hanno collezionato 20 arresti e 359 denunce mentre oggi il dibattito oggi si è spostato sul danno erariale di oltre 4 milioni di euro che la stessa organizzazione avrebbe causato dallo stato con l’occupazione dello stabile di Via Napoleone III a Roma.

    Una società che calcola la pericolosità di una struttura in base ai soldi e alle denunce e agli arresti, è una società che non ha capito il neofascismo e la sua pericolosità. Chiudere le organizzazioni che fanno dell’apologia del fascismo la propria dottrina, andava fatto anni fa quando il clima politico era diverso.

    Oggi è praticamente impossibile con un Ministro degli Interni che si fa fotografare con i dirigenti di CasaPound e che indossa la felpa della linea d’abbigliamento “Pivert”, sempre vicina a CasaPound e che sul proprio sito scrive “naturalmente made in Italy (…) faccia sentire ogni uomo parte di una community più estesa in cui vengono condivisi valori e pensieri”.

    Oppure, sempre lo stesso Ministro che pubblica con la casa editrice “Altaforte” di Francesco Polacchi, condannato per l’aggressione del 2008 a Piazza Navona durante il corteo degli studenti che manifestavano in prossimità del Senato contro la riforma Gelmini.

    Amato, Cancellieri, Alfano e Minniti avrebbero potuto chiudere queste strutture applicando la Legge Mancino ma ogni volta c’erano altre priorità. Quando venne accoltellato Renato Biagetti l’allora sindaco di Roma Walter Veltroni, che pochi anni dopo fu eletto primo segretario del PD, per l’occasione dichiarò subito che si trattava “di una rissa tra balordi”, chiudendo la vicenda molto prima della magistratura visto che Vittorio Emiliani ha patteggiato 15 anni per omicidio volontario.

    Nel 2011 per l’uccisione delle due persone senegalesi a Firenze il dibattito si concentrò sulla rabbia che esplose nel corteo, durante il quale furono rotti alcuni vasi. Come se la vita di due persone valesse meno di qualche vaso.

    Il sindaco era Matteo Renzi, che di lì a poco sarebbe diventato primo ministro. Per chiudere ricordiamo ancora una volta Luca Traini che sparò a caso contro persone migranti nel centro di Macerata. In quell’occasione il Ministro dell’Interno era Marco Minniti, la persona che sui migranti “ha temuto per la tenuta democratica del Paese” ma che in quel caso vietò una manifestazione pacifica in risposta all’attentato di stampo fascista.

    Indignarsi ora, per opportunità politica, non serve a nulla. Serve una presa di coscienza collettiva, senza aspettare il prossimo episodio “illustre”.

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