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A Reggio Calabria stanno sperimentando l’adenosina per curare il Covid: ecco cos’è e come funziona

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 29 Ott. 2020 alle 13:05 Aggiornato il 29 Ott. 2020 alle 13:41
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Immagine di copertina
Terapia intensiva Credits: ANSA

Nell’ospedale Metropolitano di Reggio Calabria stanno sperimentando una nuova cura per il Coronavirus: si tratta dell’adenosina, una molecola prodotta dal nostro organismo in grado di spegnere l’infiammazione e indurre i processi di riparazione. Proprio questa molecola fa ben sperare nella lotta al Covid per i risultati che ha prodotto negli ultimi mesi.

Alla base di questa tecnica ci sono gli studi di immunoterapia oncologica del dottor Pierpaolo Correale, direttore dell’unità operativa di oncologia medica dell’ospedale calabrese che ha spiegato a Il Sole 24 ore come funziona il trattamento contro l’infiammazione per mezzo dell’adenosina. “Attraverso dei recettori – ha detto il medico – ferma completamente l’infiammazione, mette a riposo il tessuto, comincia il processo di riparazione e avverte il sistema immunitario. Questo processo funziona sempre, solo nel polmone ci possono essere dei problemi, perché l’ossigeno è un inibitore del processo di trasformazione dell’Atp in adenosina”.

Dalla collaborazione con Sebastiano Macheda, direttore terapia intensiva e anestesia dell’ospedale calabrese, è nata l’intuizione di usare un farmaco antiaritmico ma con una forte azione antinfiammatoria con somministrazione ai pazienti affetti da Covid-19 per aerosol. “L’idea è stata di somministrarlo attraverso nebulizzazione fatta con un sistema ad alti flussi”, ha spiegato Macheda.

E i risultati al momento sono buoni, tanto che il trattamento ha attratto interesse anche negli Stati Uniti: “Gran parte dei pazienti ha potuto lasciare l’ospedale entro una settimana con un quadro di polmonite praticamente risolto. Oggi a quasi quattro mesi di distanza dodici di 14 pazienti sono guariti e sono in ottime condizioni generali. A livello nazionale siamo un po’ fermi. Abbiamo chiesto uno studio sperimentale all’Aifa e per due volte l’Aifa ci ha chiesto ulteriore integrazione. Siamo fermi ma il nostro studio sta per essere replicato negli Stati Uniti, adesso stanno per partire con uno studio sperimentale e c’è l’intento di estendere questo studio a livello internazionale”.

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