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Giù le mani dal prosecco Doc, patatine Pringles sequestrate per “furto d’identità”

Immagine di copertina

L'azienda usa il nome del Prosecco, protetto da denominazione DOC, senza autorizzazione del consorzio

Pringles al prosecco ritirate dal mercato: “Furto d’identità”

Centinaia di confezioni di patatine Pringles sono state sequestrate perché il marchio utilizza senza autorizzazione il nome Prosecco.

La vicenda è avvenuta, appunto, in Veneto, patria del celebre vino. Ad interessarsi della questione l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) che il 14 ottobre 2019 ha sequestrato centinaia di tubetti di patatine al prosecco nei supermercati del gruppo veneto Tosano.

Il Prosecco gode della denominazione DOC dal 2009 e il nome può essere utilizzato soltanto dopo autorizzazione del Consorzio. Ma non solo: il marchio dalle patatine in tubo, infatti, oltre ad utilizzare il nome del vino Doc senza autorizzazione cita pure nell’elenco degli ingredienti una non meglio precisata “polvere di prosecco”.

Le patatine al gusto pepe rosa e Prosecco erano state lanciate sul mercato lo scorso anno, durante il periodo natalizio.

La Pringles si difende: “Abbiamo utilizzato Prosecco Doc come ingrediente nell’aroma e l’utilizzo del nome del prodotto sulla confezione è stato pensato in linea con le linee guida Doc e i regolamenti europei”. E in ogni caso fa sapere che non ha intenzione di riproporre questa variante in futuro.

Quello delle patatine Pringles non è di certo il primo caso di tentativo di utilizzo indebito del nome Prosecco, marchio popolare e di successo. I tentativi di contraffazione sono frequenti e vanno dalle caramelle al cibo per cani.

Le reazioni politiche

Sulla vicenda è intervenuto pure il governatore della regione veneto Luca Zaia che ieri, martedì 15 ottobre, in un post su Facebook ha scritto: “Non possiamo più tollerare che si utilizzi senza autorizzazione una denominazione tutelata!”.

Zaia ha continuato: “Insistiamo da anni – a tutti i livelli amministrativi e di governo – nel tutelare le nostre eccellenze, proteggendole da frodi, abusi ed italian sounding, che vanno a danneggiare in primis i produttori onesti che promuovono la qualità e il territorio”

Il post su Facebook di Luca Zaia

Anche la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova sulla vicenda ha detto: “I furti di identità non possono essere consentiti”.

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