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Home » Costume

Lo studio che analizza la presenza su Instagram delle testate giornalistiche italiane

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Lo studio che analizza la presenza su Instagram delle testate giornalistiche italiane: le statistiche

Secondo lo studio pubblicato da Data Media Hub riguardo le testate giornalistiche italiane che pubblicano più post e hanno un maggior numero di condivisioni, sono state analizzate su Instagram la presenza di 33 newsbrand negli ultimi dodici mesi.

“Così come su Facebook, anche su Instagram la testata con il maggior numero di follower su Instagram è il player all digital Fanpage. Segue, con circa 200 mila follower in meno, Repubblica, mentre al terzo posto si colloca il canale all news Mediaset, che però è già abbondamntemente al di sotto del milione di follower. In ultima posizione troviamo invece Affaritaliani. Rispetto ad una media generale di 251.745 follower sono numerose le testate che si collocano al di sotto di tale valore. Tra le agenzie di stampa c’è ANSA, e gli altri. Abissale la distanza tra l’agenzia diretta da Contu e le altre agenzie, come mostra l’infografica sottostante”.

“Un altro aspetto quantitativo che siamo andati a misurare, che però ha implicazioni anche di natura qualitativa, è il numero di post giornalieri che mediamente ciascuna delle testate prese in esame pubblica su Instagram. In questo caso la prima testata è il Corriere della Sera che con oltre 19 post/die si colloca a oltre il doppio del secondo, Fanpage a circa 9 post al giorno. Valore a cui si avvicina anche Repubblica, terza testata per quantità di contenuti pubblicati. Quasi un terzo del trentatrè testate [30.3%] pubblica mediamente meno di un post al giorno, contro una media generale di 2.58 post/die.”, si legge nell’analisi. “Vedere nella sostanza l’assenza da Instagram di diverse testate , che conta poco meno di 28 milioni di utenti mensili attivi nel nostro Paese, lascia decisamente perplessi.”

Infine concludono: “Con le dovute eccezioni di qualunque generalizzazione, complessivamente la presenza su Instagram delle testate analizzate è povera. Frutto di una strategià che definire tale è un eufemismo dato che appare più che altro dettato solamente dal fatto di avere, in qualche modo, una propria presenza, che come abbiam visto in molti casi è anche estremamente ridotta. Basta vedere le proposte di The Telegraph o The Economist, piuttosto che The New Yorker, per capire quanto sia profondo il gap delle nostre testate rispetto a loro, e molti altri. Del resto se non si investe in figure specialistiche dedicate è molto improbabile riuscire ad esprimere qualità e valore”.

Qui l’analisi di DataMediaHub nel dettaglio.

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