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Il Diritto alla riparazione sulle lavatrici spiegato da Rews.it

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In tutti i 27 paesi dell’Unione Europea, a partire dal 1° marzo 2021, sono entrate in vigore le nuove norme sul diritto alla riparazione. Contestualmente all’entrata in vigore della nuova etichetta energetica, tutte le aziende UE che producono e vendono frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie e televisori, devono garantire ai consumatori la possibilità di ripararli entro un certo periodo di tempo e di reperire i pezzi di ricambio agevolmente.

Come ci spiega Mattia Conso, esperto di elettrodomestici di Rews.it, si tratta di una nuova normativa che stabilisce il diritto alla riparazione, approvata dal Parlamento Europeo a fine novembre 2020 e ha come obiettivo quello di ridurre il crescente ammontare di rifiuti Raee, assicurando una maggiore durata e riciclabilità dei dispositivi elettrici ed elettronici.

I Raee rappresentano la categoria di rifiuti che aumenta rapidamente in Europa e che si ricicla con una percentuale inferiore al 40%, il resto finendo nell’indifferenziato. Lavatrici, computer, televisori, aspirapolveri e smartphone sono oggetti di cui l’uomo moderno non può fare a meno ma, al tempo stesso, non si riesce a gestire i rifiuti da questi prodotti e si rischia di vanificare tutti gli sforzi Ue in materia di riduzione dell’impronta ecologica.

Per questo motivo, sono stati introdotte e applicate delle nuove regole sulle quattro categorie di elettrodomestici più utilizzati che serviranno ad orientare meglio i consumatori nella scelta di prodotti più efficienti e sostenibili, oltre che a ridurre gli effetti negativi di un riciclaggio male eseguito.

In cosa consiste il diritto alla riparazione

Come spiega anche Rews.it, assieme all’entrata in vigore delle nuove etichette energetiche per gli elettrodomestici, come le lavatrici, lavastoviglie e così via, è scattato anche l’obbligo di progettare e vendere dispositivi elettronici facilmente riparabili e smaltibili.

Il comunicato della Commissione Europea ha specificato in merito al diritto della riparazione, quanto segue: “i fabbricanti o gli importatori saranno ora obbligati a mettere a disposizione dei riparatori professionisti una serie di pezzi essenziali (motori e spazzole per motori, pompe, ammortizzatori e molle, cestelli di lavaggio ecc.) per almeno 7-10 anni dall’immissione sul mercato dell’UE dell’ultima unità di un modello “.

Le nuove normative per la lotta al cambiamento climatico prendono piede interessando in prima linea gli elettrodomestici: dal 1° marzo, tutti i paesi dell’Unione Europea hanno adottato nuove regole sugli elettrodomestici, che vanno dalle nuove etichette energetiche all’obbligo di tenere a disposizione i pezzi di ricambio per almeno 7-10 anni dall’immissione del prodotto sul mercato. Il tempo massimo di consegna per i pezzi di ricambio dei prodotti immessi sul mercato e anche per i prodotti ritirati dal mercato, deve essere di 15 giorni lavorativi dall’ordine.

Il diritto di riparazione vale per elettrodomestici come la lavatrice, di cui è possibile trovare le recensioni dei ma, non vale per tutte le tipologie di prodotti elettronici. Secondo la normativa vigente, i pezzi di ricambio per i frigoriferi, le lavastoviglie, le lavatrici e i televisori, devono essere reperibili per almeno 7 anni dalla data d’acquisto e in generale vale anche dopo la fine della produzione di uno specifico modello.

Cosa garantisce la nuova normativa europea

Come specifica Mattia Conso, la normativa prevede nello specifico, che ogni azienda debba garantire ai consumatori i pezzi di ricambio per un:

  • Minimo 7 anni per gli apparecchi di refrigerazione;
  • Minimo 10 anni per i pezzi di ricambio quali le guarnizioni delle porte, per i dispositivi di refrigerazione;
  • Minimo 10 anni per le lavatrici, le lavasciuga domestiche e le lavastoviglie;
  • Minio 7 anni per alcune parti per le quali l’accesso può essere limitato ai riparatori professionisti.

Il diritto alla riparazione garantisce anche che i pezzi di ricambio possano essere sostituiti con strumenti comunemente disponibili e senza danni permanenti all’apparecchio.

La norma è applicata soltanto ai nuovi modelli di elettrodomestici immessi sul mercato europeo con norme specifiche sui server e sugli apparecchi di saldatura, già entrate in vigore all’inizio dell’anno. Non sono inclusi dispositivi come smartphone e laptop, perché sono particolarmente colpiti dall’obsolescenza prematura.

Ai riparatori professionisti, i produttori devono garantire l’accesso ai manuali di riparazione anche se il prodotto è stato ritirato dal commercio. Tuttavia, la normativa europea consente ai produttori di limitare l’accesso ai manuali di riparazione e ai ricambi per i primi 2 anni dal lancio di un prodotto, mantenendo potenzialmente un “monopolio” iniziale sulle riparazioni, indipendentemente dallo stato della garanzia.

I produttori devono, inoltre, rendere disponibili i più recenti aggiornamenti di firmware, software e sicurezza ai riparatori professionisti per lo stesso periodo di tempo in cui mettono a disposizione le parti di ricambio.

Alcune critiche sulle nuove regole europee

L’associazione The Restart Project, assieme all’ European Environmental Bureau, ha guidato la campagna Right to Repair e sostiene che la direttiva Ecodesign sia un primo passo per il settore tecnologico domestico ma non offre un vero diritto alla riparazione.

Secondo le due associazioni, servono ancora passi da gigante per garantire una totale efficienza ai consumatori e un’alta percentuale di sostenibilità. Le novità entrate in vigore il 1° marzo non contemplano i massimali ai prezzi dei pezzi di ricambio, che dovrebbero far comprendere ai consumatori se la riparazione è conveniente oppure no, visti i numerosi incentivi proposti dagli Stati EU per l’acquisto di nuovi modelli di elettrodomestici.

Le associazioni contestano anche l’esclusione dalla normativa di prodotti di larghissimo uso, come gli smartphone e i computer, visto l’uso intenso e quotidiano di questi dispositivi, che porta ad un’usura più veloce.

Anche se la strada verso un acquisto più sostenibile è ancora lunga, ribadisce Mattia Conso, le normative introdotte rappresentano senza dubbio un ulteriore passo verso l’utilizzo e l’acquisto di dispositivi tecnologici che garantiscono un maggior rispetto verso l’ambiente ed una maggiore efficienza in termini di consumi. Basti pensare alla quantità di rifiuti prodotti dai dispositivi tecnologici in tutta l’Europa, che si aggirano sulle decine di milioni di tonnellate all’anno.

Per questo motivo, è fondamentale introdurre sempre più direttive e regole che permettono alle aziende di offrire dei prodotti convenienti dal punto di vista di impatto sui consumi e sull’ambiente. Ai consumatori, invece, le nuove direttive in ambito tecnologico dovrebbero offrire una reale convenienza in termini economici, che invoglia i consumatori stessi ad effettuare degli acquisti più attenti e sostenibili.

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