Un assaggio del mondo al contrario (di Antonio Barone)
C’era una volta una legge (la 157 del 1992) nata per proteggere gli animali selvatici…
Questo è l’incipit della nostra storia che, diciamolo subito, rischia di non essere una storia a lieto fine perché la maggioranza che sostiene il governo Meloni la sta riscrivendo. Al contrario.
Proprio ora, vi chiederete? Sì, proprio ora.
Mentre il mondo sembra cadere a pezzi tra guerre e deliri di leadership bipolari (non nel senso dei poli della guerra fredda, s’intende…) la maggioranza di centrodestra ha pensato bene che la questione meritasse un’accelerazione e il DDL Caccia (AS 1552 all’anagrafe del Senato) si è conquistato la scena di Palazzo Madama, dov’è in discussione.
E cosa prevede questa riscrittura? La caccia, per la prima volta, viene definita per legge un’attività che “concorre alla tutela della biodiversità”. Sì, avete letto bene, chi spara difende la natura. Ma tenetevi forte perché siamo solo al punto di partenza.
Le aree dove la caccia è vietata, per questa “straordinaria” innovazione legislativa, diventano un problema. Le Regioni dovranno verificarle e ridurle se “eccessive”. Se non lo fanno, interviene il ministro dell’Agricoltura. Non quello dell’Ambiente. L’obiettivo europeo del 30% di territorio protetto, che è una soglia minima, viene letto come un tetto da non superare ed in un attimo il minimo si trasforma in massimo.
Ma non è finita qui.
Si torna a cacciare nei boschi pubblici. Si torna a cacciare in spiaggia (il ministro dell’Agricoltura che aveva accusato di diffondere fake news chi lanciava l’allarme forse non aveva parlato con la sua maggioranza). I richiami vivi, al centro di traffici e bracconaggio accertati dalle forze dell’ordine, perdono ogni limite numerico e il controllo scientifico dell’ISPRA. Distinguere il legale dall’illegale, così, diventa impossibile. Nella relazione che accompagna il DDL, questa misura viene presentata come uno strumento contro il bracconaggio: oltre al danno anche la beffa.
Il controllo della fauna, oggi, è un’attività pubblica. Attraverso questa modifica viene affidato ai privati: cacciatori, agricoltori, guardie giurate di banche e supermercati. Il ruolo dei carabinieri forestali diventa “eventuale”. Quello dell’ISPRA è di fatto inesistente. E per chi protesta contro queste attività c’è il rischio di una bella multa che può arrivare fino a 900 euro.
Le sanzioni contro il bracconaggio, invece, annunciate in aumento, vengono ridotte. Da 3.000 a 2.000 euro. La sospensione della licenza, prima obbligatoria, diventa facoltativa. Dura tre mesi: chi la perde a settembre potrebbe tornare a cacciare nella stessa stagione.
Anche i giorni di silenzio venatorio cambiano segno. Erano una tregua: due giorni a settimana senza spari, in cui anche noi cittadini potevamo camminare tranquilli in natura. Ora si potrà entrare nei boschi con il fucile per “recuperare” un animale ferito il giorno prima. E chi controlla difficilmente avrà modo di sapere se quell’arma accompagni un cacciatore o un “recuperatore”. La regola che inchiodava il bracconiere diventa il suo alibi.
Manca tutto il resto. Niente contro il traffico di fauna. Niente sul recupero degli animali feriti. Niente che adegui le pene alla direttiva europea sui reati ambientali.
Basta così? Nemmeno per sogno. Vengono autorizzati strumenti ottici vietati dalla Convenzione di Berna. Caccia sulla neve, quando gli animali sono più indifesi. Piani faunistici che, di fatto, non scadono più. Cacciatori stranieri senza obbligo di conoscere le regole italiane. L’oca selvatica e il piccione di città entrano tra le nuove prede: ma l’elenco potrebbe ampliarsi senza più necessità di pareri scientifici.
Tutto questo avviene con la Commissione Affari costituzionali che dimentica l’articolo 9 della Costituzione, quello che tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi. La Commissione Politiche europee che dopo aver elencato le infrazioni comunitarie aperte e i dubbi sulle direttive, scrive che il testo “non presenta profili di criticità”: prima segnala il problema e poi concede il via libera.
Il punto non è il singolo articolo. È il rovesciamento. Una legge nata per proteggere la fauna viene stravolta per allargare la caccia. La gestione prende il posto della protezione. Il privato prende il posto del pubblico. La fauna selvatica smette di essere un bene di tutti e diventa una risorsa per pochi cacciatori, mentre i cittadini che vogliono andare per boschi rischiano di dover indossare il giubbotto antiproiettile.
Chi sostiene questo provvedimento dice di difendere una tradizione. Invece difende solo un interesse. E lo fa contro la Costituzione, contro il diritto europeo, contro chi la natura la attraversa disarmato: escursionisti, ciclisti, chi osserva gli uccelli, chi cammina nei giorni in cui credeva di poterlo fare in sicurezza.
Eccolo qui un assaggio del mondo al contrario.
NOTA: Più di 200 mila cittadini hanno sottoscritto la petizione del WWF Stop Caccia Selvaggia, 204.224, mentre scrivo ma mi auguro che quando leggerete saranno molte di più. Questo il link https://attivati.wwf.it/stop-caccia-selvaggia