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Home » Ambiente

Rapporto Eco-Media 2020: poteva essere l’anno della svolta green, ma sarà ricordato per il Covid-19

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All’inizio del 2020 erano stati finalmente accesi i riflettori sull’ambiente, grazie soprattutto al Green New Deal e a Papa Francesco. Da marzo, però, l’emergenza sanitaria e la conseguente crisi socio-economica lo hanno progressivamente oscurato e spinto ai margini del dibattito pubblico. Negli ultimi mesi è tornato in auge: per il 72 per cento degli italiani il Next Generation EU è fondamentale per un rilancio dello sviluppo in chiave sostenibile

È stato presentato oggi, 17 dicembre 2020, il Rapporto Eco-Media 2020, il “bollettino” annuale che monitora l’attenzione rivolta dai principali media italiani alle tematiche ambientali. Sono state dieci le keywords selezionate, nove delle quali hanno un’affinità con la sfera dell’ambiente, mentre una è “Covid-19/Coronavirus”. Questa scelta deriva dalla necessità di prendere in considerazione anche la pandemia che con il suo arrivo in Italia ha rivoluzionato il flusso delle notizie sui mezzi di informazione.

L’analisi ha coperto 4 mesi, dal 25 maggio al 24 settembre. Sono state individuate 18 giornate, a partire da lunedì 25 maggio. Da lì, a seguire, si sono analizzati gli altri giorni (uno a settimana) per il periodo successivo. Martedì per la seconda settimana, mercoledì per la terza e così via. Per l’analisi dei telegiornali, si è proceduto invece annotando le parole chiave individuate e analizzando in quale settore (politica, economia, salute, cultura-spettacolo-sport) si trovassero.

Due le novità rispetto alla ricerca del 2019: sono state analizzate sia il web e sia l’informazione che passa attraverso i social media, con un focus sulle fake news.

La pandemia da Coronavirus ha monopolizzato l’attenzione delle emittenti tv e delle testate giornalistiche web, arrivando a percentuali pari all’85% dello spazio disponibile. In quasi tutte, la frequenza delle notizie su Covid-19 ha seguito la crescita e il calo del contagio. Il risultato è una riduzione delle tematiche tradizionalmente trattate dai media e tra queste anche di quella ambientale.

Per la sezione TV la frequenza delle keywords relative all’ambiente in rapporto a quella “Covid-19/Coronavirus” è nettamente inferiore, 106 a rispetto a 718. Nell’arco di tempo indagato dalla ricerca, la parola “Covid-19/Coronavirus” è comparsa in tutte rilevazioni, con valori assoluti molto alti e un picco il 25 maggio in cui la keyword è stata registrata 58 volte; questo nonostante l’Italia non fosse in un periodo di massima allerta sulla questione sanitaria perché il primo lockdown era terminato da tre settimane e la seconda ondata non era ancora scoppiata. Eppure, il tema della pandemia è stato molto presente, anche a discapito di quello ambientale. Il Tg1 ha mandato almeno un servizio a sera relativo all’ambiente, dimostrandosi più sensibile all’ecologia, al verde e alla crisi climatica.

Per la Sezione web, nonostante sia impossibile ottenere una visione d’insieme precisa sulla copertura online dei siti analizzati, su un totale complessivo di 6.165 notizie, l’ambiente è stato trattato per il 18%, il Covid per l’82%. Il Corriere della Sera, con una percentuale pari al 29% degli articoli, ha presentato almeno una parola chiave relativa all’ambiente attestandosi così sopra alla media rilevata.
Altri giornali e telegiornali si sono dimostrati sensibili all’ambiente solo quando lo hanno affrontato all’interno di un determinato quadrante, come Il Sole24Ore con l’economia e il Tg3 con la politica.

Le testate locali hanno dimostrato maggiore attenzione. Il Tg di Tele 2000, emittente urbinate, ha registrato il 29% delle parole chiave relative all’ambiente. Il Resto del Carlino, sezione di Pesaro, ha dato più spazio a quelle che non riguardano il contesto sanitario (quasi un quinto del totale degli articoli).

Nonostante vari studi di università ed enti prestigiosi abbiano messo in relazione il Coronavirus e l’ambiente, non ne è stato dato un grande spazio sui media. Tra le altre, è uscita una ricerca che correla l’inquinamento a un aumento della mortalità per via del Covid-19 e un’altra che collega lo stop delle attività produttive e del traffico post lockdown a una diminuzione delle morti per inalazione di gas tossici. Su questo binomio ci si aspettava più servizi televisivi, ma l’unico a essere stato rilevato è quello relativo allo smaltimento delle mascherine all’interno degli ospedali, mandato in onda da Sky Tg24.

I social hanno confermato la loro potenza anche in termini di diffusione di notizie false, al tempo del Covid-19. La disinformazione viaggia molto veloce ed è più virale. Dietro testate che producono fake news ci possono essere strategie ben pianificate di influenza dell’opinione pubblica.

Allo stesso tempo, però, negli anni sono nate piattaforme social dedicate ai temi ambientali, che continuano a crescere costantemente manifestandosi in una vera e propria esplosione del fenomeno.

Doveva essere l’anno della svolta green per arrestare la crisi climatica – afferma Massimiliano Pontillo, Direttore Rapporto Eco-Mediama la pandemia globale ha ridisegnato le priorità dei media e del dibattito pubblico. Così che il volto di Greta e il Green New Deal europeo hanno lasciato spazio a bollettini, mappe e curve epidemiologiche. Il contesto sanitario ha travolto il Pianeta mettendo all’angolo le tematiche ambientali, trattate sporadicamente dai mezzi d’informazione. Rileviamo anche un altro dato molto critico: l’assenza di un legame, scientificamente provato, tra ambiente e Coronavirus”.

Il Rapporto, promosso da Pentapolis Onlus ed Eco in Città, insieme al supporto scientifico dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino, si avvale dell’adesione del Presidente della Repubblica; della collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti; del patrocinio di Ministero dell’Ambiente, Enea e Ispra; della partecipazione di Cittadinanzattiva, Csr Manager Network, Federazione Italiana Media Ambientali, Fondazione Cambiamenti Climatici, Fondazione Global Compact Network Italia, Fondazione UniVerde e Greenaccord; del sostegno di Novamont e Terna; del contributo di Adriatica Oli.

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