Come soffia la transizione
L’energia del vento è un vettore cruciale nel processo di decarbonizzazione. In Italia la capacità eolica installata ha superato i 13 GW. Ma per centrare i target del Pniec dovrà più che raddoppiare entro il 2030. Serviranno meno burocrazia e più impianti
Un antico proverbio orientale recita: «Quando soffiano i venti del cambiamento, alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento». La metafora risulta perfettamente calzante per descrivere il percorso di transizione energetica dei nostri giorni, nel quale proprio l’elettricità prodotta dal vento rappresenta una risorsa fondamentale. Gli impianti eolici sono un vettore cruciale delle grandi trasformazioni in atto. Contribuiscono in misura determinante alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Ma non solo: costituiscono una tecnologia essenziale anche dal punto di vista strategico, per un Paese, come il nostro, che negli ultimi anni ha toccato con mano l’importanza dell’indipendenza dalle fonti fossili e della sicurezza energetica.
Accelerazione necessaria
Con oltre 13,6 GW di potenza installata, l’eolico è oggi una delle principali fonti rinnovabili in Italia e contribuisce in maniera significativa al fabbisogno elettrico nazionale. La maggior parte degli impianti è concentrata al Sud e nelle isole, dove il vento soffia più potente e la produzione di energia pulita risulta quindi più efficiente.
Ma la transizione è solo all’inizio. Gli ambiziosi obiettivi di neutralità climatica fissati dall’Unione europea – e recepiti dal nostro Governo con il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) – imporranno nei prossimi anni una forte accelerazione: entro il 2030 la capacità eolica nel nostro Paese dovrebbe più che raddoppiare, raggiungendo circa 28 GW. Per questo occorrerà potenziare le infrastrutture esistenti e, per quanto riguarda le nuove installazioni in Italia, snellire gli iter burocratici che oggi rallentano la crescita delle rinnovabili. Si parla di sbloccare 150 GW di progetti di diverse tecnologie pronti a partire, ma in attesa di via libera.
Tra i principali operatori impegnati nello sviluppo delle energie green c’è Enel, che nel primo trimestre del 2026 ha visto aumentare del 24% la produzione eolica in Italia rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Il vento costituisce una delle componenti essenziali del mix energetico del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo: al 31 dicembre 2025, l’energia eolica rappresentava il 26% della capacità installata rinnovabile complessiva.
Pale sicule
A proposito di impianti rinnovabili, uno di quelli eolici più importanti del nostro Paese si trova in provincia di Palermo: è il parco Enel Green Power di Gangi, inaugurato oltre vent’anni fa, nel 2005, lungo il crinale del Monte Zimmara, nelle Madonie, a 1.250 metri di altitudine. L’impianto è composto da trentadue aerogeneratori da 850 kW ciascuno, per una capacità complessiva di 27,2 MW: tra il 2020 e il 2025 ha prodotto in media circa 54 GWh all’anno, energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno di circa 20mila famiglie. Ogni anno consente inoltre di evitare l’immissione in atmosfera di circa 30.000 tonnellate di anidride carbonica.
Sempre in Sicilia, il parco eolico di Partanna, in provincia di Trapani, racconta invece la fase più recente dello sviluppo dell’eolico italiano. Inaugurato nel 2021 in contrada Magaggiari, l’impianto – anch’esso realizzato e gestito da Enel Green Power – è costituito da sei aerogeneratori da 2,4 MW ciascuno, per una potenza complessiva di 14,4 MW. Realizzato in armonia con l’ambiente circostante (l’integrazione paesaggistica e la sostenibilità complessiva degli interventi sono stati elementi fondanti nella sua installazione), produce circa 32 GWh di energia all’anno, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di circa 10mila famiglie. E consente di evitare l’emissione in atmosfera di circa 20.000 tonnellate di anidride carbonica ogni anno.
Progetti
Quanto ai nuovi investimenti e progetti industriali, Enel guarda con particolare attenzione alla Puglia, dove ha avviato due iniziative strategiche: i progetti di Latiano, in provincia di Brindisi, e Serracapriola, in provincia di Foggia, che porteranno complessivamente circa 90 MW di nuova capacità installata grazie a quindici turbine di ultima generazione.
Latiano punta su sostenibilità e tecnologia: le torri sono divise in segmenti per semplificare i trasporti, mentre speciali dissuasori acustici proteggono i pipistrelli locali. Inoltre, l’Università del Sannio sta studiando un sistema innovativo per controllare a distanza la tenuta dei bulloni. Una volta in funzione, il sito confluirà ufficialmente nella Guida dei Parchi del Vento di Legambiente, così come quello di Serracapriola. Anche quest’ultimo cantiere adotterà torri segmentate per limitare l’impatto dei trasporti pesanti e sistemi acustici per il monitoraggio e la tutela ambientale dei pipistrelli.
Per entrambi questi impianti, è previsto l’acquisto di materie prime sul territorio e l’affidamento dei lavori ad aziende italiane privilegiando la manodopera locale.
Parallelamente allo sviluppo di nuovi impianti, il Gruppo porta attività di repowering, che prevedono la sostituzione delle turbine più datate con altre dotate di tecnologie più efficienti, in modo da aumentare la produzione di energia rinnovabile utilizzando aree già esistenti, riducendo il consumo di nuovo suolo e migliorando le prestazioni complessive degli impianti.
Il ruolo del digitale
La roadmap di Enel prevede di centrare l’obiettivo Net Zero entro il 2040. Negli ultimi tre anni la capacità rinnovabile installata a livello globale è cresciuta fino ad arrivare, lo scorso anno, a circa 68 GW. E tra 2026 e 2028 sono stati programmati 20 miliardi di euro di investimenti che dovrebbero aggiungere ulteriori 15 GW (tra solare, eolico e sistemi d’accumulo Bess). In Italia, tra 2023 e 2025 la capacità rinnovabile installata dall’azienda è aumentata del 15%, sfiorando i 17 GW.
Anche le tecnologie digitali svolgono un ruolo importante nel processo di decarbonizzazione. Il progetto OM3GA, finanziato dal PNRR e sviluppato da Enel con alcuni partner industriali, prevede l’utilizzo della stampa 3D (Additive Manufacturing) per costruire le sottostazioni elettriche, nodi fondamentali della rete progettati per modificare la tensione dell’energia, proteggere i sistemi e distribuire l’elettricità in modo efficiente dai luoghi di produzione fino agli utenti finali, consentendo di dimezzare tempi e consumo di materiali.
Sul fronte della sostenibilità e dell’economia circolare, Enel aderisce al progetto europeo DeRemCo, che punta invece a sviluppare soluzioni per il recupero dei materiali compositi delle pale eoliche a fine vita, contribuendo a ridurre ulteriormente l’impatto ambientale della filiera.
Infine, il rapporto tra innovazione e territorio è al centro anche di WinDesign, concorso internazionale promosso da Enel con l’obiettivo di ideare turbine eoliche innovative armonizzate con il paesaggio e con le comunità locali. L’iniziativa ha registrato oltre 500 proposte provenienti da più di 60 Paesi.
Il vento continua a soffiare. La differenza, oggi come ieri, non la fa tanto la sua intensità, quanto la nostra capacità di trasformarlo in futuro.