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Come hanno fatto altre città soggette a inondazioni come Venezia a risolvere il problema dell’acqua alta

Di Laura Melissari
Pubblicato il 14 Nov. 2019 alle 15:13 Aggiornato il 15 Nov. 2019 alle 13:04
Immagine di copertina
Le barriere della Maeslant a Rotterdam

Come hanno fatto altre città soggette a inondazioni come Venezia a risolvere il problema dell’acqua alta

Venezia è in ginocchio per l’acqua alta record, che da 48 ore sta devastando la città della Serenissima. Al centro delle polemiche c’è il Mose, la colossale opera di ingegneria iniziata nel 2003 e mai completata, al centro di un gravissimo scandalo per corruzione. Il sistema di dighe mobili dovrebbe difendere la città lagunare dalle maree. Ma quali sono le altre soluzioni messe in campo nelle città del mondo soggette alle inondazioni come Venezia?

Che cos’è il Mose, a che punto è e cosa c’entra con l’acqua alta a Venezia

Il primo paese a cui si pensa, quando si parla al livello delle acque è l’Olanda, il cui territorio è per il 40 per cento sotto il livello del mare. Nel paese ci sono addirittura 18mila chilometri di dighe e dune che impediscono al paese di diventare un immenso acquitrino, come spiega l’agenzia Agi. L’Olanda è leader nell’esportazione in tutto il mondo dei suoi sistemi che impediscono l’innalzamento del livello del mare.

Tra 30 anni Venezia, Londra, Giacarta saranno sommerse dall’acqua: 340 milioni di persone a rischio

Il cosiddetto Piano Delta è un sistema che si compone di 13 argini, dighe e chiuse che rappresenta uno dei più moderni e innovativi progetti di tutela dalle acque. Per la sua straordinarietà è diventato una delle principali attrazioni turistiche del paese. Tra le dighe principali del sistema vi è quella di Oosterscheldekering, la barriera sulla Schelda orientale, situata nella provincia occidentale dello Zeeland, costruita tra il 1976 e il 1986, che protegge la capitale Amsterdam. È una diga lunga 9 chilometri, formata da 62 paratie mobili. La barriera entra in funzione quando si prevede un innalzamento dell’acqua allarmante. Circostanze del genere si verificano circa una volta l’anno. In questo caso le paratie si chiudono e impediscono le inondazioni dal Mare del Nord. La diga non è completamente chiusa, ma semi aperta, per impedire la scomparsa della flora e fauna marina dall’area. Attraverso la chiusa Roompotsluis si può accedere al mare aperto, in particolare per i pescherecci.

Un altro sistema all’avanguardia è quello utilizzato per salvaguardare la città di Rotterdam dalle inondazioni: si tratta della barriera della Meslant, all’imboccatura del Nieuwe Waterwe, nel mare del Nord. Qui un sistema automatico di paratorie si attiva all’innalzamento del livello dell’acqua e in circa due ore si completa la chiusura del sistema, per impedire inondazioni. In generale la città di Rotterdam sta sperimentando soluzioni all’avanguardia ed ecosostenibili per rispondere al problema dell’innalzamento del livello del mare.

Un altro paese soggetto alle inondazioni è il Regno Unito, che ha dovuto mettere in campo soluzioni per impedire che le alte maree possano provocare danni. A Woolwich, a sud di Londra esiste una barriera che attraversa il fiume Tamigi, la Thames Barrier, che viene chiusa in caso di innalzamento delle acque. In sostanza la barriera divide il fiume in una serie di canali, sia navigabili che non navigabili. Nel 2014 il sistema è entrato in funzione addirittura 28 volte.

Un sistema imponente è quello costruito a San Pietroburgo per proteggere la città russa dalle piene del fiume Neva. Si tratta di una diga di 25 chilometri, capace di resistere a piene fino a 5 metri.

Un’altra città fortemente interessata dal problema dell’innalzamento delle acque è New Orleans, città per l’80 per cento sotto il livello del mare. Dopo il devastante passaggio dell’uragano Katrina, nel 2005, che sommerse la città, venne costruito un nuovo sistema di dighe e barriere lungo ben 560 chilometri per impedire nuove catastrofi.

Il Dipartimento di difesa costiera del Giappone, sta valutando un sistema di paratoie simili a quelle adottate per il Mose Venezia, per le imboccature dei porti di Tokyo e Kobe per ridurre i danni degli tsunami.

Le città a rischio inondazione

Il problema delle città sommerse dall’acqua diventa sempre più preoccupante: nei prossimi 30 anni circa 340 milioni di persone potrebbero essere a rischio. Lo sostiene uno studio di Climate Central, comparso su Nature. Le città più a rischio sono Giacarta, Venezia, Londra, Mumbai, Alessandria d’Egitto, Bassora, New Orleans, Bangkok che faranno i conti entro il 2050 con l’innalzamento del livello del mare, causato dai cambiamenti climatici.

Un miliardo di persone sul nostro pianeta vivono a meno di 10 metri sul livello del mare, mentre 250 persone vivono sul livello del mare. Lo studio di Climate Central, guidato da Scott Kulp e Benjamin Strauss, ha utilizzato strumenti moderni di intelligenza artificiale per mappare le altezze e la topografia dei luoghi costieri della terra.

Il fenomeno dell’innalzamento del livello del mare è strettamente connesso con il riscaldamento globale, che sta riscaldando i mari e sciogliendo i ghiacci immagazzinati in Antartide e Groenlandia. Se non saranno tagliate in maniera considerevole le emissioni di gas serra, dice lo studio su Nature, le conseguenze saranno disastrose.