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“Quella centrale a biogas è illegale”: la storia di Valmadonna nel Piemonte che resiste in nome dell’ambiente

Nel Comitato che si è giustamente rivoltato alla costruzione dell’impianto biogas anche il regista Luca Guadagnino, che ha comprato una casa in questo paesino piemontese da 2mila abitanti. L’accusa: “Costruiscono qui solo per ottenere gli incentivi ecologici”

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 22 Feb. 2021 alle 17:53 Aggiornato il 22 Feb. 2021 alle 18:04
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Immagine di copertina
Il sit in davanti al Comune di Alessandria per protestare contro l'impianto di biogas che dovrebbe sorgere a Valmadonna Credits: Facebook

In una piccola frazione del Monferrato, a pochi chilometri da Alessandria, in Piemonte, è in corso una lotta per il futuro dell’ambiente. L’oggetto del contendere è l’impianto a biometano. Impianto che l’azienda con sede legale a Genova Rgp Biometano srl vuole costruire, mentre i cittadini rifiutano a gran voce. Il motivo? I rischi per la salute e per il territorio sono altissimi.

Il comitato

Sono già più di 1.300 i membri del comitato “No-Biogas Valmadonna” costituito a inizio 2021 dai residenti della frazione Valmadonna fortemente contrari all’insediamento dell’impianto di produzione di biometano. Il dato è impressionante se si tiene conto che i residenti sono 2.283 e indica che ogni famiglia ha almeno un componente che ha già aderito al comitato.

Ma gli iscritti, quasi tutti di Valmadonna con qualche eccezione per qualche residente in città, sono in aumento e la vicenda sta assumendo contorni da record. Praticamente tutti, a Valmadonna, si oppongono al famigerato impianto. Addirittura anche il regista di “Chiamami col tuo nome” Luca Guadagnino, che si è da poco comprato una casa nel Monferrato, sta sposando questa battaglia.

Il comitato ha anche presentato un’istanza in Provincia per chiedere di partecipare alla prossima conferenza dei servizi che è stata rinviata all’undici di marzo mentre era prevista per il 23 febbraio. Anche il Comune di Alessandria non è rimasto indifferente alla faccenda ed è “politicamente contrario al progetto di impianto di biogas a Valmadonna”, commenta il vicesindaco Davide Buzzi Langhi, aggiungendo: “Abbiamo ricevuto i cittadini del Comitato e siamo insieme a loro nel portare avanti una azione congiunta per esaminare tutti gli aspetti di questo progetto”.

Gli espropri

La Rgp Biometano srl vanta già 7 impianti di biogas in giro per l’Italia e ha già anche ottenuto parte dei terreni che sono necessari in Piemonte. Il biogas che si intende produrre proviene da “matrici di origine agricola”. Ovvero reflui zootecnici, cioè letame e anche biomasse vegetali (scarti delle produzioni agricole). Ma quello che preoccupa i residenti è che secondo quello che si legge nel progetto presentato dalla Rgp: il 50 per cento saranno reflui. Questo, oltre a enormi danni ambientali e per la salute, potrebbe significare odori fastidiosi nelle giornate di produzione di biogas.

L’impianto dovrebbe essere realizzato a pochi passi dalla frazione di Valmadonna, vicino a strada Porcellana. Alcuni di quei terreni sono stati già venduti, e visto che nella richiesta di autorizzazione presentata in Provincia c’è scritto “impianto di pubblica utilità”, potrebbe essere previsto l’esproprio.

“La centrale è illegale”

Il presidente del Comitato, Gianni Pittaluga, spiega a TPI: “Vogliono fare l’impianto in un posto improponibile: a un chilometro e mezzo da dove vogliono fare l’impianto c’è un centro di riabilitazione per problemi polmonari, a due chilometri c’è la cittadella di Alessandria, e a 500 metri c’è la villa Scrivana dell’800, che fa parte delle dimore storiche della Regione Piemonte. Il progetto stravolgerebbe l’assetto urbanistico e viario della zona compromettendo in modo irreversibile l’ecosistema rurale e residenziale di Valmadonna. Noi siamo un Comitato spontaneo, senza scopo di lucro e apolitico, che agisce per il bene comune e le future generazioni”.

Inoltre, secondo il comitato “non vi sono le condizioni di legge né per il rilascio dell’autorizzazione né per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera ai fini dell’espropriazione delle aree interessate””.

“Sarò ancora più chiaro – insiste il presidente – questo impianto è una cosa grandissima. Per dargli da mangiare arriva roba da oltre 100 chilometri di distanza. Sulla carta parlano di 3.000 grandi camion e autotreni in entrata e altrettanti in uscita carichi di liquame all’anno. Le dico solo che nel nostro paesino ci sono strade di campagna, questa cosa che propone l’azienda di Genova dall’alto dei suoi affari non è possibile per la nostra viabilità”.

I rischi per la salute

Ma la cosa più grave è che questi composti sono dannosi per l’ambiente e per l’uomo, poiché reagendo con gli ossidi di azoto formano ozono e smog per reazione fotochimica. L’esposizione prolungata a composti organici volatili può causare danni al fegato, reni e sistema nervoso centrale.

In uno studio condotto dall’Istituto superiore di sanità si arriva a conclusioni scioccanti: “La produzione di biogas costituisce un’importante risorsa economica per le aziende agricole, che devono però garantire la sicurezza d’uso dei digestati. Desta una significativa preoccupazione la capacità di alcune specie microbiche, in particolare Clostridium botulinum, di sopravvivere in condizioni di anaerobiosi e alle temperature utilizzate nel processo di digestione”.

Il dottor Gian Piero Baldi, medico Isde (Associazione Medici per l’Ambiente) e presidente di Bio Ambiente ha chiarito: “Molte centrali di biogas usano liquami animali combinati con vegetali. Perciò, per alimentare una centrale da un Megawatt, occorre coltivare un terreno di 300 ettari, che viene così sottratto alla produzione alimentare. Gli ultimi anni sono stati però caratterizzati da un progressivo abbandono dei terreni a causa dei scarsi guadagni del settore agricolo e dalla concorrenza dei Paesi esteri. La sostituzione di colture a basso reddito con il mais da biomassa ha permesso a molte aziende di sopravvivere alla crisi. In questi casi, poiché i vegetali necessari per la fermentazione non sono destinati all’alimentazione umana e poiché quello che conta è la resa, i terreni coltivati vengono irrorati con dosi massicce di fertilizzanti e pesticidi, inquinando il terreno stesso e le falde acquifere”.

Le alte emissioni prodotte da queste centrali capaci di bruciare alte quantità di materiale organico per produrre energia oltre a liberare nell’aria polveri sottili, emanano ossidi d’azoto, ozono e altre molecole inquinanti. “Il danno alla salute – assicura il dottor Baldi – è molteplice perché agli effetti diretti degli ossidi d’azoto (Nox), come le malattie respiratorie, si devono sommare quelli dell’ozono e del particolato fine che possono causare infarti e altre patologia cardiocircolatorie, oltre al cancro al polmone”.

Il giro di soldi

“E’ un giro di contributi. Il biogas serve solo per far fare soldi ai privati, per ottenere incentivi ecologici”, racconta il presidente del Comitato Gianni Pittaluga. In effetti, non è la prima volta che il biogas si trova al centro delle cronache. E non per notizie positive.

L’ultimo esempio? A 50 chilometri da Valmadonna, in un paese che si chiama Olevano Lomellina, sono state recentemente arrestate 6 persone (11 provvedimenti per l’esattezza: 6 arresti domiciliari e 5 obblighi di firma) per 143 milioni di euro di truffa ai danni dello Stato per una centrale di biogas proprio come quella che vogliono costruire anche nella frazione di Guadadagnino. Incentivi per la produzione di energia elettrica erogati dal Gestore Servizi Elettrici e percepiti indebitamente dalla centrale a biomasse. Quell’impianto infatti doveva funzionare a legname e aveva un vincolo di 70 chilometri di distanza di approvvigionamento, che non sono però stati rispettati. E ora, con la distribuzione dei 209 miliardi del Recovery Found, il rischio di green washing nel campo del biogas è dietro l’angolo. 

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, cantava De André. Certo, se a rimetterci non è la salute dei cittadini.

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