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Via Crucis, il discorso scelto dal Papa sui migranti e contro “le politiche che erigono muri”

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Papa Francesco (Credits: Vincenzo Pinto/Afp)

“Il deserto e i mari sono diventati i nuovi cimiteri di oggi”. Durante la Via Crucis solenne con il Papa, prevista al Colosseo nel venerdì santo, ci sarà una forte presa di posizione sul dramma vissuto ogni giorno dai migranti.

Il Pontefice, per quest’anno, ha affidato la stesura dei testi delle meditazioni alla suora missionaria Eugenia Bonetti, 80 anni, tutti passati in prima linea contro la tratta dei migranti e la schiavitù.

Suor Bonetti ha passato circa 24 anni in Kenya come missionaria. Oggi guida l’associazione Slaves no more Onlus. Anche per questo motivo, durante le 14 stazioni della Via Crucis, ci sarà spazio per un’ampia riflessione su uno dei temi politici e umanitari più importanti degli ultimi tempi. E non mancheranno stoccate alla classe dirigente del nostro paese e alle “politiche egoiste che erigono muri”, o che chiudono i porti.

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“Di fronte a queste morti – si legge ancora nelle meditazioni – non ci sono risposte. Ci sono, però, responsabilità. Fratelli che lasciano morire altri fratelli. Uomini, donne, bambini che non abbiamo potuto o voluto salvare. Mentre i governi discutono, chiusi nei palazzi del potere, il Sahara si riempie di scheletri di persone che non hanno resistito alla fatica, alla fame, alla sete. Quanta crudeltà si accanisce su chi fugge: i viaggi della disperazione, i ricatti e le torture, il mare trasformato in tomba d’acqua”.

Suor Bonetti prende una posizione netta rispetto ai “troppi calvari sparsi per il mondo, tra cui i campi di raccolta simili a lager nei Paesi di transito, le navi a cui viene rifiutato un porto sicuro, le lunghe trattative burocratiche per la destinazione finale, i centri di permanenza, gli hotspot, i campi per lavoratori stagionali”.

Nella lunga meditazione del venerdì santo, Bonetti racconterà anche la storia di alcune persone che ha incontrato durante la sua lunga esperienza umanitaria. Soprattutto quelle di ragazze “che non reggono alla fatica e all’umiliazione di vedere il proprio giovane corpo manipolato, abusato, distrutto, insieme ai loro sogni. Che si sentono come sdoppiate: da una parte cercate e usate, dall’altra respinte e condannate da una società che rifiuta di vedere questo tipo di sfruttamento, causato dall’affermazione della cultura dell’usa-e-getta”.

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