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Cari uomini, dite la verità: vi danno fastidio le donne che hanno più potere di voi

Perché quegli insulti all'arbitro donna? Il problema non è quel campo di calcio, ma un Paese che cominci a riconoscere di avere un preoccupante gap salariale, un barbaro gap di diritti e di doveri. Il commento di Giulio Cavalli

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Dai maschietti, un po’ di coraggio e meno sociologia spiccia. Vi dà fastidio l’arbitro donna come vi dà fastidio la donna che decide e quando ha un ruolo più autorevole del vostro, semplice semplice. Soprattutto in questo momento in cui la fallocrazia veleggia a tutta birra, con tanto di circo Barnum a forma di convegno che a Verona vede impegnati decine di uomini tesi a dire come devono essere le donne.

No, non è problema di arbitri e di guardalinee, troppo comodo così. È lo stesso problema che si respira negli uffici, negli ospedali, nelle scuole, nei centri commerciali, dove una donna che decide diventa un’anomalia che per molti uomini equivale a uno svilimento personale: prendere ordini da una donna, disegnata da sempre come quella che esegue gli ordini è qualcosa che va a tacciare le radici profonde di una società maschilista che insiste nel volere essere moderna e invece è retrograda sul punto, fino al midollo.

Eppure una donna guardalinee, se carina, finisce su tutti i social con tanto di valanga di ironici commenti allupati, perché quella va bene, quella che rende semplicemente piacevole la partita per il panorama (l’importante è che sia sempre qualcos’altro, mica la persona che è). Così tutti contenti. L’importante è che non si permetta di interferire, figurarsi decidere: una donna che assegna un rigore ai maschietti è vista come un’invasione di campo così come vengono sopportate le donne che sono carabiniere solo perché così ci sentiamo terribilmente contemporanei eppure provate a confrontare le offese che un automobilista riferisce a un vigile rispetto a una vigilessa: in caso di una multa maschile non sentirete parlare di bellezza, di culi flaccidi, di tette o di abitudini sessuali.

Provate a chiedere a una vigilessa invece cosa si sente dire. È così. Sempre. Da sempre. E ogni volta fingiamo di indignarci per il caso particolare perché anche quello ci torna comodo: arriva un bel comunicato stampa dall’autorità, arriva un po’ di solidarietà cotonata, viene sospeso il giornalista e ci sentiamo tutti più al sicuro, anche oggi abbiamo fatto la nostra parte sui diritti.

Come se non fosse vero che a microfoni spenti salterebbero metà delle trasmissioni televisive in generale, mica solo quelle sportive, come se non fosse vero che il problema non è mica quel campo di calcio ma una femminilizzazione di un Paese che cominci a riconoscere di avere un preoccupante gap salariale, un barbaro gap di diritti e di doveri e, di questi tempi, una politica che vorrebbe disegnare la donna secondo un unico, scontato stile che tutte dovrebbero adottare.

E sapete qual è la politica che più di tutte si è impegnata su questo tema? Laura Boldrini. Ecco, al di là dell’arbitro donna andatevi a rileggere quello che hanno scritto e scrivono della Boldrini e capirete perché siamo un Paese che ha un problema di maschilismo grande come una casa.

Anche se ci dà fastidio sentircelo dire, e ogni volta sbuffiamo come quando ci rimproverano per un vizio che non riusciamo a toglierci. Con la stessa leggerezza. Scrivendo poi di ciò che accade su un campetto di provincia come se fosse qualcosa di raro. E invece è dappertutto.