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L’applauso all’uomo cacciatore che cattura la donna preda è la faccia dell’Italia di cui ci vergogniamo

Le acclamazioni ai tre assalitori della ragazza violentata a Napoli raccontano una parte del Paese che non ha nemmeno gli strumenti culturali per rendersi conto del danno procurato. Il commento di Giulio Cavalli

Immagine di copertina

No, non c’è solo il possibile stupro di una ragazza sulla Circumvesuviana che viene trattato come un incidente di percorso che può capitare (“doveva scegliere meglio le sue amicizie” ha detto un dirigente della ferrovia, per dire). E non c’è nemmeno l’aggravante che i tre ci avessero già provato, così impegnati loro nullafacenti, oppure, ma anche a questo ci siamo abituati, accade che alla fine i dubbi sono tutti sulla ragazza ventiquattrenne e non sui tre arrestati (qualcuno dice addirittura che sarebbe stata lei a “convocare” i tre ragazzi per fare sesso).

La cosa più ributtante è accaduta ieri: i tre (Alessandro Sbrescia, Raffaele Borrelli e Antonio Cozzolino) dopo essere stati tutta la notte in commissariato sono stati accolti dal giubilo dei parenti alla loro uscita come se fossero gli eroi di un film sulla ferocia. Acclamazioni che sprofondano questo Paese nelle viscere della vergogna, proprio a cavallo dell’8 marzo e che raccontano l’entroterra e la mancanza di cultura del rispetto di una parte del Paese che non ha nemmeno gli strumenti culturali per rendersi conto del danno procurato.

C’è di più: i tre già qualche giorno fa avrebbero provato un vomitevole approccio con la ragazza palpeggiandola e provocandola. Lei, al solito, un po’ per vergogna e un po’ per paura, non aveva sporto denuncia. Dagli interrogatori spunta il fatto che i tre ragazzi avrebbero addirittura attirato la preda fingendosi pentiti per ciò che era accaduto. Sì. Loro tre. I tre applauditi (sì applauditi) mentre uscivano dal commissariato.

“Uno dei capitoli più inquietanti della triste vicenda dello stupro nella stazione della Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano sono gli applausi e gli incoraggiamenti rivolti ai colpevoli dai genitori. Scene censurabili che vanno ben oltre l’accettabile. Ci costituiremo parte civile, abbiamo dato mandato all’avvocato Angelo Pisani per valutare gli estremi per l’avvio di un’azione legale che permetta di censurare l’atteggiamento di queste persone. Facciamo appello a tutte le associazioni legittimate sul territorio nazionale affinché si costituiscano parte civile nel procedimento, affiancandoci in questa battaglia”, hanno scritto il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, il segretario del Sole che Ride di Portici Giorgio Alfieri e quello di San Giorgio a Cremano Salvatore Petrilli, il consigliere comunale verde di Portici Franco Santomartino e l’assessore alle Pari Opportunità del comune di San Giorgio a Cremano Ida Sannino.

L’avvocato della ragazza, intanto, sta studiando le vie legali per chiedere l’intervento dei servizi sociali dopo quella terribile scena di giubilo. Ma c’è qualcosa sottotraccia di ancora peggiore: applaudire l’uomo cacciatore per essere riuscito a prendere la propria preda è figlio di un maschilismo che assume nei diversi contesti le più diverse forme. Qui lo vediamo sguaiato e incontrollato ma basterebbe fare un passo indietro, agli editoriali sul #metoo per accorgersi che insomma la femmina storicamente ci deve stare senza rompere troppo i coglioni e addirittura esserne quasi fiera.

Chissà se qualche madre non avrà pensato “che fortuna, quella, essere riuscita ad attirare le attenzione e i gusti di mio figlio”. E intanto la ferocia dilaga e passa così, come se fosse una cosa da niente.

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