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Stefano Andreotti contro Sorrentino: “Mio padre non era quello del film, scene inventate e banali”

Il terzogenito di Giulio Andreotti critica il regista napoletano, accusandolo di non aver raccontato il vero Divo

Immagine di copertina
La locandina de "Il Divo" di Paolo Sorrentino, 2008

Il 14 gennaio del 2019 ricorre il centesimo compleanno di Giulio Andreotti. A raccontare alcuni pezzi della vita di uno dei massimi esponenti della Prima repubblica è il film di Paolo Sorrentino Il Divo – la spettacolare vita di Giulio Andreotti.

Uscito nel 2008, il film ha spaccato l’opinione pubblica e fatto discutere sin da subito. A dieci anni dall’uscita nelle sale, la pellicola firmata dal regista napoletano continua a essere motivo di confronto.

Da ultimo è stato uno dei tre figli del Divo, Stefano Andreotti, a commentare il film di Sorrentino. Quello che viene fuori dai 110 minuti di pellicola è un personaggio controverso, su cui negli anni sono calate ombre spesse: a pesare sulla figura del Divo sono stati l’accusa di essere la mente dietro al periodo più buio dell’Italia – quello dal 1969 agli anni Ottanta, segnato dalla strategia della tensione e dai misteri – e i presunti legami con alcuni boss di Cosa nostra.

Come si legge su Fanpage.it, la redazione è stata contattata dal figlio di Andreotti che avrebbe spiegato come il Giulio rappresentato da Sorrentino non sarebbe affatto fedele a quello che fu.

Il terzogenito del politico democristiano e di Livia Danese ha usato parole dure nei confronti del regista de Il Divo, accusandolo di aver inventato di sana pianta alcune scene, oltre che il ritratto del padre.

“A riprova anche dell’approssimazione di quanto nel film contenuto, il regista non andò a trovare mio padre prima di girare, a casa nostra e in ufficio le serrande erano di giorno sempre alzate e la casa piena di luce, mio padre non fece mai trattamenti di agopuntura in viso”, ha scritto Stefano Andreotti.

“Chi ha conosciuto mio padre stenta a riconoscerlo in una figura che scaturisce da banali luoghi comuni e che è stata ricostruita, anche sotto gli aspetti più intimi, senza aver mai approfondito”, ha precisato il figlio del Divo.

Il Divo | Trama 

Al centro del film di Sorrentino ci sono gli anni cruciali della fine della Prima repubblica, quelli che vanno dal 1991 al 1993. Sono gli anni delle grandi stragi, quelli dei suicidi misteriosi, delle bombe che uccidono giudici, delle morti di giornalisti scomodi. La vita del Divo si intreccia con la vicenda drammatica del rapimento di Aldo Moro, dell’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della strage di Capaci e della morte in carcere del faccendiere Sindona, ma anche del suicidio misterioso del banchiere Roberto Calvi e dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli.

La prima parte del film è dedicata alle trame dentro la Democrazia cristiana alla vigilia della corsa al Quirinale, la seconda si concentra sui presunti rapporti che Andreotti ebbe con la Sicilia di Cosa nostra, per concludersi con le udienze del maxiprocesso di Palermo. Sono gli anni di Tangentopoli e delle teste dei politici corrotti che saltano. Quella di Andreotti resterà sempre al suo posto e, anzi, il film di Sorrentino fa pensare che fu proprio il Divo a far saltare le teste dei politici avversari, passando una serie di documenti alla magistratura.

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