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La mappa dei termovalorizzatori in Italia

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L’alleanza tra i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini è di nuovo in crisi a causa dei termovalorizzatori: mentre i 5 Stelle sono contrari al loro utilizzo, la Lega preme perché vengano impiegati per lo smaltimento dei rifiuti.

Per cercare di placare gli animi, il premier Conte ha annunciato un incontro con i due vicepremier a Caserta nella giornata del 19 novembre 2018 per risolvere il contenzioso e firmare il Piano d’azione per il contrasto dei roghi tossici. (qui il piano del governo)

Quanti sono i termovalorizzatori presenti in Italia?

termovalorizzatori in italia

Fonte: Sole24Ore

Il numero complessivo varia tra i 40 e i 50, a seconda se si contano o meno anche gli impianti non attivi o impiegati per lo smaltimento di rifiuti pericolosi industriali o chimici.

Il numero maggiori di impianti si trova al Nord Italia, dove sono presenti 28 termovalorizzatori.

Nel Centro Italia, invece, ci sono nove termovalorizzatori e 5 sono stati costruiti nella regione Toscana.

Sono otto invece i  termovalorizzatori nel Sud Italia, ma solo quello di Acerra, in provincia di Napoli, ha dimensioni considerate efficienti: riesce a smaltire 600mila tonnellate di rifiuti l’anno.

Tra i termovalorizzatori più grandi, oltre quello di Acerra, anche l’impianto di Brescia, che brucia 880mila tonnellate l’anno.

Per dimensioni, sono importanti anche i termovalorizzatori di Milano, Torino, Parona Pavia, Padova, Granarolo Bologna, San Vittore del Lazio.

In Italia, sono poi presenti una serie di impianti di piccole dimensioni che stanno per essere spenti: diversi termovalorizzatori di capacità inferiore alle 100mila tonnellate l’anno non sono più in funzione o lo sono solo in modo marginale, come quelli di Vercelli, Ospedaletto Pisa, Tolentino , Statte (Taranto) o Macomer Nuoro.

La maggiore presenza di termovalorizzatori nel Nord Italia ha un impatto in tutto il paese, come dimostra la Campania, che nel solo 2016 è stata costretta ad esportare 258 mila tonnellate di rifiuti urbani nelle regioni settentrionali e altre 103 mila tonnellate all’estero, pagando 200 euro a tonnellata.

Inceneritore o termovalorizzatore – Con il termine inceneritore si fa riferimento ad un impianto per lo smaltimento dei rifiuti che prevede la distruzione degli stessi tramite un processo di incenerimento.

I rifiuti smaltiti da questi impianti devono essere organizzati in base a norme, anche europee, molto rigide che prevedono l’esclusione di materie che, bruciate, possano liberare fumi e scorie particolarmente tossiche.

Per legge, devono essere monitorati anche i fumi di combustione prodotti dagli inceneritori.

Il termovalorizzatore, invece, è un impianto per lo smaltimento di rifiuti solidi che utilizza l’incenerimento e sfrutta  il calore sprigionato dalla combustione per creare energia elettrica: grazie al calore della combustione si generare vapore che muove delle turbine che creano a loro volta energia elettrica.