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Nave Mare Ionio di Meditarranea soccorre 70 migranti | Ultime notizie

Immagine di copertina

Nave Mare Ionio, impegnata nell’operazione Mediterranea, sta effettuando un recupero di un barcone con 70 persone a bordo in zona SAR maltese.

Al momento la nave, a bordo della quale si trova il reporter Valerio Nicolosi che tiene un diario di bordo per TPI, si trova a circa 11 miglia da luogo della richiesta di soccorso e sta raggiungendo l’area. Nave Mare Ionio è l’unica unità navale che si sta dirigendo nell’area. La Guardia Costiera italiana avrebbe rifiutato l’intervento.

Erasmo palazzotto, deputato di LEU, ha parlato con il capo di gabinetto del ministro dei Traporti Danilo Toninelli, il quale ha detto che il coordinamento è di Malta. Le condizioni meteo riportano 1.20 metri di onda, 12 nodi di vento e mare lievemente mosso, secondo quanto riporta Nicolosi nel suo diario per TPI.

Questo il testo del tweet di Mediterranea:

Ricevuta comunicazione da Malta su gommone in difficoltà. Malta dichiara di non avere assets e ci chiede di recarci sul posto. Il gommone a circa 13NM da #MareJonio e a 26NM da Lampedusa. Stiamo andando ma chiediamo intervento Italia prima che sia troppo tardi.

Nella foto qui sotto: “il momento in cui Beppe Caccia, armatore della Jonio, ed Erasmo Palazzotto parlano con Malta”. (Credit Valerio Nicolosi)

 

• Diario di bordo da Mediterranea

 

Il progetto di Mediterranea vede tra i promotori varie associazioni, onlus, ong tra cui Arci nazionale, Ya Basta di Bologna, la ong Sea-Watch, il magazine online I Diavoli e l’impresa sociale Moltivolti di Palermo. I garanti del progetto sono un gruppo di parlamentari, tra cui Nicola Fratoianni ed Erasmo Palazzotto, con il sostegno di esponenti del mondo della cultura e della società civile.

Valerio Nicolosi, giornalista e videomaker, si trova a bordo della nave Mare Ionio, impegnata nell’operazione Mediterranea.

Ecco il suo diario di bordo per TPI.it:

Settimo giorno – mercoledì 10 ottobre 2018

“Uomo in mare, uomo in mare!” è una frase che tutti abbiamo sentito e letto nei giornali e che purtroppo capita a chi fa pattugliamento e soccorso in mare, soprattutto in questa zona.

Nel nostro caso era solo un’esercitazione per mettere a punto un team nuovo di soccorso della Mare Jonio perché, nonostante stiano lavorando in cooperazione con la Open Arms, è pur sempre la missione 1 di questa nuova esperienza italiana.

L’uomo in mare è Roberto Scaini, medico di bordo con una grande esperienza in zone di conflitto e anche in fase di soccorso in mare. Oggi si è prestato per farci perfezionare i movimenti del nuovo team in cui ci sono Erasmo Palazzotto, deputato che ha partecipato alla missione 47a di Open Arms (quella in cui recuperarono Josefa) , Roberto, un marinaio siciliano con anni di esperienza in mare, Till, un ragazzo tedesco di Sea Watch che ha partecipato a numerose missioni della Ong tedesca e io, che oltre alla missione 47b di Open Arms ho preso parte anche alla missione Mare Nostrum nel 2014.

A coordinare il tutto c’è Ani, la soccorritrice di Open Arms con la quale condivido il turno di guardia notturno sulla Astral. Lei ha brevetti da soccorritrice e mi ha raccontato che a breve vuole prendere anche quello di soccorso in elicottero. Roberto invece, prima di prestarsi come “uomo in mare”, mi racconta un po’ del suo passato e delle missioni per Medici Senza Frontiere dove ha coperto emergenze come quella yemenita, l’ebola in Sierra Leone e quella del Darfour con i campi profughi in Etiopia.

“Quando ti muoiono 6 bambini al giorno per malnutrizione o ti arrivano neonati con le mosche che gli stanno mangiando gli occhi pensi che la vita sia uno schifo e che non ci sia via d’uscita. In Etiopia chi soffrivano di più erano proprio i bambini, arrivavano a piedi insieme agli adulti ma essendo più deboli li vedevamo morire come le mosche senza poter far molto. Il risultato è stato passare da 6 al giorno a 7 a settimana. Uno al giorno, capisci?”

“Poter essere felici per aver messo una toppa su di un problema molto più grande di noi, ti rendi conto? Oppure in Sierra Leone quando avevo solamente 30 posti e dovevo uscire e decidere io chi poteva entrare e chi no. Come lo spieghi agli altri che hai solo 30 posti? Pensi che il mondo possa finire in quel momento ma poi quei 30 guariscono e ti senti un po’ meglio. Però la cosa che più fa male sono i loro occhi che ti si attaccano addosso e non ti mollano più”.

Campagna regione lazio

Il pugno allo stomaco arriva secco e lui se ne accorge e cerca di “rimediare” chiedendomi delle missioni a cui ho partecipato e forse il risultato non è quello sperato. Gli racconto degli occhi che ho conosciuto e di quelli che non ci sono più. Di ragazzi morti a 30 anni sotto il fuoco dei cecchini israeliani e gli racconto degli occhi di quel ragazzino di 15 anni che la notte del 2 agosto mi si sono attaccati addosso durante il soccorso di un gommone al largo della Libia e che mi hanno fatto piangere solamente 36 ore dopo.

Gli mostro quella foto e il magone diventa condiviso e con uno slancio di leggerezza dice: “Alla fine siamo fortunati. Viviamo cose forti che fanno male ma che altre persone non possono vivere. L’importante è raccontarle, ma non sempre trovi chi ti sta ad ascoltare. Guarda qua, siamo in mezzo al niente a pattugliare il nulla. Siamo una sorta di Don Chisciotte, però un pizzico di follia ci vuole”.

È vero, siamo così e ognuno con il suo ruolo partecipa a questa follia.

L’esercitazione è andata bene e Roberto è stato recuperato più volte in diverse situazioni facendo anche resistenza come purtroppo accade quando i migranti pensano che le navi da soccorso siano libiche e non europee.

In serata arriva una notizia politica che sembra secondaria ma non lo è: il ministro Moavero ha detto che “la Libia non può essere considerata un porto sicuro” e questo potrebbe rappresentare un punto di svolta nella politica del governo italiano. Se si pensa che solo ieri il Ministro dell’Interno ha ringraziato la Guardia costiera libica per aver “soccorso” due gommoni in mare la volta è netta e apre nuovi scenari, soprattutto in fase di soccorso quando il coordinamento di soccorso marittimo di Roma rimanda a Tripoli in quanto “autorità competente”.

Forse siamo davvero dei Don Chisciotte che invece dei mulini a vento combattono contro dei nemici intangibili al di la del mare che si chiamano trafficanti spietati e militari libici.