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Roma, ruspe a via di Scorticabove: sgomberati i 30 rifugiati sudanesi che da luglio dormivano in strada

Le autorità hanno smantellata la tendopoli che era allestita da tre mesi dopo lo sfratto dallo stabile in cui i migranti, tutti regolari, vivevano

Immagine di copertina
Credit: Anna Ditta

Video reporting: Anna Ditta – Editing: Enrico Mingori

Mercoledì 3 ottobre 2018 è iniziato lo sgombero della tendopoli che ospita circa una trentina di rifugiati sudanesi a Roma, in via Scorticabove, laterale di via Tiburtina.

L’operazione è condotta da agenti della Polizia locale e della Digos. Al momento non si registrano scontri né episodi di tensione.

I migranti sono tutti muniti di regolare permesso di protezione internazionale. Al momento non si sa quale sarà la loro destinazione.

Presenti sul posto le associazioni Asia Usb, A buon diritto, Alter ego e Blocchi precari metropolitani.

La tendopoli era allestita da circa tre mesi, dopo che che il 5 luglio i rifugiati erano stati sgomberati dallo stabile che li ospitava nella stessa strada.

In quel caso si era trattato, in realtà, di uno sfratto nei confronti della cooperativa che gestiva la struttura e che poi era stata coinvolta nello scandalo di Mafia Capitale.

I migranti, per lo più braccianti o ambulanti, avevano protestato per non essere stati nemmeno avvisati dello sfratto in programma.

Con il Comune di Roma in questi mesi si è tenuto un confronto istituzionale retto dall’assessora alle Politiche sociali, Laura Baldassarre.

La comunità sudanese ha rifiutato l’offerta del Comune che proponeva di collocare i rifugiati in istituti temporanei di accoglienza per toglierli dalla strada.

Secondo Blocchi precari metropolitani. lo sgombero era previsto mercoledì 26 settembre, ma martedì 25 i migranti avevano fatto un blitz in prefettura e l’assessora Baldassarre aveva promesso che il tavolo sarebbe stato riconvocato.

“Dopo lo sgombero dalla palazzina non possono vivere neanche per strada”, scrive in una nota Asia Usb.

“Dopo essere stati sgomberati a luglio dalla palazzina di via Scorticabove 151, dove avevano vissuto per diversi anni, oggi diverse decine di rifugiati (con tanto di riconoscimento dello status di rifugiati politici) vengono nuovamente sgomberate dalla strada dove si erano accampate”, si legge nel comunicato.

“Quello che le istituzioni stanno chiedendo a queste persone è di sparire, dileguarsi nel nulla. In cambio il Comune mette a disposizione delle stanze per qualche settimana senza prendere atto che ha di fronte un gruppo che in questi anni è riuscito a sopravvivere solo grazie alla solidarietà reciproca: stare assieme ha permesso a più di ottanta persone di vivere senza ricevere alcun sussidio”.

“Le operazioni di sgombero coordinate tra polizia e vigili urbani sono l’unica risposta che questa comunità di rifugiati ha ricevuto a seguito dei numerosi incontri di questi mesi con il Municipio, l’Assessorato ai servizi sociali del Comune e la Regione Lazio”, conclude Asia Usb.

Secondo Federica Borlizzi, di Alterego, “lo sgombero il 3 ottobre, giornata dedicata alle vittime dell’immigrazione, è un comportamento indegno”.

“Avevamo un progetto sostenuto da architetti e professori universitari, con il parere positivo dell’avvocatura di stato, ma l’amministrazione non ne ha tenuto conto”, ha sottolineato Borlizzi.

Campagna regione lazio

Qui il video della conferenza stampa dei rifugiati di Scorticabove:

I rifugiati hanno detto che non hanno un posto dove andare, e che se non ne troveranno uno stanotte saranno costretti a dormire a Roma Termini. Hanno rivolto un appello di solidarietà alla cittadinanza.

Hanno inoltre detto che intendono andare a trovare Mimmo Lucano, il sindaco di Riace arrestato ieri con l’accusa di Lucano è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Negli scorsi mesi, Lucano ha inviato messaggi di solidarietà ai rifugiati sudanesi di Scorticabove.