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Ponte Morandi, Atlantia (Benetton): “In caso di revoca, ad Autostrade spetta valore residuo concessione”

La società che controlla Autostrade per l'Italia sottolinea che l'annuncio di revoca della concessione è stato effettuato "senza contestazioni specifiche" e che la modalità dell'annuncio può avere conseguenze per gli azionisti

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Il ponte Morandi a Genova, crollato il 14 agosto 2018. Credit: AFP PHOTO / Valery HACHE

Dopo il crollo del ponte Morandi a Genova sull’A10, il governo ha annunciato l’avvio di una procedura revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia, come confermato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte a seguito della riunione straordinaria del Consiglio dei ministri mercoledì 15 agosto 2018 nel capoluogo ligure.

Autostrade per l’Italia ha diffuso una nota in cui si dice “fiduciosa di poter dimostrare di aver sempre correttamente adempiuto ai propri obblighi di concessionario”.

Anche la holding che controlla Autostrade, Atlantia S.p.A., ha pubblicato oggi, 16 agosto, una nota in cui osserva che l’annuncio di revoca della concessione “è stato effettuato in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell’accaduto”.

Atlantia, il cui principale azionista è la famiglia Benetton, giovedì 16 agosto non è riuscita a fare prezzo in avvio di contrattazioni a Piazza Affari. Una volta partita la contrattazione il titolo ha perso il 25 per cento bruciando 5 miliardi.

Il 14 agosto, giorno della tragedia,, alla chiusura dei mercati e prima della decisione del governo, il titolo aveva perso il 5,39 per cento. Ripercussioni si sono avute anche sui bond Atlantia. Le obbligazioni con scadenza luglio 2027 sono scivolate del 6,7 per cento, mentre quelle con scadenza 2023 perdono il 4,02 per cento.

Le modalità dell’annuncio di revoca, ha scritto la holding nella nota, “possono determinare riflessi per gli azionisti e gli obbligazionisti della società”.

“Anche nell’ipotesi di revoca o decadenza della concessione, secondo le norme e procedure nella stessa disciplinate”, ha sottolineato Atlantia, “spetta comunque alla concessionaria il riconoscimento del valore residuo della concessione, dedotte le eventuali penali se ed in quanto applicabili”.

La società ha aggiunto che “continuerà a supportare la controllata Autostrade per l’Italia nelle interlocuzioni con le istituzioni in questa delicata fase avendo riguardo anche alla tutela dei propri azionisti ed obbligazionisti con una corretta e tempestiva informazione al mercato”.

La nota è stata commentata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini (qui gli ultimi aggiornamenti sul governo).

Intanto Edizione Srl, holding della famiglia Benetton e azionista di riferimento di Atlantia, ha fatto sapere in una nota che “farà tutto ciò che in suo potere per favorire l’accertamento della verità e delle responsabilità dell’accaduto”.

La società “a nome dei suoi azionisti e del suo management, esprime profondo cordoglio alle famiglie delle vittime e la propria vicinanza ai feriti e a tutti coloro che sono stati coinvolti nel tragico crollo avvenuto a Genova”.

Revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia è un’operazione possibile, ma oltre ad essere complessa avrà dei costi alti per lo Stato italiano.

La concessione scade naturalmente nel 2042 ed è regolata dalla convenzione firmata nel 2007 tra Anas e Autostrade per l’Italia, diventata in parte pubblica a febbraio 2018.

La possibilità di revocare la concessione figura nel caso in cui vi sia una “grave inadempienza” del concessionario rispetto ad alcuni obblighi previsti dal contratto.

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha detto oggi, 16 agosto: “Sono convinto che ci siano tutte le motivazioni per non pagare penali” per la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia dopo il crollo del ponte Morandi a Genova. “Di fronte a 40 morti non ci sono clausole che tengano”, ha ribadito. “Prima che il Governo annunciasse il ritiro della concessione, già la Borsa aveva condannato Atlantia”.

Uno degli obblighi da rispettare, per il concessionario, è il “mantenimento della funzionalità delle infrastrutture concesse attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva delle stesse”.

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Se venisse dimostrata la “grave inadempienza” da parte di Autostrade per l’Italia, l’Anas subentrerebbe nella concessione.

In questo caso, però, l’Ente nazionale per le strade dovrebbe pagare ad Autostrade per l’Italia “importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di decadenza sino alla scadenza della concessione, al netto dei relativi oneri, investimenti e imposte nel medesimo periodo”.