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Foodora, Di Maio risponde all’amministratore delegato: “Non si accettano ricatti”
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Foodora, Di Maio risponde all’amministratore delegato: “Non si accettano ricatti”

Gianluca Cocco, amministratore delegato di Foodora Italia, ha detto che se passerà il decreto Dignità annunciato dal ministro la società andrà via dall'Italia

17 Giu. 2018
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Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha risposto all’amministratore delegato di Foodora Italia Gianluca Cocco, che oggi ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera.

Cocco ha dichiarato che, se passerà il “decreto Dignità” annunciato da Di Maio, Foodora sarà costretta a lasciare l’Italia.

“Sono contento che finalmente si inizi a parlare dei diritti dei riders e di tutti i ragazzi che lavorano per le piattaforme digitali”, ha scritto Di Maio su Facebook. “Oggi il managing director di Foodora Italia ha criticato alcuni punti della bozza del Decreto Dignità che riguarda proprio i riders. È giusto che su questo tema ci si confronti pubblicamente”, ha aggiunto, annunciando che domani alle 14 incontrerà al Ministero del Lavoro i rappresentanti delle aziende di food delivery.

“Da Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzare le attività legate all’uso di piattaforme innovative. Ma ho il dovere di tutelare i ragazzi che lavorano in questo settore. I riders oggi sono il simbolo di una generazione abbandonata dallo Stato”.

“Da Ministro ho deciso di dichiarare guerra al precariato”, prosegue. “Lo stato continuo di precarietà e incertezza dei giovani italiani sta disgregando la nostra società. Sta facendo impennare il consumo di psicofarmaci. E facendo calare la crescita demografica”.

“La mia intenzione è garantire da un lato le condizioni migliori per i lavoratori, dall’altro consentire alle aziende di operare con profitto per creare nuovo lavoro”.

“Se lavoriamo insieme l’Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali”.

“Ma sia chiaro. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto”.

L’intervista dell’ad di Foodora

“Se fossero vere le anticipazioni del decreto dignità che il ministro Di Maio ha fornito alle delegazioni di rider incontrate, dovrei concludere che il nuovo governo ha un solo obiettivo: fare in modo che le piattaforme digitali lascino l’Italia”, ha detto Cocco.

“Quella che filtra è una demonizzazione della tecnologia che ha dell’incredibile, quasi medievale e in contraddizione con lo spirito modernista del Movimento 5 Stelle”.

Foodora Italia è uno dei principali operatori del food delivery, cioè delle consegne di pasti a domicilio. Attualmente può contare su 40 dipendenti e su qualche migliaio di collaboratori cui applica il contratto di co.co.co.

La colpa del decreto, secondo Cocco, è quella di “ingessare la flessibilità”, riconoscendo l’attività dei rider come lavoro subordinato. “Così gli operatori saranno costretti ad assumere tutti i collaboratori, chiuderanno i battenti e trionferà il sommerso”, dice.

L’amministratore cita anche dei dati. “Secondo una ricerca condotta in collaborazione con l’Inps solo il 10 per cento dei rider lo considera un lavoro stabile. Il 50 per cento sono studenti, il 25 per cento lo esercita come secondo lavoro e un altro 10 per cento lo considera un’attività di transizione. La durata media è 4 mesi, non di più”.

Cocco parla anche di una ricerca secondo la quale “più del 90 per cento dei rider indica la flessibilità come un pregio di questo lavoro”.

Cos’è il “decreto Dignità”

Giovedì 14 giugno 2018 il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio ha affermato che il primo provvedimento che adotterà sarà il cosidetto “decreto Dignità“.

Il provvedimento si incentrerà su quattro punti principali, sintetizzabili così: meno burocrazia, contrasto alle delocalizzazioni, lotta alla precarietà, stop alla pubblicità del gioco d’azzardo.

Per quanto riguarda la lotta alla precarietà, Di Maio ha dichiarato: “Il Jobs Act è andato nella direzione dell’eliminazione di diritti e tutele, noi faremo esattamente l’opposto”.

Il provvedimento mira a garantire una paga oraria e una tutela assicurativa a tutti i lavoratori che operano nel settore della consegna dei pasti a domicilio.

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