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Nucleare, l’Iran riprende il processo di arricchimento dell’uranio

Lo ha annunciato l'ayatollah Khamenei: al via le operazioni preliminari per farsi trovare preparati nel caso in cui l'accordo sul nucleare fallisse completamente dopo il ritiro degli Stati Uniti

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La guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha ordinato di procedere con le operazioni preliminari per l’arricchimento dell’uranio, affinché il paese di faccia trovare preparato nel caso in cui l’accordo sul nucleare fallisse completamente dopo il ritiro degli Stati Uniti.

L’annuncio è arrivato nella serata di lunedì 4 giugno 2018. Khamenei ha parlato davanti a centinaia di migliaia di persone accorse a sud di Teheran al mausoleo dell’Imam Khomeini, nell’anniversario della sua morte.

Nel suo discorso la più alta carica iraniana ha anche usato toni duri contro l’Europa, che a suo avviso sta cercando di ingannare l’Iran, pretendendo che continui ad accettare i limiti sul suo programma nucleare previsti dall’accordo, senza poter beneficiare dei vantaggi economici che il patto stesso prevede.

Il processo di arricchimento dell’uranio riprenderà da oggi, martedì 5 giugno, per ora nell’ambito delle regole fissate nell’accordo.

L’Organizzazione iraniana per l’energia atomica consegnerà una lettera all’agenzia nucleare delle Nazioni Unite, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), a Vienna, informandola della decisione.

Teheran, in particolare, vuole aumentare la propria capacità di produrre esafluoruro di uranio, un ingrediente chiave per l’arricchimento.

Nei giorni scorsi Ardeshir Zahedi, ultimo ambasciatore iraniano a Washington, ex primo ministro e genero dell’ultimo Scià, Mohammad Reza Pahlavi, praticamente il membro più illustre della famiglia reale persiana, ha rilasciato una intervista ai media statunitensi in cui ha avvertito che i tentativi di danneggiare l’Iran non andranno a buon fine.

Zahedi, che non prova certa simpatia per l’attuale governo di Teheran, ha però ricordato che la storia insegna che le minacce contro il popolo iraniano sono inutili e che l’ultima volta nella guerra contro Saddam Hussein negli anni Ottanta, gli iraniani hanno dato prova di essere disposti a resistere anche all’aggressione di armate superiori sotto il profilo militare.

Come siamo arrivati fin qui

Martedì 8 maggio 2018 il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare con l’Iran.

Trump ha accusato il governo iraniano di aver continuato “ad arricchire uranio” per costruire armi nucleari e ha annunciato la reintroduzione delle sanzioni economiche contro Teheran.

Il presidente americano ha anche minacciato “severe conseguenze” per i paesi che continueranno a fare affari con l’Iran.

L’accordo sul nucleare con l’Iran era stato firmato nel 2015 dall’allora presidente Barack Obama e da Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito.

L’intesa, abbandonata per ora solo dagli Usa, prevede che Teheran limiti le sue attività nucleari in cambio della revoca di gravi sanzioni economiche.

La presa di posizione di Washington ha messo in allarme i governi europei, mentre Cina e Russia hanno espresso la loro delusione.

Israele e Arabia Saudita, invece, hanno accolto con favore la decisione di Trump.

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