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Governo M5S Lega, quali sono le condizioni dell’accordo e chi sarà il premier

Reddito di cittadinanza, legge Fornero e immigrazione sono i punti chiave del programma che le due forze politiche stanno mettendo a punto. Resta aperto il nodo della premiership

Immagine di copertina
Un murale ritrae il leader della Lega Salvini e quello di M5S Di Maio che si baciano

Dopo l’inaspettato passo di lato di Silvio Berlusconi, sancito ieri, 9 maggio, con una nota pubblicata in serata, si è riaperta la strada dell’accordo di governo tra M5S e Lega.

I leader delle due forze politiche, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, si sono incontrati ieri introno alle 13 e hanno chiesto, e ottenuto, 24 ore di tempo dal Quirinale per verificare se ci sono le basi per un accordo su premiership e programma.

Mattarella ha quindi sospeso per il momento l’opzione di un governo neutrale, in attesa di scoprire se i due leader stavolta fanno sul serio o se si tratta dell’ennesimo bluff, dopo oltre due mesi di consultazioni e trattative dalle elezioni dello scorso 4 marzo.

Oggi, 10 maggio, Salvini e Di Maio dovrebbero incontrarsi di nuovo, per verificare se sussistono le condizioni per l’accordo e dare una risposta e qualche garanzia al capo dello Stato.

Ecco quali sono le condizioni fondamentali per un accordo di governo tra M5S e Lega:

Una figura terza ma politica per la premiership

Il ruolo di presidente del Consiglio nel governo M5S Lega è probabilmente il punto più caldo su cui si confronteranno i due leader.

Al momento, l’idea è quella di trovare una figura terza rispetto ai due partiti, ma che sia un politico.

Nell’ultima settimana Di Maio ha fatto un passo indietro sulla premiership, ma i leghisti temono che quando si siederanno al tavolo il leader dei grillini torni a insistere sul punto.

Nella Lega, invece, sembra meno accreditata l’ipotesi di Giancarlo Giorgetti, capogruppo alla Camera dato per favorito fino a ieri come possibile presidente del Consiglio indicato dal Carroccio.

Gli altri nomi avanzati finora dai leghisti, dall’avvocato Giulia Bongiorno all’economista Enrico Giovannini, sembrano essere stati cassati.

Giovannini è un indipendente ma non è nuovo alla politica (è stato ministro del Lavoro nel governo Letta) mentre Bongiorno, eletta con la Lega, sembra essere poco gradita all’alleato Berlusconi.

Il programma di governo in 4 o 5 punti

L’elenco dei quattro o cinque punti che comporranno il programma di governo M5S Lega è un altro tema fondamentale per trovare l’accordo, anche se a grandi linee sembra essere già tracciato.

Secondo le indiscrezioni di stampa, comprende le seguenti riforme:

  • reddito di cittadinanza, inteso come misura di sostegno al reddito nel momento in cui si cerca lavoro
  • provvedimenti di detassazione per le imprese, cari al Carroccio e accettati da M5S
  • revisione della legge Fornero (l’abolizione è meno probabile, per via delle difficoltà economiche che comporterebbe)
  • contrasto all’immigrazione. Sia Lega sia M5S legano questo tema alla sicurezza e quindi è probabile che lo affrontino sotto tale punto di vista

La lista dei ministri

La squadra di governo è probabilmente l’ultimo punto che dovranno affrontare i due leader.

Potrebbe essere messa a punto addirittura dopo che Mattarella avrà conferito l’incarico al presidente del Consiglio, ma prima che questo sciolga la riserva (qui tutte le tappe per la formazione del governo).

Un’intesa di massima, tuttavia, arriverà presumibilmente subito, perché la forza politica che non esprimerà il premier riceverà probabilmente i ministeri chiave di Economia, Interni ed Esteri.

Iniziano comunque a circolare i primi nomi: se sarà escluso dalla premiership, il leghista Giorgetti potrebbe andare all’Economia, mentre c’è chi ipotizza la spartizione Interni – Esteri per (rispettivamente) Salvini e Di Maio.

I Cinque Stelle punterebbero ad Alfonso Bonafede alla Giustizia, mentre il leghista Roberto Calderoli, potrebbe avere una poltrona alle Riforme o alle Infrastrutture.

Il ministero per lo Sviluppo economico, considerato un posto chiave per gli interessi di Berlusconi, perché comprende il dipartimento delle telecomunicazioni, potrebbe andare al senatore leghista Armando Siri, in buoni rapporti con il leader di Forza Italia.