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Un amministratore delegato in un giorno guadagna quanto un impiegato in un anno

I dati del rapporto Oxfam pubblicati alla vigilia dell’Annual Meeting del World Economic Forum, in programma dal 23 al 26 gennaio 2018 a Davos

Immagine di copertina
Credit: Sajjad Hussain/ Afp

L’1 per cento più ricco della popolazione mondiale possiede più ricchezza del restante 99 per cento.

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Questo uno dei più allarmanti dati che emerge dal rapporto Oxfam, una confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, che fa riferimento al primo semestre del 2017, pubblicato alla vigilia dell’Annual Meeting del World Economic Forum, in programma dal 23 al 26 gennaio 2018 a Davos.

“Ricompensare il lavoro, non la ricchezza”, questo il titolo del rapporto, fotografa un mondo in cui le crescenti disuguaglianze socio-economiche stanno diventando sempre più il tema centrale del nostro tempo.

L’82 per cento della crescita della ricchezza globale che è stata rilevata nel 2017 è entrata nel portafoglio dell’1 per cento più ricco.

Nemmeno una porzione di questa ricchezza è entrata nella disponibilità del 50 per cento più povero.

Un altro dato inquietante è quello che mostra che i due terzi della ricchezza dei miliardari più facoltosi al mondo proviene da fonti ereditarie o da rendite monopolistiche, in pratica il frutto di rapporti clientelari.

Nel 2016, le persone schiavizzate nel mercato del lavoro erano 40 milioni, di cui 4 milioni di bambini.

Questo trend preoccupante è lontano dal subire un’inversione.

Il gap rischia anzi di aumentare visto che 7 persone su 10 vivono in un paese in cui la disuguaglianza è aumentata negli ultimi 30 anni.

L’Oxfam punta l’indice proprio sul lavoro, sempre più sotto-retribuito e precario, rischioso e pieno di abusi.

Nel settore dell’abbigliamento gli azionisti dei cinque principali “marchi” hanno riscosso nel 2016 dividendi per 2,2 miliardi di dollari.

Viene messo in luce anche il divario tra lavori diversi.

Un giorno da amministratore delegato negli Stati Uniti rende come lo stipendio di un impiegato della stessa società in un solo anno.

Proprio per questo, tra le proposte di Oxfam, c’è quella di porre un tetto ai super-stipendi dei top manager per impedire che il divario superi il rapporto di 20 a 1.

Altra frattura quella che riguarda il rapporto tra uomini e donne: le donne subiscono in media un divario retributivo del 23 per cento, e questo vale per tutte le fasce di ricchezza se si pensa che 9 miliardari su 10 sono uomini.

L’Italia non è estranea a questa fotografia.

Nel periodo preso in esame dall’Oxfam nel rapporto “Diseguitalia”, è emerso che il 20 per cento più facoltoso degli italiani detiene oltre il 66 per cento della ricchezza nazionale netta, il successivo 20 per cento ne controllava il 18,8 per cento, lasciando al 60 per cento più povero appena il 14,8 per cento della ricchezza nazionale.

Viene messo in evidenza come la quota di ricchezza dell’1 per cento più ricco degli italiani è maggiore di 240 volte quella detenuta complessivamente dal 20 per cento più povero della popolazione.

Nel periodo 2006-2016 la quota di reddito nazionale disponibile lordo del 10 per cento più povero degli italiani è diminuita del 28 per cento, mentre oltre il 40 per cento dell’incremento di reddito complessivo registrato nello stesso periodo è andato al 20 per cento dei percettori di reddito più elevato.

Nel 2016 l’Italia occupava la ventesima posizione su 28 paesi Ue per la disuguaglianza di reddito disponibile.

Oxfam nel rapporto chiede alle istituzioni nazionali e internazionali di porsi come obbiettivo quello di impedire che il reddito complessivo del 10 per cento più ricco non sia superiore al reddito del 40per cento più povero entro il 2030.

Per farlo sarà necessario agire su numerosi fronti: dal garantire dei salari dignitosi all’incremento della spesa per i servizi essenziali passando ovviamente per una maggiore equità e progressività delle politiche fiscali nazionali.

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