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Donald Trump vince in Indiana, Ted Cruz e John Kasich si ritirano
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Donald Trump vince in Indiana, Ted Cruz e John Kasich si ritirano

Il magnate newyorkese resta l'unico candidato del partito repubblicano in corsa per la Casa Bianca

04 Mag. 2016

Clamoroso colpo di scena alle primarie statunitensi. Ted Cruz e John Kasich abbandonano la corsa per la Casa Bianca dopo i risultati delle elezioni nello stato dell’Indiana. Donald Trump ha ora la strada spianata verso la nomination repubblicana per le presidenziali.

Una cocente sconfitta quella di martedì 3 maggio, che ha spinto il senatore del Texas a ritirarsi dalle primarie repubblicane. Con un discorso fatto a Indianapolis verso le 8:40 di sera, ha dichiarato: “Fin dall’inizio avevo detto che avrei proseguito fino a che ci fosse stato un valido cammino verso la vittoria, stasera mi dispiace dirlo ma questo cammino si è chiuso anticipatamente”.

Fra le urla di una platea sconvolta, Cruz ha affermato che gli elettori repubblicani hanno scelto un’altra strada. Quella di Donald Trump. Con solo il 36,7% dei voti contro il 53,2% di Trump, Ted Cruz sospende la propria campagna elettorale per la nomination del Partito Repubblicano.

In Indiana si riversavano le ultime speranze di Cruz di sottrarre preziosi delegati al suo rivale. Cosa che non è avvenuta. La resa è stata solo una reazione all’ennesima sconfitta. Tutte le previsioni e analisi delle settimane precedenti sono state annullate in un colpo solo.

Chi immaginava una lotta all’ultimo sangue fino alla convention repubblicana di Cleveland, il prossimo luglio, si è dovuto ricredere. Il fronte anti-Trump che stava escogitando ogni possibile stratagemma per ostacolare Trump, è rimasto spiazzato di fronte il gesto di Cruz.

Nel pomeriggio di mercoledì 4 aprile anche John Kasich, secondo quanto annunciato dall’emittente televisiva NBC, avrebbe deciso di interrompere la sua corsa alla Casa Bianca.

A Trump mancano 230 delegati per vincere. Nonostante Donald Trump non abbia ancora raggiunto ufficialmente il “Magic Number”, ovvero i 1237 delegati necessari per diventare ufficialmente il frontrunner repubblicano, dopo le primarie in Indiana le previsioni lasciano pochi dubbi: contro tutto e tutti, persino contro il suo stesso partito, Donald Trump sarà molto probabilmente il candidato presidenziale dei Repubblicani. (L’articolo prosegue dopo il grafico). 

A nulla è servita l’alleanza fra Cruz e Kasich o la nomination di Carly Fiorina come vice presidente di Cruz per guadagnarsi la fiducia degli elettori. Per non parlare di tutte le accuse e le feroci critiche che i vari candidati hanno mosso a Donald Trump nel corso dei vari mesi: sono tornate indietro al mittente.

Dopo Marco Rubio, anche Ted Cruz si è ritirato. Troppo ampio il margine fra Trump e gli altri candidati, troppo grande il consenso guadagnato nelle ultime settimane da Trump. L’ultima baluardo dei conservatori repubblicani ha abdicato, sebbene ancora non si sa se Cruz sosterrà la candidatura del rivale Trump oppure no, dopo il suo ritiro.

In molti credevano che la nomination si sarebbe decisa alla convention dei repubblicani, specie se nessuno dei candidati avesse raggiunto il “numero magico”. Ted Cruz è sempre stato un nome maggiormente gradito ai piani alti del partito e, secondo gli analisti politici, in caso la decisione fosse giunta dall’interno, molto probabilmente sarebbe stato scelto lui, anziché Donald Trump.

In molti nel Partito Repubblicano non hanno mai visto di buon occhio l’imprenditore di New York, considerando la sua candidatura come uno scherzo all’inizio e assistendo alla sua affermazione, elezione dopo elezione, come un errore del sistema, come un’anomalia.

Lo stesso Cruz immaginava che il successo di Trump fosse solo una bolla, pronta a esplodere da un momento all’altro. E che alla fine lo avrebbe visto trionfare, semplicemente resistendo e attendendo la fine delle varie elezioni in giro per gli Stati Uniti. Cosa che non è avvenuta.

Mentre tiene banco la notizia del ritiro di Cruz, per quanto riguarda i Democratici, Bernie Sanders si aggiudica le primarie in Indiana, battendo sul filo di lana la rivale Hilary Clinton. Con 43 delegati a 37, Sanders prosegue la sua corsa, provando a ostacolare la nomination di Clinton fino alla fine.

I 183 delegati che rimangono a Hilary Clinton per aggiudicarsi di diritto la nomination alle presidenziali sembrano essere l’unica cosa che potrà porre fine alla contesa fra i due candidati democratici.

Dopo queste primarie in Indiana, molto probabilmente, a meno di clamorosi colpi di scena, la corsa alla Casa Bianca vedrà Hilary Clinton fronteggiare Donald Trump. E sapere come andrà a finire al momento è impossibile da pronosticare.

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