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Abitanti di Haiti a rischio espulsione dalla Repubblica Dominicana

Almeno 500 haitiani deportati ogni settimana per le politiche migratorie sempre più restrittive

Debora ha 8 anni. È nata nella Repubblica Dominicana da genitori haitiani, ed è apolide. Da più di 10 anni la sua famiglia si è trasferita a La Romana, comune di 140mila abitanti, eppure Debora non ha la cittadinanza dominicana.

L’unico documento che i suoi genitori sono riusciti ad ottenere per lei è un certificato che attesta la sua nascita, nel quale viene riportato che Debora è “di origine straniera”. Per questo motivo, la bimba rischia di dover abbandonare l’unica casa che abbia mai conosciuto. E non è l’unica. 

Il 17 giugno è scaduto il Piano di regolarizzazione per gli stranieri presenti sul territorio nazionale. Sono migliaia i dominicani di origine haitiana che, in questi giorni, rischiano di dover tornare ad Haiti a causa delle politiche migratorie sempre più restrittive del governo del Paese. 

Fino al 2010, conformemente al diritto dello ius soli, chiunque fosse nato nella Repubblica Dominicana aveva diritto alla cittadinanza. Il 26 Gennaio 2010, però, la Costituzione è stata emendata per escludere i discendenti di immigrati privi di documenti.

Nel 2013 la Corte Costituzionale ha negato la cittadinanza a migliaia di domenicani di origine haitiana, con la decisione TC 168-13 a valenza retroattiva al 1929. 

Questa decisione ha colpito in primo luogo i discendenti di migranti haitiani, come Debora, rendendoli di fatto apolidi e privandoli dei più elementari diritti civili.

Pur non possedendo la nazionalità haitiana e non avendo – per la maggior parte – mai lasciato la Repubblica Dominicana, dal 2013 i migranti haitiani non possono registrare i figli alla nascita, iscriversi a scuola o all’università e nemmeno muoversi per il paese senza rischiare l’espulsione.

A maggio del 2014, a causa delle violente proteste scoppiate in seguito alla decisione della Corte e alle critiche della comunità internazionale, il governo ha, con la legge 169-14, dato una risposta parziale al problema, dividendo in due gruppi differenti le persone interessate dal provvedimento.

Da una parte, il governo ha promesso una qualche sorta di cittadinanza al cosiddetto “Gruppo A”. È in questa prima categoria che rientrano tutte le persone nate tra il 1929 e il 2010 da migranti privi di documenti che sono però in possesso di un certificato di nascita della Repubblica Dominicana.

Dall’altra parte, il “Gruppo B”, costituito da tutti coloro nati nella Repubblica Dominicana tra il 1929 e il 2010 che non possiedono alcuna certificazione e non sono mai stati registrati all’anagrafe. A questo secondo gruppo è stato concesso solo il permesso di soggiorno, con la possibilità – dopo due anni – di essere naturalizzati.

Contemporaneamente, è stato istituito anche un piano di regolarizzazione per tutti gli stranieri residenti sul territorio con figli nati nella Repubblica Dominicana dopo la modifica della Costituzione del 2010.

Se da un lato non è tutt’ora chiaro l’effetto della legge 169-14 sui diritti delle 540mila persone appartenenti al “Gruppo A” che il governo afferma di aver nuovamente riconosciuto come cittadini dominicani, controverse sono anche le conseguenze che questa ha avuto sul “Gruppo B”.

Il provvedimento violava infatti i diritti di cittadinanza del secondo gruppo, obbligando coloro che ne facevano parte ad auto-definirsi come stranieri. Per queste ragioni, 8.755 persone si sono iscritte sotto “il Gruppo B”, mentre invece in molti hanno deciso di non prendere parte al processo.

Secondo il Denationalized Dominicans and Haitians Migrants at Risk of Discriminatory Expulsion in Dominican Republic Paper, che il Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights ha recentemente pubblicato, sono invece circa 275mila le persone che in totale hanno deciso di registrarsi al piano di regolarizzazione per avere una qualche possibilità di rimanere nel paese.

Nonostante l’elevato numero di iscritti al processo per la cittadinanza, però, meno di 10mila sono stati in grado di portare a termine la procedura. E solo 300 persone hanno infine ottenuto il permesso di soggiorno.

L’iter burocratico risulta lungo, complesso, umiliante e costoso. In molti inoltre non sono riusciti a registrarsi a causa della mancanza di informazione e del breve arco di tempo in cui è stato possibile attivarla.

“Noi eravamo in possesso di tutti i documenti che affermano che Debora è nata nella Repubblica Dominicana, però ogni volta che portavamo un attestato ce ne chiedevano altri sei” racconta Geraldine, la mamma di Debora.

A nulla sono valse le proteste degli ultimi giorni a Santo Domingo e la sollevazione dell’opinione pubblica internazionale che ha organizzato manifestazioni in svariate città tra cui Miami, Washington e New York negli Stati Uniti. Vani anche i richiami dell’ Alto commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) e del primo ministro Haitiano, Evans Paul.

Lo scorso 19 giugno António Guterres, a capo dell’Alto commissariato per i rifugiati dal 2005, ha lanciato un appello al Governo della Repubblica Dominicana per assicurarsi che i cittadini privati della nazionalità dalla sentenza costituzionale del 2013 non venissero deportati. Allo stesso modo, Evans Paul ha parlato di crisi umanitaria, rendendo noto che più di 14mila persone hanno attraversato la frontiera di Haiti in meno di una settimana.

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Il 17 giugno è scaduto il termine ultimo per presentare la documentazione necessaria, e da allora migliaia di uomini, donne e bambini sono stati deportati, e altrettanti sono a rischio espulsione per il semplice fatto di “sembrare haitiani”.

Danilo Medina, Il Presidente della Repubblica Dominicana, afferma con decisione che il suo paese non è razzista e che sta semplicemente allontanando persone prive di documenti con l’obiettivo di contrastare l’immigrazione irregolare.

Tuttavia, la conseguenza delle leggi adottate dalla Repubblica Dominicana dal 2010 in poi è che decine di migliaia di dominicani di origine haitiana si trovano oggi in un limbo giuridico. Apolidi e privi di documenti, non godono dei più elementari diritti civili e politici.

Per modificare questa situazione, il Collectif Haïti de France and Groupe d’Appui aux Réfugiés et Rapatriés (Garr) ha lanciato una petizione su Avaaz.org per far sì che il presidente della repubblica Dominicana, Danilo Medina, sia obbligato a rispettare i diritti fondamentali di migliaia di dominicani di origine haitiana.

Vista la gravità della situazione, ActionAid Haiti appoggia questa petizione, e sta cercando di attirare l’attenzione della comunità internazionale sull’urgenza della questione.

Oggi circa 500 persone ogni settimana vengono deportate e i loro diritti vengono violati. “Non si tratta solo di espellere immigrati clandestini, si parla di negare la nazionalità a domenicani su basi razziste e fasciste, e questo è inaccettabile” ha dichiarato Yolette Etienne, direttrice di ActionAid Haiti.