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No Sochi, No Mosca

Anche in Italia parte una campagna di sensibilizzazione per i diritti LGBT

Vladimir Putin si è speso in prima persona per far ottenere i Giochi invernali del 2014 a Sochi, località di villeggiatura del Caucaso ai confini con la Georgia. Il governo russo ha investito somme da “Olimpiadi estive” per riaffermare, attraverso un grande evento sportivo, il prestigio del Paese. Questo gigantismo ha però come conseguenza quella di rafforzare il legame fra i Giochi di Sochi e il governo di Putin. 

Il Movimento Olimpico, sostenuto dalla retorica del “lo sport deve rimanere fuori dalla politica“, permette strumentalizzazioni politiche da parte dei paesi organizzatori mentre ostacola forme di resistenza alla stessa (Rule 50 della Carta Olimpica). Ecco perché è significativo che anche in Italia sia stata lanciata una campagna, non tanto di boicottaggio, quanto piuttosto di sensibilizzazione, in vista dei Giochi di Sochi.

L’attenzione della campagna lanciata dal sociologo Mauro Valeri (responsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio) e da “Sport alla Rovescia” si è concentrata sulla denuncia alle cosiddette “legge omofobe” e a come sono state difese dall’apparato istituzionale sportivo internazionale fin dai Mondiali di atletica. Anche nel nostro paese, del resto, i diritti LGBT non godo di particolare salute e il dibattito sull’omofobia nello sport è pressoché silente.

“A tutto campo” ha sempre prestato attenzione a queste tematiche e ritiene opportuno rilanciare integralmente l’appello:

LEGGI L’APPELLO:

Dopo l’approvazione delle norme contro le persone omosessuali e le violenze di cui sono state e continuano ad essere vittima le persone omosessuali, le ultime affermazioni di Putin sull’Italia, relative ad un tema apparentemente lontano dallo sport, qual è quello delle adozioni, impongono una presa di posizione netta, soprattutto alla vigilia delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014 e alla candidatura di Mosca ai Mondiali di calcio 2018. Sostenere che l’Italia è l’unico paese “degno” di adottare i bambini orfani russi perché è l’unico paese che non riconosce i matrimoni gay, vuol dire proporre un’immagine del nostro paese come omofobo.

D’altra parte, il silenzio con cui le istituzioni politiche e sportive hanno accolto le affermazioni di Putin, e le storture con le quali si sta procedendo in Italia a riconoscere l’omofobia come un reato, sono la dimostrazione evidente di quanto il nostro paese non voglia riconoscere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, in ambito sociale e sportivo. A differenza di quanto sta accadendo in altri paesi, né il CONI né alcun atleta italiano convocato per Sochi hanno dichiarato di voler mettere in atto una qualche forma di protesta contro le aberranti norme adottate Putin contro le persone omosessuali, li rende di fatto complici di una esplicita discriminazione.

Così come complice è il Comitato Olimpico Internazionale, che per anni ha discriminato le persone transessuali e intersessuali, arrivando anche a negare agli organizzatori dei Giochi Gay (Games Gay) di utilizzare il termine di Olimpiadi Gay, perché il termine olimpico è un assurdo copyright del CIO.

Tutto ciò ci impone di dire No a Sochi 2014 e No a Mosca 2018. Data la complicità delle istituzioni sportive, invitiamo ad un boicottaggio di tutte le informazioni sportive, sostituendole, negli stessi giorni dei Giochi invernali, con storie di atleti e atlete omosessuali, che sono riusciti e riuscite a imporsi anche in campo sportivo, nonostante le discriminazioni e i pregiudizi.

Chiediamo, inoltre al CONI – e alle Federazioni sportive invernali – di inserire espressamente, prima dell’inizio dei Giochi, la discriminazione per orientamento sessuale all’interno del comma 4, art.2 del suo Statuto. Ad ogni atleta, chiediamo di dichiarare apertamente la propria contrarietà a qualsiasi forma di discriminazione per orientamento sessuale, soprattutto quando a imporla è uno Stato. Negli stessi giorni dei Giochi invernali, invitiamo ad organizzare un raduno sportivo gayfrendly, coinvolgendo tutte le realtà sportive LGBT e un convegno su “Omofobia e sport”.