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Modello algerino vs modello turco

Nuova transizione in Egitto

Sulle facce dei morti nell’enclave islamista di Rabaa al-Adawya viene messa una maschera di Mohammed Mursi, il presidente destituito dai militari il 3 luglio. Quanti, a piazza Tahrir, ringraziano l’esercito per aver deposto un presidente democraticamente eletto, ma illiberale, indossano invece la maschera di Abdel Fattah al- Sissi, il capo delle Forze Armate.

Al cuore della contesa egiziana ci sono due personaggi diversi, ma accomunati da una certa opacità che gli avrebbe impedito, in contesti normali, di diventare eroi. Solo il rebus egiziano è riuscito a trasformare la ruota di scorta della Fratellanza Musulmana – Mursi è stato il candidato di riserva della Confraternita alle presidenziali del 2012 – nel paladino degli islamisti. Solo la transizione a ostacoli è riuscita a convertire Sissi – il più giovane membro del Consiglio Supremo delle Forze Armate, messo al vertice dell’esercito da Mursi nell’agosto 2012 – in un prode della democrazia.

“Pulire” l’Egitto dagli islamsiti è anacronistico e pericoloso. L’Islam ha radici profonde nel Paese e una sua rappresentanza politica resterà una caratteristica dello scenario futuro. Un’epurazione potrebbe avere ricadute negative sulla stabilità del Paese. Basta ricordare la storia algerina per capire che le mosse autoritarie non sradicano tendenze autoritarie. Quando nel 1992, ergendosi a protettori dei cittadini, i militari algerini ribaltarono i risutati elettorali che consegnavano il Paese agli islamsiti, iniziarono anni repressione che continuano anche oggi.

Ma alcuni spiragli restano ancora aperti. Ieri, sono circolate voci secondo le quali la Fratellanza starebbe studiando iniziative per un dialogo di riconciliazione nazionale. Anche senza un ritorno di Morsi, gli islamisti potrebbero trattare per trovare il nome di un nuovo premier. È quindi ancora possibile pensare a uno scenario turco. Nel 1997, con un golpe morbido l’esercito turco rimosse il primo ministro Necmettin Erbakan e iniziò una purga degli islamisti dal governo. L’Islam politico intraprese poi un processo di ricostruzione, trasformandosi in un soggetto più inclusivo: il partito islamico moderato dell’Akp. Questo vinse le elezioni e iniziò a consolidare la presenza dell’Islam moderato nella politica del Paese.