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La morte del dinosauro

É morto Jorge Rafael Videla, militare responsabile della sanguinosa dittatura argentina tra il 1976 e il 1983

“I desaparecidos non sono né morti né vivi. Sono quello che indica la parola. Desaparecidos”. Cosí si giustificava nel 1979 Jorge Rafael Videla di fronte alla stampa internazionale che gli chiedeva spiegazioni sui ‘rumori’ che circolavano intorno alle migliaia di persone sequestrate, torturate e fatte sparire sotto il suo governo. Erano passati pochi mesi dai mondiali di calcio che si disputarono in Argentina. Molti ancora ricordano le urla strazianti dei prigionieri politici, soffocate dai festeggiamenti dello stadio stracolmo dove la ‘selección’ ottenne il suo primo titolo mondiale. “Noi argentini siamo diritti e umani”, aveva detto agli osservatori internazionali che arrivarono a controllare che nel paese non si compiessero atrocitá sotto il suo governo.

Furono in totale 30.000 le persone fatte sparire durante la dittatura militare cominciata il 24 di marzo del 1976, proprio da Videla. Il generale, ossuto e magro aveva portato avanti un colpo di stato contro il debole governo della seconda moglie di Juan Domingo Perón, Isabela de Perón, e cominciato il “Processo di Riorganizzazione Nazionale”. Un programma sanguinoso che prevedeva l’eliminazione fisica della “sovversione marxista”, l’applicazione di un sistema economico ultra liberista, e l’imposizione di una ferrea morale nazionalista e cattolica in tutto il territorio. Da quel momento s’impose la censura piú spietata ai media e la cultura in generale, e una generazione intera é stata fatta prigioniera e uccisa nei campi di sterminio nascosti nelle periferie delle grandi cittá. Portare i capelli lunghi, la barba folta, leggere determinati libri o ascoltare alcuni dischi bastavano per trasformarsi in nemico pubblico.

Videla rimase a capo del genocidio argentino fino al 1981. Lo sostituirono generali e ammiragli, nella dittatura che rimase al potere fino al 1983. Ma é lui il simbolo dell’orrore commesso contro migliaia di argentini, di quella paura che ancor’oggi é viva nel ricordo di milioni di cittadini. All’etá di 87 anni é morto il dinosauro. Cosí lo avevano battezzato cantanti e artisti, sottolineando la sua pesante e anacronica mole nel paese sudamericano. É morto il prigione, lá dove per anni decine di organizzazioni hanno cercato di mantenerlo. Nel 1983, finito l’incubo dittatoriale, é stato condannato all’ergastolo per 504 omicidi commessi sotto il suo governo, nello storico maxiprocesso ai capi delle forze armate. Fondamentale fu il lavoro della Commissione Nazionale sulla Sparizione di Persone, presieduta dallo scrittore Ernesto Sábato. Ma nel 1990, l’allora presidente Carlos Saúl Menem promulgó un indulto che gli permise uscire di prigione, in nome della “conciliazione nazionale”. Un fatto che ancora oggi é considerato un fregio alla democrazia argentina.

Nel 1998 Videla tornó alla sbarra. Un giudice argentino era riuscito ad ottenere il via libera per dichiarare crimine contro l’umanitá l’appropiazione illegale dei bebé sottratti ai genitori imprigionati durante il suo governo. Si calcola che circa 900 bambini siano nati nei campi di sterminio, o sottratti alle loro famiglie e consegnati a ‘gente bene’, per lo piú militari o poliziotti. Di questi, solo 400 oggi conoscono la loro vera storia e la loro identitá, mentre le Madri di Plaza de Mayo e le Nonne di Plaza de Mayo continuano la ricerca dei nipoti sottratti sotto il governo militare.

Un crimine contro l’umanitá non prescrive, e Videla ha affrontato il processo che da allora é ancora in corso. Ma nel 2010 la corte suprema ha dichiarato incostituzionale l’indulto che lo aveva beneficiato, convalidando la condanna e facendola effettiva.

Da allora si trovava nella prigione di Marcos Paz, nella periferia di Buenos Aires. La notizia della sua morte é volata di colpo nella freddissima mattinata autunnale generando ogni tipo di reazione. Anche se nella maggior parte dei casi, si tratta di veri e propri festeggiamenti. Cosí come é successo il 16 marzo scorso, cuando é deceduto l’ex ministro dell’economia della dittatura, José Alfredo Martinez de Hoz. Entrambi erano il simbolo di epoca di orrore per l’Argentina, e la loro scomparsa fisica ha fatto venire a galla il sollievo di milioni di argentini che vedono chiudersi un’epoca oscura. Una societá che 35 anni dopo, ancora cerca i suoi desaparecidos.