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La Cina è qui
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La Cina è qui

La presenza cinese in Zambia, iniziata con l'acquisizione di miniere di rame, è sempre più importante e tocca la vita di tutti.

25 Apr. 2013

“Chiselwa, che chiamavamo Ciccio, all’italiana, per la figura rotondeggiante, adesso c’è’ diventato cosi bravo nell’istallazione di videocamere di sorveglianza per la ditta cinese con cui lavora che sta pensando di mettersi in proprio.

Matthias, proprio lui che ha fatto tanta fatica a liberarsi dal vizietto di appropriarsi di cose non sue, fa la guardia giurata. Robert ha finito la scuola di turismo e lavora per una importante compagnia di viaggi e gli hanno proposto di studiare il cinese, per fare da guida a turisti provenienti da quel paese.

Richard, Mutale e Jackson invece, dopo la scuola per chef, lavorano in tre diversi ristoranti cinesi. Pomulo, Sky, Protasio e Baisikolo hanno incominciato la scuola di saldatori meccanici, ma ciò in cui sono veramente interessati è il gruppo di danze e folklore tradizionale che hanno messo su insieme.

Ma la grande notizia è che Brian ha finito la scuola superiore con risultati cosi alti che quasi certamente sarà ammesso all’università con una borsa di studio governativa.” Mentre mi porta dall’aeroporto di Lusaka (Zambia) a Koinonia, Malama, responsabile della comunità per il recupero di bambini di strada, mi fa una lista dei successi di questo ultimo anno. Ci sono anche risultati più modesti, come Station (cosi chiamato perché la sua base era la stazione ferroviaria) o Peter che fanno semplicemente gli assistenti di fruttivendoli al grande mercato in centro città, ma è bello sentire questo elenco e vedersi passare davanti questi volti.

Certamente nei pochi giorni che passerò a Lusaka li incontrerò tutti, e li sentirò raccontar di persona le loro storie. I cinesi stanno assumendo un ruolo dominante nelle storie dei ragazzi che sono passati da Koinonia, cosi come in tutta la Zambia. Da qualche anno hanno acquisito il controllo delle miniere (rame soprattutto, ma anche manganese, titanio, zinco, ecc), sono onnipresenti con i loro prodotti nel commercio, stanno silenziosamente acquisendo anche enormi tratti di terra. Le statistiche disponibili ci dicono che l’economia zambiana è, fra le africane, quella più controllata dalla Cina.

Nulla di nuovo per la Zambia. Se c’è un paese che economicamente dipende quasi totalmente da paesi e vicende esterne, è questo. Dopo la colonizzazione inglese, che ha portato via solo in rame una ricchezza incalcolabile, lasciando la Zambia con niente – all’indipendenza nel 1964 c’erano tanti laureati locali quanti se ne possono contare sulle dita di una mano, c’è stato un breve periodo di prosperità, basata sull’alto prezzo del rame.

Il crollo mondiale di questo prezzo, dopo che le compagnie americane si impossessarono del rame cileno a seguito del colpo di stato di Pinochet nel 1973, avviò in Zambia un declino inarrestabile, anche per i maldestri tentativi del primo presidente Kenneth Kaunda di imporre il socialismo scientifico. All’inizio degli anni novanta il paese era ridotto nella miseria più nera. La Zambia è il doppio dell’Italia come estensione, ma con un sesto degli abitanti, senza sbocco sul mare e circondato da paesi turbolenti (Namibia, Angola, Congo, Mozambico, Zimbabwe).

Dopo un tentativo di politica agricola assolutamente fallimentare, una prima ripresa economica avvenne verso la meta’ degli anni 90, con l’arrivo dei capitali e delle compagnie sudafricane, ormai libere di muoversi dopo la fine dell’apartheid. Seguiti, dall’inizio del nuovo millennio, dalla valanga cinese. Internamente la Zambia fu uno dei primi paesi africani a muoversi verso la democrazia, senza scosse, secondo l’indole tranquilla degli abitanti.

Lusaka non ha conosciuto un vero e proprio colpo di stato. L’unico tentativo, 1982, organizzato da una trentina di militari, finì quando i golpisti, ormai certi di aver vinto dopo essersi impossessati senza colpo ferire, nella notte delle caserme principali e della radio, erano stati arrestati, tutti sbronzi, in un night club della capitale nelle prime ore del mattino successivo. Adesso la presenza cinese, e il conseguente maggior interesse da parte delle comunità internazionale, ha fatto rifiore i centri commerciali, in genere ridato fiato ad un’economia che era chiusa su se stessa.

Negli anni, i progetti di Koinonia, iniziati nel 1982, hanno seguito questi alti e bassi, con una forte iniezione di fiducia quando è incominciato il sostegno di Amani, una decina di anni fa. Oggi c’è meno povertà visibile, più povertà nascosta, ma comunque i ragazzi che escono dalla comunità hanno maggiori opportunità di lavoro.

“Beh, vuol dire che con tanti figli zambiani primo o poi mi ritroverò una nuora cinese!” scherzo con Malama. “No way! Impossibile, i cinesi non si mischiano mai con noi, socializzano solo fra di loro. Vogliono solo le materie prime e la terra”.

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