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Quattro chiacchiere con le ragazze di Femen Italia

Immagine di copertina

Adoro le Femen. La grinta con cui le attiviste in topless capitanate da Inna Shevchenko scalciano, urlano e incassano manganellate dalle gendarmerie di mezzo mondo, tenendo alta la bandiera del femminismo internazionale, ha sempre esercitato uno strano fascino su di me.

E a quanto pare non sono il solo: l’eccentricità, il gusto per la provocazione e l’avvenenza delle “amazzoni” hanno fruttato al movimento un successo incredibile, tanto che, da gruppuscolo ucraino, Femen si è trasformato in un fenomeno globale. Sezioni di attiviste a seni nudi sono sorte in Brasile, Francia e Germania con l’aiuto delle Femen originali, e probabilmente è solo l’inizio di una massiccia diffusione del franchise.

In Italia, finora, si è visto ben poco, ma le cose potrebbero cambiare presto. Ho incontrato una delegazione delle future Femen italiane in una birreria di San Lorenzo, a Roma. Si chiamano Mary, Martina, Flavia, Elena, Cristina e Alessia, tutte studentesse fra i diciotto e trent’anni, soprattutto di Roma e dintorni, ma non mancano calabresi e campane.

La portavoce, Mary, studentessa di medicina, mi spiega perché Femen Italia è un caso anomalo: «In genere una sezione nasce dopo che una o più ragazze decidono di manifestare spontaneamente in topless. Solo dopo questo “battesimo del fuoco” Inna e le altre le contattano per creare un gruppo più strutturato. In Italia è stato diverso: siamo state noi a cercare le Femen per tradurre il loro blog e pubblicizzare il movimento in Italia.»

Così sono iniziate le prime adesioni, e oggi Femen Italia può contare su una ventina di attiviste, affascinate soprattutto dal respiro internazionale del collettivo, ma anche dalla teatralità delle dimostrazioni e dalla giovinezza delle amazzoni. D’altronde, le persone più giovani sono anche le più critiche nei confronti del movimento: «Molte mie coetanee sembrano non capire che manifestare in topless è un atto di riappropriazione del corpo femminile, rivoluzionario in un mondo in cui le donne vengono esibite come oggetti. Le Femen sono nude, ma non sono a disposizione. Per citare lo slogan che abbiamo utilizzato in una mostra fotografica, queste non sono tette, è un messaggio politico.»

Appunto, dove sono le tette? Perché i blitz contro il Vaticano o Berlusconi sono stati eseguiti da ragazze ucraine e francesi, senza la partecipazione di neanche un’ italiana? « Le forze dell’ordine italiane sono particolarmente brutali, e non siamo ancora del tutto pronte a fronteggiarle.  Soprattutto, l’Italia ha leggi fra le più severe d’Europa quando si tratta di nudità: fra atti osceni, manifestazione non autorizzata e (prevedibilmente) resistenza a pubblico ufficiale rischieremmo tre anni di galera. Stiamo cercando un cavillo legale che ci permetta di manifestare, ma per ora abbiamo deciso di lasciare il campo alle attiviste straniere, che se la cavano con un foglio di via.»

Ciò non significa che rimarranno con le mani in mano. A breve organizzeranno una Slutwalk per sensibilizzare sul tema della violenza sulle donne, a loro avviso la battaglia italiana per eccellenza. Mary è chiarissima: «In Italia c’è un problema di violenza fisica, psicologica e perfino linguistica nei confronti delle donne. È una questione sistemica, anche se alcune istituzioni – come la Chiesa – hanno responsabilità particolarmente gravi. Agiremo quindi su tutti i fronti per cambiare l’imperante cultura del “patriarcato”. »

Siete avvertiti: le Femen tricolori stanno arrivando.