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Birmania: buddisti vs musulmani

Gli stereotipi si rovesciano nel paese di Aung San Suu Kyi

Immagine di copertina

I buddisti sono pochi, buoni, e soprattutto nonviolenti.

Questi sono gli assunti su cui si basa uno stereotipo che – a ben vedere – è stato costruito – e nessuno ne ha colpa – attorno ad alcuni incontrovertibili realtà: i buddisti vengono perseguitati in Cina e – in antico – furono perseguitati in India.

Ma c’è un posto dove lo stereotipo crolla, la Birmania.

Lì i buddisti non sono minoranza, non sono (per forza) buoni e pacifici.

In Birmania gli estremisti buddisti perseguitano una minoranza musulmana, i Rohingya.

Fanno cose terribili, danno fuoco alle abitazioni, decapitano le persone, anche bambini.

E’ la solita vecchia storia, ma rivoltata: un regime, un forte nazionalismo, un versante religioso che può fare da stampella.

Il tutto a spese di una minoranza.

Il 23 marzo le associazioni Rohingya di Nord America ed Europa hanno diffuso un comunicato che denuncia la situazione.

Potete leggerlo qui.

Anonymous, poi, ha lanciato #OpRohingya, come vedete nel video.

Last but not least l’Organizzazioner della Cooperazione Islamica (OIC) ha lanciato il suo Global Rohingya Center (GRC).

Attenzione però, qui siamo dall’altra parte della luna.

La OIC è una lobby e la battaglia che ingaggia “contro ogni forma di islamofobia” è interessata.