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Chi di spada ferisce, di spada…

Bloccato il film voluto dalla Fratellanza

Immagine di copertina

Chi la fa, l’aspetti. Questo il messaggio che si legge nel ghigno di alcuni oppositori della Fratellanza Musulmana che hanno appena appreso la notizia che il film voluto dalla Confraternita è stato bloccato proprio a pochi giorni dall’uscita nelle sale del Cairo.

Ironia della sorte,i nuovi governanti egiziani sono stati colpiti dalla stesa arma che usano da mesi per fare fuori quanti contestano la loro gestione del potere: la censura.

Domenica infatti il sindacato degli attori ha deciso che Al-Taqreera, la pellicola prodotta dalla Reinaissance Cinema, una casa di produzione vicina alla Confraternita, non è pronta al debutto. Tutto fermo. Questo film deve aspettare il via libera, proprio insieme alla attesissima pellicola sugli ebrei egiziani di Amir Ramses che è stata fermato mercoledì scorso da ordini della sicurezza di Stato.

Proprio mentre il sindacato pronunciava il suo verdetto contro il film voluto dagli islamisti, alcuni di questi prendevano a bastonate un gruppo di graffitisti che era arrivato davanti al quartiere generale della Fratellanza Musulmana per disegnare murales critici dell’operato del presidente Mursi. 

A prendere le botte non sono stati solo loro, ma anche i giornalisti che erano lí per seguire l’evento. Sul quotidiano di partito, Hurrya wa al-Adala, Libertà e Giustizia, la Fratellanza continua a descrive i manifestanti come teppisti che minano la sicurezza nazionale. Collezionando una serie di tweet e commenti Facebbok di internauti stanchi dei disordini quotidiani, il giornale mira a screditare quanti combattono per la realizzazione di quella rivoluzione che gli Ikhwan,Fratelli Musulmani, non hanno fatto, ma hanno saputo cavalcare.

Sono mesi che va avanti la campagna denigratoria degli islamisti al potere contri i loro oppositori. Ne sono state vittime giornalisti, scrittori, intellettuali, graffittisti, cantanti, artisti, editori, attori, registi e vignettisti. Eppure, più la morsa della censura cerca di stringere la libertà di espressione, più si affila la punta di quanti non riescono a stare zitti.

Nel 2010 era più facile fare tacere i sovversivi. Ora le loro grida sono più difficili da contenere. Tanto quelle di lotta, che quelle di gioia che si moltiplicano quando un prodotto marchiato Ikhwan è momentaneamente interdetto sul mercato.