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Il mondo questa settimana

Uno sguardo complessivo agli eventi più importanti degli ultimi sette giorni

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Le elezioni politiche che si sono tenute domenica scorsa in Ucraina hanno rappresentato secondo l’Osce una regressione del livello di democrazia del Paese. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa ha bocciato non solo le operazioni di voto e scrutinio ma anche la campagna elettorale: i problemi principali rilevati dagli osservatori riguardano soprattutto l’assenza della leader dell’opposizione Yulia Timoshenko, attualmente detenuta, l’uso scorretto delle risorse amministrative e dei fondi pubblici, il ruolo eccessivo del denaro e l’enorme influenza dei gruppi di potere, la scarsa partecipazione delle donne e la copertura mediatica dichiaratamente di parte.

Il contestato bilancio del Portogallo per il 2013 è arrivato mercoledì 31 ottobre alla votazione preliminare in parlamento, ottenendo l’approvazione grazie ai voti favorevoli della maggioranza di centrodestra guidata da Pedro Coelho, mentre si sono espressi in modo negativo i restanti partiti. La manovra da 5,3 miliardi votata in via preliminare si basa principalmente su un aumento senza precedenti delle tasse che andrà ad inasprire ulteriormente una situazione di generale impoverimento e di forte disoccupazione.

Prima significativa sconfitta in parlamento per il premier conservatore britannico David Cameron. Gli euroscettici del suo partito hanno votato insieme ai laburisti un emendamento in favore di una riduzione del bilancio pluriennale europeo per il periodo 2014-2020, approvato con 307 voti a favore e 294 contrari. Sebbene non sia vincolante, il voto rappresenta una bruciante umiliazione per la coalizione di governo. Cameron è favorevole a un congelamento del bilancio e non a un taglio.

Gli Stati Uniti tornano lentamente alla normalità mentre Sandy, l’uragano che ha causato la morte di almeno 82 persone nella costa nord orientale, si è allontanato. Sono iniziate le opere di ricostruzione delle città distrutte dalla tempesta e si ripresi i servizi, dall’elettricità ai trasporti. Dopo la pausa forzata di due giorni è ripartito anche il duello tra i candidati alle presidenziali in vista delle elezioni del 6 novembre. Grazie alle capacità dimostrata nella gestione dello stato di emergenza Barack Obama è salito nei sondaggi.

Elezioni municipali in Brasile e Cile: malgrado gli strascichi di un primo turno negativo e lo scandalo del mensalão, il Partito dei lavoratori conquista San Paolo con Fernando Haddad. La destra del presidente cileno Piñera perde due bastioni come Santiago del Cile e Providencia. A un anno dalle presidenziali, il carisma del presidente cileno è ormai logoro; in Brasile invece l’egemonia della presidentessa Dilma Rousseff e del suo predecessore Lula da Silva sono ancora salde.

A seguito di pesanti scontri con la polizia almeno quattro persone sono morte a Lima, in Perù. Le forze dell’ordine hanno circondato il quartiere di “La Parada” dove si trova un mercato illegale che le autorità hanno deciso di chiudere. Il bilancio si è concluso con 4 morti, più di 100 arresti e con pesanti scontri che hanno infiammato la città.

In Afghanistan la Commissione Elettorale ha fissato le prossime elezioni presidenziali per il 5 aprile 2014. Gli elettori dovranno scegliere il successore di Hamid Karzai, che non potrà presentarsi per un terzo mandato. L’annuncio di una data è tuttavia solamente l’inizio: il rischio di controversie, frodi e violenze (elementi che hanno caratterizzato le elezioni dell’agosto 2009) rimane alto. Nel frattempo il 26 ottobre, durante la festività musulmana di Eid al-Adha, un attacco suicida a una moschea ha provocato la morte di 41 persone.

Il 30 ottobre il ministro degli Esteri pakistano Hina Rabbani Khar ha affermato in sede Onu che il suo sarebbe uno stato “democratico, pluralista e progressista”, con un parlamento eletto e sovrano, un sistema giudiziario indipendente e mezzi di informazione vibranti. Tuttavia i delegati dei Paesi occidentali hanno sollevato seri dubbi riguardo il rispetto dei diritti umani in Pakistan, specialmente in seguito all’episodio legato alla legge sulla blasfemia. Torture, sparizioni forzate e omicidi rimangono frequenti nel Paese: l’ultimo di una lunga serie è avvenuto nella regione del Kashmir e ha coinvolto un’adolescente di 15 anni, uccisa dai genitori per difendere l’onore della famiglia.

In Myanmar lo stato occidentale di Rakhine è stato scosso da forti tensioni e scontri etnici tra la maggioranza della popolazione buddista e la minoranza musulmana Rohingya, i cui membri sono considerati immigrati illegali dal Bangladesh. Inoltre lo U.N. Office on Drugs and Crime ha reso noto che la coltivazione di oppio nel Paese sarebbe cresciuta per il sesto anno consecutivo: le terre usate a tale scopo sarebbero aumentate del 17 per cento. Una nota positiva risiede nel fatto che la Banca Mondiale ha concesso al Myanmar un prestito di 80 milioni di dollari, destinati alle comunità rurali per la costruzione di strade, ponti, scuole e ospedali.

Non si arrestano le tensioni in Siria. Nonostante il 26 ottobre fosse entrato in vigore un cessate il fuoco di 4 giorni in occasione della festività musulmana di Eid al-Adha si sono verificati combattimenti in diverse città, fra cui anche Damasco. Durante l’ultimo giorno della presunta tregua jet siriani hanno bombardato parti della capitale e nel più recente episodio di violenza 28 soldati dell’esercito sono stati giustiziati dai ribelli, durante un assalto a tre diversi checkpoint nei pressi di Saraqeb.

In seguito ai recenti scontri tra polizia e manifestanti in Bahrein il governo ha vietato tutte le manifestazioni e i raduni pubblici. Il ministro degli Interni ha dichiarato che i “ripetuti abusi” delle libertà di parola ed espressione non possono più essere accettati e che saranno permesse manifestazioni solamente quando la sicurezza e la stabilità nel Paese saranno tali da assicurare l’unità nazionale.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che il suo Likud Party formerà una coalizione con il partito nazionalista Yisrael Beiteinu (guidato dal ministro degli Esteri Avigdor Lieberman) in vista delle prossime elezioni, previste per gennaio 2013. L’opposizione crede che l’unione del Likud e di Yisrael Beiteinu comporterà un forte estremismo dannoso per il paese.