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I “leading” media resistono e sono indispensabili nella lotta contro la disinformazione: la ricerca

Immagine di copertina
Credit: Pixabay

L’importanza dei media per la democrazia è particolarmente evidente in tempi di crisi e di guerra. Il progetto di ricerca globale Media for Democracy Monitor mette a confronto le prestazioni dei principali mezzi di informazione in 18 paesi del mondo, attraverso la misurazione di 30 indicatori empirici legati al ruolo dei media nelle democrazie. I risultati mostrano come il consumo dei mezzi di informazione tradizionale, tra quelli individuati come i maggiori riferimenti dell’opinione pubblica nei paesi oggetto di analisi, soffra meno di quanto il senso comune potrebbe suggerire la grande varietà di distrazioni digitali, e confermano il proprio ruolo indispensabile nella lotta contro la disinformazione.

Nel terzo e ultimo volume che presenta i risultati dell’edizione 2021 di questo progetto di ricerca – coordinato dal Dipartimento di Studi di Comunicazione dell’Università di Salisburgo. I ricercatori MDM hanno lavorato ad un confronto su due diversi livelli: tra i principali mezzi di informazione dei 18 paesi coinvolti, e tra i risultati di questa edizione e di quella precedente del 2011. Tra i principali risultati è emerso che nonostante le piattaforme di comunicazione digitale abbiano sconvolto l’economia e le relazioni competitive in tutto il mondo, i principali mezzi di comunicazione rimangono uno strumento efficiente e molto richiesto per informare la popolazione.

I media contrastano la disinformazione

Sebbene i principali mezzi d’informazione abbiano un ruolo fondamentale nel riportare la disinformazione per rettificarla, il timore è che possano involontariamente contribuire a diffonderla ulteriormente. I risultati dello studio mostrano tuttavia, che redazioni ben preparate e ben attrezzate, a livello di formazione e mezzi, sono in grado di denunciare e combattere con successo la disinformazione attraverso il giornalismo investigativo. Ciò accade con successo nelle redazioni in cui i caporedattori sono chiaramente e fermamente impegnati in questo compito, una realtà che riguarda particolarmente i paesi anglosassoni, Canada e Gran Bretagna, così come nei paesi nordici, Svezia e Danimarca.

In altri paesi invece, il giornalismo investigativo è considerato un bene di lusso, se non addirittura un’eccezione, nonostante l’urgenza globale di individuare strumenti e pratiche per combattere la disinformazione. I risultati della ricerca restituiscono un quadro contraddittorio. Da un lato, le tecnologie digitali permettono nuove forme di ricerca investigativa basate sui dati; dall’altro, la digitalizzazione mina l’uso di queste nuove possibilità perché le piattaforme di comunicazione digitale “requisiscono” utenti e ricavi pubblicitari dei newsmedia, privandoli del capitale economico, e sociale, necessario per praticare ed implementare il giornalismo investigativo. In tempi caratterizzati da alti volumi di disinformazione, è particolarmente importante fornire ai giornalisti tempo e risorse sufficienti per combattere questa battaglia. La pratica del giornalismo investigativo non può essere data per scontata, ma deve essere sostenuta da fattori strutturali in modo mirato e continuo.

Contraddizioni nella trasparenza e nella democrazia interna delle redazioni

Ulteriori contraddizioni sono emerse dall’analisi degli indicatori relativi alla trasparenza e ai processi di democrazia interna delle redazioni. Quegli stessi media che rivendicano libero accesso e trasparenza delle fonti, allo tempo stesso mancano di mettere in pratica questi principi quando si tratta di rivelare le procedure del proprio lavoro.

Non solo, la stragrande maggioranza dei media studiati non applica nelle proprie routine consolidate i principi democratici del processo decisionale nelle proprie redazioni. Allo stesso tempo però i giornalisti, nello svolgimento della loro funzione di cani da guardia della democrazia, controllano meticolosamente il rispetto dell’accountability delle istituzioni attive nella sfera pubblica.

Questi sono i risultati principali del progetto di ricerca globale Media for Democracy Monitor del 2021, condotto sotto l’egida dell’Euromedia Research Group in 18 paesi del mondo tra il 2020 e il 2021. Il Dipartimento di Studi di Comunicazione dell’Università di Salisburgo è alla guida della rete di ricerca globale (www.euromediagroup.org/mdm) ed è responsabile del rapporto nazionale austriaco.

Il volume è disponibile in open access sul sito dell’editore Nordicom: http://norden.diva-portal.org/smash/record.jsf?pid=diva2%3A1641194&dswid=-277

Il webinar di presentazione si terrà oggi, 16 marzo, alle 15:00: registratevi qui.

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