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Scusaci tutti, Carlos (di Selvaggia Lucarelli)

Di Selvaggia Lucarelli
Pubblicato il 22 Ott. 2020 alle 18:10 Aggiornato il 22 Ott. 2020 alle 18:40
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Immagine di copertina
Fabrizio Corona con l'ex moglie Nina Moric in tribunale a Milano per l'udienza, presso il tribunale di sorveglianza, per l'affidamento in prova ai servizi sociali, 17 ottobre 2012. ANSA / MATTEO BAZZI

Intanto chiedo scusa a Carlos. Perché quando si scrive di un ragazzino di 18 anni che forse, se potesse, sarebbe a mangiarsi un hamburger con gli amici senza che gli adulti si occupino di lui, bisogna sapere che anche le buone intenzioni nascondono una macchia, qualcosa di sbagliato, un torto a prescindere. E quel torto è anche il mio, oggi. C’è però, nello scempio pubblico che si sta facendo della sua vicenda, qualcosa che non si può far passare liscio. Qualcosa che nel silenzio ci rende complici o comunque spettatori morbosi che osservano dal buco della serratura ma fanno finta di no, di non sapere cosa accada a Carlos, di non aver visto suo padre urlare come un ossesso, di non aver visto quel video agghiacciante pubblicato dalla madre. E di non ricordare da dove si arriva.

Sono anni che certa stampa e la tv – una certa tv – cannibalizzano la storia “familiare” di Nina Moric, Fabrizio Corona e l’ex di Nina Moric, sapendo perfettamente che per quanto loro siano ben felici di offrirla al pubblico dietro lauti compensi, c’è un ragazzino (bambino, quando è iniziato tutto) nel mezzo che non merita tutto questo. Carlos, il bambino intelligente di cui il papà, tanti anni fa, diceva “Va in edicola e compra solo Focus, è pazzesco”, ha fatto i conti troppo presto e senza scudi con un padre che entrava e usciva di galera, con una madre in balia delle sue fragilità, costantemente manipolata da uomini borderline, dalla tv che la corteggia per farle dire, guardando in camera, che Carlos veniva picchiato da un ex.

Quella stessa tv che poi invita l’ex a dire che no, Carlos ha una mamma che fa autolesionismo e così via. Nel mezzo, tentativi smentiti di suicidio, i genitori di Carlos che si odiano e si vogliono bene a giorni alterni e secondo alleanze momentanee. Se Nina lascia un borderline, l’altro borderline ci fa pace, se lei se lo ripiglia ricominciano le ripicche vie social e le accuse in tv dell’altro borderline. Nel mezzo Carlos, sballottato a destra e a sinistra, in un’altalena di affidamenti alla mamma, poi alla nonna paterna, poi al papà, poi arriva la maggiore età e con la maggiore età la sua esposizione sui social che aumenta, perché a quel punto l’alibi dei genitori è “è lui che decide”. Ma cosa decide, davvero, chi è sempre stato nel mezzo di questo delirio esibito e venduto alla tv e ai giornali? E dove sono stati, in tutti questi anni, gli assistenti sociali? Certo, sono intervenuti, hanno valutato, hanno preso decisioni. Ma la domanda è: se i genitori non si fossero chiamati come si chiamano, se gli avvocati non fossero stati quelli strapagati, se i due fossero stati due anonimi cittadini, magari ignoranti e indigenti, Carlos sarebbe rimasto in balia di tutto questo? Io credo di no.

Credo che questo ragazzino sarebbe stato protetto con più efficacia. In un’ospitata dalla D’Urso, a febbraio, s’era vista una Moric visibilmente sconvolta, alterata, che faticava a parlare. Uno spettacolo pietoso, in cui Carlos era il centro della storia. Spettacolo che non sarebbe mai dovuto andare in onda. E invece le puntate sono andate avanti con la ridicola ricerca dello “scomparso” ex di Nina e il circo trash della madre dello scomparso, e poi le accuse di lei, Nina, riguardo violenze subite, i lividi mostrati, le smentite di chirurghi che “no, quelli sono lividi da chirurgia estetica” e infine Carlos che sui social, pubblicizzato dalla mamma: “Mia mamma è stata picchiata e anche io, quelli non sono lividi da chirurgia”. Insomma, una schifezza.

Una schifezza che andava chiusa, interrotta, cancellata per sempre per uno straccio di umana pietà nei confronti di quel ragazzino. Ragazzino che da quando era andato a vivere col padre (padre ai domiciliari, sotto psicofarmaci) sembrava diventato la proiezione di ciò che vorrebbe essere suo padre e che non sarà più per raggiunti limiti anagrafici. La palestra, l’addominale scolpito, la linea di abbigliamento con le iniziali, le frasi motivazionali urlate come un Rocky esaurito, un profilo Instagram tenuto in piedi senza convinzione, Carlos pareva in balia di decisioni altrui. E lo si intuisce chiaramente in un video che pubblica sua madre, l’ennesimo video in cui un ragazzino viene esposto a questa pornografia mediatica del dolore, senza nessuno che lo fermi, lo aiuti, lo protegga. Che gli dia una carezza, in mezzo a tanta follia. Ed è quel video che sua madre pubblica nella convinzione che la liberi di ogni colpa, che c’è tutto quello che di inchiodante si potrebbe immaginare: lei che gli ripete più volte “Posso pubblicarlo, mi autorizzi?” con tono orientante, lui che parla di un fantomatico, inquietante “Michelangelo” che “Quando lo conoscerai saprai la verità mamma”, lei che “io per te darei la vita”, lui “Io ammazzerei tutti”, “spacco tutto, io sono un guerriero combatto a testa alta, onore, vado da lui!” in questo mix di drammaticità tipico della madre e di toni enfatici tipici del padre. E alla fine, mentre non si può che provare una gran pena per Carlos e forse un po’ per tutti i protagonisti di questa oscena vicenda, c’è ancora una volta Carlos, Carlos che uno lo guarda e vorrebbe abbracciarlo.

“Non mi è mai piaciuta la palestra, non mi interessano le magliette col mio nome, non mi interessa essere famoso, la tv, io voglio solo andare a vivere in un altro paese”, dice. E mentre accontenta sua madre, mentre lei è collegata via telefono e guarda piagnucolante e soddisfatta il figlio ribellarsi a suo padre che a sua volta giorni prima era andato dalla D’Urso, Carlos continua a dire a tutti che lui non ce l’ha con nessuno, che vuole bene a Nina, che vuole bene al papà, che non vuole far male a nessuno. E noi che guardiamo dal buco della serratura, non possiamo che chiedergli scusa. Per chi l’ha esposto, per chi non l’ha allontanato, per chi ne ha fatto carne da macello nei salotti tv, per chi ha spiato, per chi ne ha scritto. Scusaci tutti, Carlos.

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