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Tolo Tolo, le recensioni del film di Checco Zalone

Tra buonismo e cinismo, ecco come i principali giornali hanno recensito la nuova opera di Zalone, in uscita dal 1 gennaio 2020

Di Antonio Scali
Pubblicato il 28 Dic. 2019 alle 12:44 Aggiornato il 28 Dic. 2019 alle 13:13

Tolo Tolo, le recensioni del nuovo film di Checco Zalone: tra buonismo e politicamente scorretto

C’è grande attesa per l’uscita di Tolo Tolo, il nuovo film di Checco Zalone nelle sale di tutta Italia a partire dal 1 gennaio 2020. L’attore pugliese ha presentato la pellicola nella giornata di ieri, 27 dicembre 2019, dopo le tante polemiche che lo hanno travolto, a causa in particolare della canzone L’immigrato, accusata di razzismo.

A tal proposito, Zalone ha commentato: “Tutti ci aspettavamo le critiche, ma non di finire sulle prime pagine dei giornale e come argomento di dibattito nei talk show, una cosa che mi ha anche stancato e dopo alcuni giorni non mi interessava più. Con i social è come aver un megafono di qualsiasi commento, ma spesso le critiche provengono da un esiguo numero di persone ed i giornalisti prendono questi commenti e creano la polemica perché mi rendo conto sia più interessante dal punto di vista della comunicazione, ma io non ho sofferto di questo, anzi mi sono divertito ed è stato anche un bel battage pubblicitario”.

Un film, il primo diretto dallo stesso Zalone, che gioca sui più comuni pregiudizi e luoghi comuni sull’immigrazione, nel solco della grande commedia all’italiana. “Guardo con rispetto Dino Risi e Alberto Sordi, cerco di seguire il solco tracciato da loro, ma con le dovute distanze”, ha raccontato l’attore in conferenza stampa.

Tolo Tolo, le recensioni del nuovo film di Checco Zalone

Ma quali sono le recensioni dei principali giornali italiani? Come hanno accolto Tolo Tolo? La sensazione è qualcosa di diverso e più profondo rispetto alle opere del passato. Magari con qualche risata in meno e qualche spunto di riflessione in più. Spiega Paolo Mereghetti sul Corriere: “Chi cambia questa volta è il regista-sceneggiatore che non si limita più ad offrire al suo protagonista l’occasione per una risata, ma lo spinge verso un’altra direzione, costringendolo a misurarsi con qualcosa su cui in passato avrebbe preferito chiudere gli occhi o sorvolare con una battuta”. Il critico cinematografico paragona la comicità cruda e a tratti sgradevole di Zalone a quella di un maestro come Alberto Sordi.

Per Emiliano Morreale di Repubblica, Tolo Tolo è “il film politico italiano dell’anno”. “I migranti sono un reagente che fa risaltare qualunquismo, fascismo, opportunismo: Checco che viene posseduto dal demone del fascismo e comincia a parlare con la voce di Mussolini; il politico ignorante che vediamo far carriera lungo il film; i parenti che auspicano la morte del congiunto, piangono in tv e, alla bisogna, urlano “Prima gli italiani!” a casaccio, sicuri di suscitare l’applauso della platea”.

Piuttosto critica la recensione del Messaggero, che parla di un film “buonista“: “Il prologo pugliese funziona e strappa il sorriso, se non la risata. Il resto del film è monotono, salvo i siparietti dell’arrampicatore sociale e politico (l’ottimo Gianni D’Addario), mezzo Conte e mezzo Di Maio. Tutto questo occupa mezz’ora. La restante ora, quella africana, sta tra il drammatico non credibile e il comico non riuscito. Nemmeno la telefonata dalla famiglia a Checco in mezzo a un combattimento si sottrae ai limiti sia di sceneggiatura, sia di regia”.

Davide Turrini su Il Fatto Quotidiano scrive: “Il suo Tolo Tolo, quinto film da protagonista assoluto, sguazza con spregiudicata follia nel politicamente scorretto da fare impressione. Niente più minoranze di genere al centro del mirino del sua comicità. Stavolta è il turno del bersaglio grosso. L’argomento di cui tutti parlano, dai bar al Parlamento: i migranti, gli immigrati, gli africani sui barconi. Una intromissione surreale a gamba tesissima, priva di freni etici, zeppa di numeri modello musical, dove le battute e le situazioni comiche si susseguono con un ritmo forsennato”.

Teresa Marchesi su Huffington Post commenta senza giri di parole: Tolo Tolo “seppellisce tutte le accuse al suo contestato trailer ‘razzista’ semplicemente perché è l’esatto contrario: antirazzista, politicamente iper-corretto e tanto buonista – anche per una persona di sinistra come me – che forse gli incassi ne soffriranno. Quel videoclip provocatorio, “Immigrato”, è stato in sostanza una furba operazione di depistaggio”.

Tra le recensioni del nuovo film di Zalone, da segnalare anche quella di Avvenire. Anche per il quotidiano dei vescovi le polemiche sul razzismo sono pretestuose, nonostante lo stile politicamente scorretto dell’attore e regista pugliese: “Il talento di Zalone sta nel metterci davanti allo specchio e farci vedere un italiano cinico, spesso sgradevole, eticamente discutibile, mediocre e qualunquista, ma nel quale tutti noi possiamo riconoscerci, almeno in parte, perché mai privato della sua umanità, per quanto imperfetta. Cosa che dovrebbe essere chiara anche a tutti coloro che hanno polemizzato con la canzone che accompagna i titoli di coda, Immigrato, paradossalmente difesa proprio da chi il regista prendeva in giro”.

Dal 1 gennaio 2020, con l’uscita nelle sale in ben 1200 copie, la prova più importante: quella del pubblico. Tolo Tolo riuscirà a bissare gli incassi record di Quo Vado, i 65 milioni di euro d’incassi di quattro anni fa?

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