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All Together Now: sì la musica è cambiata, ma in peggio

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All Together now

Devo dire che sono stato uno dei fans della prima ora di “all together now”: quel muro variopinto, gli stacchetti, Iva Zanicchi che cerca di far fare coming out a un povero malcapitato, Mietta che si prende 5 minuti dal continuo fare post su Bibbiano, gli stacchetti dove tutti si spintonavano per farsi inquadrare: tutto così sublimemente leggero come non si vedeva dai tempi di “non è la Rai” del mai abbastanza celebrato Gianni Boncompagni.

Ieri, dopo un lungo battage pubblicitario, è partita la terza edizione dove, come recita il claim “la musica è cambiata”: decisamente in peggio trasformando lo show in una sorta di ibrido tra “The voice” e “Tu si che vales”, un wannabe talent di successo ma senza successo. I primi a sentenziarlo sono stati gli ascolti: due punti di share sotto la premiere dello scorso anno e battuti persino dalla replica di Ulisse del “sempre sia lodato” Piero Angela. (E Michelle ancora a caccia di un successo chiaro e definito che, quando si allontana da Striscia, stenta ad arrivare)

Le cause di questa disfatta sono decisamente svariate.
1) Intanto il downgrade della forza principale del programma: il muro. I 100 “morti di fama”, messi a giudicare sono ormai diventati inutili. Spariti gli stacchetti, spariti i loro giudizi, sparita anche la parte più singolare: quella dove i concorrenti entravano senza raccontare nulla di sé diventando oggetto di commenti, freddure e battute ancora prima di cantare. Ora esiste una giuria vera e propria: pronta a sentenziare sulla Global Relax ad alzata assistita ormai diventata il marchio di fabbrica Mediaset per i giudici appollaiati.

2) I 4 malcapitati della giuria di qualità sono, quasi tutti, vecchie conoscenze del mondo della tv: Francesco Renga, sempre più prossimo nella sua trasformazione in Alessandro Borghese e di ritorno da The Voice, Rita Pavone direttamente dall’ultimo Sanremo e ringalluzzita dalle ultime polemiche sovraniste che lei rispedisce al mittente dicendo “Io ringrazio Salvini così come Togliatti che parlava sempre bene di me” che la sinistra riparta da Rita Pavone!), J.Ax, il veterano, la certezza, il capobanda e, la più discussa sui social, Anna Tatangelo, popstar per mancanza di indizi, ormai da un po’ di tempo prestata con successo alla tv.

È stata lei che, finalmente, ha dato, dopo 10 anni, alla sua storica frase dell’X Factor che fu (Quando la persona è niente, l’offesa è zero) una degno eredità: “Nessuno è patentato. Perché altrimenti sul web dai la patente a tutti per continuare a scrivere merdate!” Una frase, il cui significato sarà probabilmente il terzo segreto di Fatima o custodito gelosamente nell’area 51.

3) Sabato sera, in prima serata su RaiUno, Costantino della Gherardesca ha avuto l’ardire di lanciare un accorato appello: “basta, basta tv del dolore!” Io vorrei rilanciare questo appello anche agli autori di “All Together now” che quest’anno, tra un ingiustificato entusiasmo di Michelle e l’altro, ci sono andati con la mano pesante: non c’è bisogno di una storia strappalacrime abbinata ad ogni concorrente. Invece, sapreste di cosa c’è bisogno? Di avere un po’ più di rispetto per il momento storico che stiamo vivendo. Va bene che avete dichiarato che gli artisti vengono quotidianamente tamponati, ma vedere, comunque, 100 persone tutte appiccicate, la giuria e i concorrenti attaccati, in un totale sfregio delle norme e dei sacrifici, è una cosa che non si può vedere. Senza se e senza ma.

Leggi anche: X Factor 14, dal disastro all’ecatombe (di Matteo Giorgi)

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