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Anche l’Europa e l’Italia sono responsabili della deforestazione dell’Amazzonia: ecco perché

Credits: Photo by Carl DE SOUZA / AFP
Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 23 Ago. 2019 alle 19:27 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:05

Anche l’Europa e l’Italia sono responsabili della deforestazione dell’Amazzonia: ecco perché

L’Amazzonia brucia ma le responsabilità sono da ricercare anche in Europa e in Italia. Dal gennaio 2019 i roghi che la devastano sono aumentati dell’ 83% , quasi 73mila incendi, rispetto ai 39.759 registrati in tutto il 2018.  A lanciare l’allarme sono i satelliti dell’Agenzia di ricerca spaziale brasiliana (Inpe) che hanno rilevato come solo nel mese di maggio siano stati persi 739 chilometri quadrati di foresta pluviale.

L’accordo commerciale Ue-Mercosur

Quello di cui si è discusso meno, però, è il contributo dell’Unione europea alla deforestazione del polmone verde del mondo. Il 28 giugno del 2019 la Commissione europea ha approvato un accordo commerciale tra l’Ue e i paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), frutto di 39 round di negoziati e di ben venti anni di trattative.

La foresta amazzonica ha perso 739 chilometri quadrati in un solo mese: ecco l’effetto Bolsonaro

Con il governo di Mauricio Macri in Argentina e di Jair Bolsonaro in Brasile è arrivato il sì definitivo. L’obiettivo è l’aumento delle esportazioni di carne bovina di circa il 30% , l’equivalente di 99mila tonnellate annue, e di altri prodotti agricoli verso l’Unione europea. In cambio l’Europa riceverà un’apertura dei mercati e una tassazione agevolata per le auto di grossa cilindrata, i macchinari e i prodotti chimici, per un risparmio di circa 4 miliardi all’anno.

Perché il patto possa diventare effettivo, però, mancano ancora tre passaggi: una prima ratifica da parte del Parlamento europeo, una seconda approvazione da parte del Consiglio e un via libera dai singoli parlamenti nazionali.

L’Amazzonia brucia: le dichiarazioni dell’esperto a TPI

Secondo i dati forniti a TPI dal ricercatore Riccardo Mastini dell’Istituto di Scienza e Tecnologia Ambientale dell’Università Autonoma di Barcellona, il Brasile esporta circa 11 milioni di tonnellate di carne all’anno, di queste 200mila sono destinate in Europa, 321mila sono inviate in Russia e altre 322mila raggiungono la Cina. L’Italia contribuisce invece importando circa 27mila tonnellate di manzo.

L’iper-consumo di carne e gli incendi dell’Amazzonia sono legati: ecco perché

“L’obiettivo di questo accordo è un aumento delle esportazione di carne verso l’Europa di circa 99mila tonnellate. Si parla quindi di un aumento di circa il 50%, dal momento che adesso si aggirano intorno alle 200mila”. Mastini sottolinea però come questo accordo non rappresenti che un’ulteriore aggravio di una situazione già insostenibile: “Questa esportazione della carne, non serve a coprire la domanda interna del Brasile ma a fare in modo che i paesi dell’Occidente possano mantenere i loro attuali livelli di consumo. A loro volta i paesi occidentali che non hanno la possibilità di produrre così tanta carne a basso costo, esportano la depredazione ecologica in altri paesi come il Brasile”. La possibilità di identificare i singoli colpevoli della deforestazione sono ridotte, perché la catena produttiva coinvolge numerose aziende: “Gli allevatori fanno in modo che si incendino le foreste, e i piccoli produttori vendono poi alle multinazionali i loro prodotti. All’interno del Brasile oltre allo stato federale sono poi le singole regioni che hanno la responsabilità di controllare e tutelare le foreste e questo permette al presidente di scaricare anche su altri attori parte della responsabilità”.

L’Amazzonia brucia, Europa Italia sono responsabili: la lettera delle organizzazioni della società civile

A giugno oltre 340 organizzazioni della società civile hanno inviato una lettera ai principali organi dell’Unione Europea, chiedendo di bloccare l’accordo:

“L’Unione europea è il secondo importatore di soia dal Brasile e uno dei principali importatori di carne e di altri prodotti agricoli. Per questa ragione l’Unione europea ha la responsabilità di difendere i diritti umani e di impedire le ingiustizie che si stanno verificando sotto il governo Bolsonaro. Deve fare pressioni per supportare la società civile, i diritti umani e difendere l’ambiente. L’Unione europea è nel bel mezzo di una trattativa con i paesi del Mercosur che cerca di espandere l’accesso al mercato di questi paesi, Brasile compreso. E’ necessario che l’Unione europea mandi un messaggio inequivocabile al presidente Bolsonaro, rifiutando di portare avanti questo negoziato fin quando non avranno fine le violazioni dei diritti umani e non saranno prese delle misure per fermare la deforestazione e per rispettare gli accordi di Parigi”.

Ma l’accordo è andato avanti lo stesso e solo ik 23 agosto si sono levate le prime voci di dissenso esplicito da parte del governo francese di Macron. Dopo uno scontro diretto su Twitter con il presidente Bolsonaro, Emmanuel Macron ha dichiarato che “in queste condizioni, la Francia si oppone all’accordo di libero scambio Ue-Mercosur”.

Dopo la dura posizione dell’Eliseo la Commissione europea ha tentato di difendere l’accordo sostenendo che “il patto offre un modo per ancorare il Brasile all’accordo di Parigi sul clima”. L’esecutivo comunitario sostiene che l’accordo sia utile anche a realizzare un tavolo su cui “lavorare insieme su altre questioni ambientali”.

La protesta di Fridays for Future e le dichiarazioni a TPI di un attivista

Sulla vicenda il governo italiano per il momento tace, nel pomeriggio del 23 agosto in tutte le piazze delle principali città d’Italia i ragazzi del movimento Fridays for Future, ispirato dall’azione di Greta Thunberg, hanno protestato di fronte alle ambasciate del Brasile contro la deforestazione dell’Amazzonia e le politiche del presidente Bolsonaro. Lorenzo Tecleme, un attivista del movimento, ha dichiarato a TPI che l’iniziativa è il frutto di un appello di Fridays for Future Brasile: “Abbiamo deciso di accogliere la loro richiesta d’aiuto, e abbiamo organizzato questa manifestazione in poco tempo, ottenendo un grande successo. La battaglia di Fridays for Future non si ferma e già domani 24 agosto sarà lanciata “una campagna social per chiedere a tutti i personaggi pubblici di esprimersi sulla questione”, dichiara Lorenzo.

L’opposizione della Coldiretti all’accordo Ue-Mercosur

Anche la Coldiretti è intervenuta sul tema, perché questo accordo oltre a minacciare l’ambiente potrebbe danneggiare anche la produzione nazionale interna che verrebbe facilmente battuta dalla concorrenza delle carni estere a basso prezzo. Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel pomeriggio ha rilasciato un comunicato in cui dichiara il suo apprezzamento per la posizione di Emmanuel Macron: “Gli accordi europei di libero scambio siglati dall’Unione Europea devono rappresentare una priorità per il prossimo Governo affinché sia garantito che per tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute. Il settore agricolo non deve diventare merce di scambio degli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto sul piano economico, occupazionale e ambientale sui territori”.

I dati denunciati dalla Coldiretti sono preoccupanti: “Si tratta di fatto di una concorrenza sleale nei confronti degli allevatori italiani e di un abbassamento della qualità per i consumatori, considerato che i Paesi del Mercosur non rispettano gli standard produttivi e di tracciabilità oggi vigenti in Italia e nel Vecchio Continente. Per il pollame nell’Unione Europea è aumentata a 180mila tonnellate l’offerta attuale a dazio zero con gravi preoccupazioni per l’aspetto sanitario”. L’accordo, inoltre, sostiene Coldiretti “legittima le imitazioni di oltre il 93% dei prodotti agroalimentari Made in Italy, compresi i prodotti più esportati all’estero, a partire dalla Fontina, dal Parmesan, Parmesano, Parmesao, Reggianito e Grana. In questo modo si assicura di fatto il benestare Ue a una produzione locale del falso che è già tra le più fiorenti e che viene peraltro esportata in tutto il mondo”.

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