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Greta Thunberg racconta la sua malattia: “Sono affetta da sindrome di Asperger e soffro di mutismo selettivo” | VIDEO

La giovane attivista svedese, ospite del TEDx di Stoccolma, parla della sindrome da cui è affetta

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 15 Mar. 2019 alle 11:20 Aggiornato il 15 Mar. 2019 alle 11:53
Immagine di copertina
Greta Thunberg. Credit: AFP

“Parlo solo quando è veramente necessario, ora è uno di quei momenti”. Greta Thunberg si presenta al mondo così, quando nel novembre del 2018 sale sul palco del TEDx di Stoccolma e parla di sé, della sindrome di Asperger da cui è affetta e del suo mutismo selettivo.

“Quando avevo appena otto anni sentii parlare per la prima volta del cambiamento climatico o del riscaldamento globale. Era stato creato dagli uomini a quanto pareva, con il nostro stile di vita”. Inizia così il primo discorso di Greta, l’attivista di 16 anni che ha dato vita a un movimento globale contro il cambiamento climatico.

“Mi fu chiesto di spegnere le luci per risparmiare energia e di riciclare carta per risparmiare risorse. Mi ricordo di aver pensato quanto fosse strano che gli umani – una specie animale tra le tante possibili – fossero in grado di alterare il clima mondiale. Perché se così fosse, se davvero stesse succedendo, di certo non parleremo di altro”. Greta, 16 anni, sottolinea come un fenomeno di questa portata dovrebbe essere – come non è – la prima preoccupazione di tutti: radio, giornali, tv, tutti i media dovrebbero parlare in continuazione di quello che sta succedendo al clima, “come se fosse in corso una guerra mondiale”.

Ma così non era e non è. “Per me questo non è possibile, è assurdo”, spiega pacata la ragazzina. A quel punto Greta racconta di quando a 11 anni si è ammalata: è caduta in depressione e ha smesso di parlare e di mangiare. “In seguito mi furono diagnosticate la sindrome di Asperger, l’Ocd e il mutismo selettivo”, racconta la 16enne.

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“Questo significa che parlo solo quando penso sia necessario. E ora è uno di quei momenti”. Greta parla e davanti a sé solo un silenzio sacro ad accogliere le sue parole, poi uno scroscio di applausi. “Per quelli di noi che cadono in questo spettro, quasi tutto è o bianco o nero. Non siamo molto bravi a mentire e di norma non desideriamo partecipare a quelle trame sociali a cui il resto di voi sembra appassionarsi tanto”, sorride timidamente Greta, insieme al suo pubblico.

“Sotto molti profili trovo siamo noi autistici quelli normali e che il resto del mondo sia piuttosto bizzarro, soprattutto quando si tratta della crisi di sostenibilità, con tutti che parlano del cambio climatico come di una minaccia esistenziale e malgrado ciò vanno avanti come se niente fosse”.

Non riesce a capacitarsene, Greta. perché – spiega ancora – se le emissioni devono essere fermate, allora vanno fermate e basta: “Per me questo è bianco o nero, non esistono zone grigie per la sopravvivenza. O progrediamo come civiltà, o no.  Dobbiamo cambiare”.

Quello che preoccupa di più la 16enne è il fatto che nessuno parli davvero di quanto sta accadendo, delle specie che si estinguono e dei gas serra intrappolati nell’ecosistema. “Nessuno parla mai di equità e di ‘giustizia climatica’”, come menzionato nell’accordo di Parigi. Questo significa che le nazioni ricche dovrebbero arrivare a emissioni zero entro sei anni, dodici anni, permettendo così ai paesi più poveri di aumentare i loro standard di vita.

“Come possiamo aspettarci da paesi come Nigeria o India un impegno per il clima, se noi che abbiamo tutto non pensiamo un attimo né al clima né agli impegni presi con gli Accordi di Parigi?”, chiede Greta, che continua ancor: “Siamo malvagi se continuiamo ad aumentare le emissioni? No, ovviamente. Le persone continuano a fare quello che fanno perché non hanno la minima idea delle conseguenze sulla vita quotidiana”.

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La critica forte di Greta è nei confronti degli adulti del 2018: “Se avrò nipoti nel 2078 mi chiederanno di voi, forse mi chiederanno perché non avete fatto niente, quando c’era ancora una finestra per agire. Quel che decidiamo di fare condizionerà tutta la mia vita, quella dei miei figli e dei miei nipoti. Le azioni, le omissioni di oggi non potranno essere corrette in futuro”.

Per questo nell’agosto del 2018 Greta decise di averne abbastanza, si sedette davanti al Parlamento svedese e si fece conoscere al mondo intero: “Proclamai il mio sciopero per il clima”. A chi le dice che farebbe bene ad andare a scuola e studiare per diventare una scienziata del clima e cambiare le cose, lei risponde: “Conosciamo tutti i fatti e le soluzioni per la crisi climatica. Dobbiamo ‘solo’ darci una mossa e cambiare. Perché dovrei formarmi per un futuro che non c’è se nessuno sta facendo nulla per salvarlo, quel futuro? Perché dovrei andare a scuola, imparare nozioni su nozioni, quando i dati forniti dalla scienza avanzata sembrano non significare nulla per la società e per i politici?”.

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“Alcuni dicono che la Svezia è un piccolo paese e qualunque nostra azione non avrà grande impatto. A mio avviso, invece, se qualche bambino guadagna le prime pagine di tutto il mondo, solo assentandosi da scuola per qualche settimana, pensate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo volessimo”.

Le ultime parole del discorso di Greta al TEDx sono le più dure: “Vi aspetterete adesso un messaggio di speranza, ma non sarà così. Da 30 anni ci riempiamo di chiacchiere e pensieri positivi. Mi dispiace ma non funzionano. Se funzionassero, a questo punto le emissioni sarebbero diminuite. Così non è stato. E sì, abbiamo bisogno di una speranza. Ma più ancora della speranza ci serve l’azione. Quando inizieremo ad agire troveremo ovunque motivi per sperare. Quindi, invece di affidarci alla speranza, dedichiamoci all’azione. Solo a quel punto avremo ragione di sperare. Il cambiamento deve iniziare oggi”.

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