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“Con Draghi credevamo di aver trovato un alleato, ma nulla è cambiato”: i giovani italiani reclamano i fondi del Recovery

Di Redazione TPI
Pubblicato il 7 Apr. 2021 alle 15:54 Aggiornato il 7 Apr. 2021 alle 16:04
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Immagine di copertina

Pubblichiamo l’appello “Adesso Basta” di “Uno non Basta”, il movimento apartitico che a Dicembre dello scorso anno ha lanciato una petizione per chiedere che i fondi del Next Generation – almeno 20 miliardi – siano stanziati per giovani e politiche del lavoro. A gennaio il comitato, nato dalle associazioni no profit Visionary Days e Officine Italia, ha proiettato il suo slogan sulla facciata di Palazzo Chigi. “Chi non investe nei suoi giovani non ha futuro”, recitava il messaggio. Rimasto inascoltato anche da Draghi.

Tra qualche settimana, il 30, scade il termine per presentare in Europa il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

È da Ottobre che abbiamo cominciato a lavorare al progetto #UnoNonBasta, lanciato a Dicembre. Già allora pensavamo fosse troppo tardi, che fosse un rischio, che “tanto” alla fine non cambia nulla. Figurarsi ora.

Abbiamo denunciato dal primo momento la completa assenza dei giovani nei piani del governo: dimenticati, inesistenti, umiliati. In un Paese come il nostro, già in difficoltà con i giovani, persino la cifra che abbiamo reputato più idonea – il 10 per cento dei fondi disponibili – era attentamente calcolata per non sembrare troppo “affamati”, per rispondere chiaramente alle proposte concrete che presentavamo. L’1 per cento (o anche il 3 per cento, o il 5 per cento, per quel che vale) non è sufficiente. Non è sufficiente per il futuro e per noi che siamo chiamati a costruirlo.

Negli ultimi mesi abbiamo fatto tutto ciò che potevamo, con notti frenetiche e concitate per studiare le bozze che trapelavano di volta in volta. Innumerevoli telefonate, momenti di confronto, dibattiti interni e serate passate a chiederci cosa avremmo potuto fare di più. Abbiamo raccolto oltre 100mila firme, siamo usciti sui giornali, in televisione, confidandoci gli uni con gli altri quanto ci credessimo. Per ogni politico che ci confermava di farsi portatore delle nostre istanze, dentro di noi ci sentivamo come se finalmente fossimo riusciti a dire la nostra su un tema altrimenti chiuso, blindato, inaccessibile.

Non ci è bastato, comunque. Per essere sicuri di fare tutto il possibile, abbiamo proiettato il nostro messaggio sulla facciata di Palazzo Chigi: impossibile da non vedere, impossibile da non recepire, a meno di non volersi voltare dall’altra parte.

Quando il governo Draghi si è insediato, ammettiamo di aver provato un senso di speranza e fiducia, alimentato dalle parole del presidente stesso (“Serve farlo per i giovani!”). Abbiamo pazientato, aspettando giorno dopo giorno ulteriori aggiornamenti, una buona notizia da condividere, un po’ di pace.

Abbiamo atteso, e l’attesa è diventata prima nervosismo, poi ansia. Chiamate per cercare nuove risposte, nuovi confronti, ma niente. Nuovo governo, stesso risultato. Le nostre attese, le nostre speranze, sono state inutili. Al nostro appello non è arrivata alcuna risposta: coloro che si erano detti disponibili a sostenerci sono spariti, non c’è stata nessuna modifica al piano, nessuna apertura al confronto. Nulla. Al silenzio precedente si è aggiunto un silenzio ancora più forte, un muro inespugnabile che non apre a nessuna forma di collaborazione.

Mentre aspettavamo, tutto intorno a noi: giornali, leader politici e televisioni dicevano che “i giovani sono il vero partito di Draghi”. La consolazione è diventata scetticismo. Noi non siamo il partito di draghi, non ci riconosciamo in questa affermazione, non siamo più quei giovani.

Non siamo noi a dover parteggiare. Non ci interessa di questo o di quello schieramento politico. Noi siamo da un’unica parte, schierati per una stessa forza: il futuro, cioè noi stessi. E abbiamo bisogno di alleati, includiamo chiunque abbia il futuro come bussola.

Chiediamo a ognuno di voi di aiutarci a diffondere questo messaggio, per denunciare il silenzio dietro cui si cela l’incoerenza di questo governo.

Abbiamo atteso, ma oggi l’attesa è terminata.

#AdessoBasta.

#AdessoBasta con le solite promesse noiose, non mantenute.

#AdessoBasta con l’incoerenza di chi dice di credere in noi, e poi non agisce.

#AdessoBasta con le attese lunghe e speranzose.

#AdessoBasta con il dirsi che prima o poi qualcuno capirà.

#AdessoBasta con accettare le umiliazioni, con il sostenere chi dice di conoscerci, ma in realtà non si è mai neanche degnato di parlarci.

I ragazzi e le ragazza di Uno Non Basta

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