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Torino, flop alle primarie del centrosinistra: meno di 12mila ai gazebo. Vince il dem Stefano Lo Russo

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Meno di 12mila persone ai gazebo per le primarie del centrosinistra a Torino, allestiti il 12 e 13 giugno per scegliere la figura che correrà alle elezioni amministrative di ottobre contro lo sfidante del centrodestra, Paolo Damilano. A spuntarla il candidato spinto dal Pd locale, Stefano Lo Russo, a cui il vicepresidente del Consiglio Comunale Enzo Lavolta sperava di strappare la vittoria, “per cambiare una storia già scritta”, aveva detto a TPI alla vigilia del voto.

Ma la storia resterà quella prevista: Lo Russo, ex assessore all’urbanistica della giunta di Piero Fassino, capogruppo del Pd in Consiglio Comunale, contrario all’alleanza con il M5S, ha guadagnato il 37,5 per cento di preferenze contro il 34,8 del consigliere comunale sostenuto da Sinistra Italiana Francesco Tresso, il 34,8 per cento di Lavolta,  e il 2,3 dell’esponente dei Radicali italiani Igor Boni.

Percentuali che tradotte in preferenze, però, corrispondono a una manciata di voti a testa, nonostante oltre per i cittadini ci fosse la possibilità di esprimere anche online la propria scelta. Il dato più rilevante dell’appuntamento elettorale, il primo organizzato dal centrosinistra nelle città italiane in cui sono previste le primarie (Bologna e Roma), è proprio quello relativo all’affluenza: solo 11.631 cittadini hanno partecipato.

Considerato che per correre alle primarie i singoli candidati avevano raccolto oltre 7mila firme ciasciuno – la soglia necessaria per passare – e che il candidato Lavolta ne aveva ottenute più di 9mila, si è trattato di un sostanziale flop. Un esito in parte previsto dagli stessi candidati. “Se (nelle primarie, ndr) non ci si crede fino in fondo, se non ci credono fino in fondo tutte le forze e il principale partito della coalizione il rischio è la bassa partecipazione e affluenza. Ed è quello che sto registrando a Torino”, aveva detto Lavolta.

“Bisogna considerare che per la prima volta si poteva votare online, non solo in presenza, e per accedere alla piattaforma era necessario lo Spid, l’identità digitale che ancora non tutti hanno. Mentre sul voto ai gazebo potrebbe aver inciso la coda della pandemia”: ha spiegato così le ragioni della scarsa partecipazione la vicesegretaria del Pd Irene Tinagli in un’intervista a Repubblica. 

Sull’opposizione di Lo Russo alla possibilità di coinvolgere il M5S nella costruzione di un “campo largo”, la parlamentare europea ha dichiarato che “ogni città è un mondo a sé” e che per trarre indicazioni sul futuro della possibile alleanza giallorossa alle elezioni politiche si dovrà guardare, se mai, al “quadro d’insieme”. La bassa affluenza non dovrebbe preoccupare, ma non tutti la pensano così.

Ora Lo Russo dovrà prepararsi al rush finale e recuperare su Damilano, uno dei primi candidati sindaco su cui il centrodestra ha trovato un’intesa che, nell’attesa che anche il centrosinistra facesse la sua scelta, ha già iniziato la campagna elettorale e guadagnato terreno nei sondaggi: secondo quelli di Bidimedia è in testa di due punti percentuali, con il 40,1 per cento di preferenze contro il 38,2 dei dem.

“Questo non è un punto di arrivo ma di partenza, ora tutti uniti per portare a casa il vero obiettivo: la vittoria del centrosinistra a Torino”, ha dichiarato dopo la vittoria Lo Russo, scettico sulle primarie fin dall’inizio proprio perché temeva che nel frattempo l’imprenditore torinese potesse approfittare del “ritardo” a sinistra.

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