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Scerra (M5S) a TPI: “Gli amici di Salvini e Meloni vogliono affossare l’Italia e l’Europa”

Di Fabio Salamida
Pubblicato il 18 Nov. 2020 alle 09:19
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Filippo Scerra

Ancora una volta,i Paesi del Gruppo di Visegrád hanno assestato un duro colpo all’Europa. Ungheria e Polonia hanno infatti bloccato l’accordo sul Bilancio Ue 2021-2027 che era stato raggiunto la scorsa settimana, mettendo seriamente a rischio l’erogazione del Recovery Fund necessario per il rilancio delle economie degli Stati dell’Eurozona. I governi sovranisti di Budapest e Varsavia contestano la condizionale che lega l’erogazione dei fondi Ue al rispetto dello stato di diritto.

“In piena pandemia – spiega a TPI Filippo Scerra, vicepresidente del gruppo M5S alla Camera e membro della commissione Politiche UE – quello di Ungheria e Polonia è un atteggiamento assolutamente irresponsabile. Bloccando l’approvazione del bilancio dell’Ue hanno fermato anche l’iter del Recovery Fund, soldi preziosi per il nostro Paese, per la ripartenza delle imprese, dei lavoratori, delle famiglie italiane. È un atteggiamento che non fa altro che smascherare l’ipocrisia dell’internazionale sovranista, un ossimoro in termini.

Eppure in Italia c’è chi fa quasi il tifo per loro: Giorgia Meloni ha parlato di uno “schifo di ricatto” contro Paesi che “vogliono difendere le radici classiche e cristiane d’Europa”.

L’Ungheria è guidata da Viktor Orban, grande amico politico di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Non dimentichiamo i reciproci complimenti tra la leader di Fratelli d’Italia e il presidente ungherese, il loro è un vero e proprio sodalizio politico. Non a caso, in queste ore, la difficolta della Meloni nel difendere le non-ragioni dei suoi alleati politici appare evidente: per “stato di diritto” si intende il rispetto dei diritti delle donne, delle minoranze, delle libertà democratiche. Penso che sia giusto che gli italiani sappiano che gli amici di dei nostri sovranisti, per egoismo nazionale, vogliono a tutti i costi affossare l’Italia e l’Europa.

E non è la prima volta che accade.

Era già successo durante le trattative per chiudere l’accordo sugli Eurobond. Anche in quel caso, mentre il Governo Italiano e il M5S si battevano a Bruxelles per dire sì agli Eurobond e no al Mes, gli alleati olandesi di Giorgia Meloni respingevano ogni forma di condivisione dei rischi e di aiuti per il nostro Paese. Insomma, il lupo sovranista perde il pelo ma non il vizio.

In passato avete duramente criticato l’Europa dei ‘contabili’ perché lontana dai bisogni dei popoli. Trovate che il vento stia cambiando?

Dopo le dichiarazioni del presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, si è aperto un dibattito sulla cancellazione del debito da Covid, una proposta già avanzata dal Movimento 5 Stelle. Eppure il vicepresidente della Bce De Guindos dice che, trattati alla mano, non si può fare. Chi ha ragione? Credo che abbia ragione Sassoli e non mi riferisco solo al fatto che i trattati europei si possano cambiare, come è già successo in passato, ma soprattutto alla flessibilità con cui la Bce può raggiungere obiettivi ambiziosi anche rimanendo formalmente dentro il perimetro giuridico attuale. Pensiamo al Quantitative Easing avviato nel 2015, che aggira di fatto il divieto per la Bce di finanziare gli Stati. Lo stesso si può fare per cancellare il debito da Covid, trovando una soluzione accettabile dal punto di vista formale, ad esempio rendere quel debito perpetuo, senza alcuna violazione delle norme. È solo questione di volontà politica.

Di che cifre stiamo parlando per l’Italia?

Nel 2020 la Bce ha comprato circa 140 miliardi di euro di debito pubblico italiano grazie ai due programmi di acquisto PSPP e PEPP, quest’ultimo attivato in funzione anti-pandemica. A fine anno si arriverà a 200 miliardi. Stiamo parlando quindi di una quota considerevole del nostro debito pubblico complessivo. Cancellarlo sarebbe un segnale molto forte per i mercati. Se aggiungiamo che la Bce a dicembre con tutta probabilità amplierà ancora la portata del PEPP si potrebbero davvero gettare le fondamenta di una nuova Europa, meno legata agli istinti speculativi del mondo finanziario.

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