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Ricciardi (M5S) a TPI: “Rifarei tutto. Non ho mancato di rispetto al popolo lombardo, disonesto chi mi attacca”

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 22 Mag. 2020 alle 17:12
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Immagine di copertina

Riccardo Ricciardi è l’uomo di cui tutti parlano. Il deputato del Movimento 5 Stelle ieri alla Camera è intervenuto criticando la gestione lombarda durante la pandemia scatenando l’ira dei deputati leghisti che hanno sfiorato lo scontro fisico. Sulla vicenda si sono aperti due fronti contrapposti: chi prova a fare notare che le informazioni di Ricciardi sono comunque tutte basate su fatti concreti e chi invece lo accusa di avere lucrato sui morti. TPI lo ha intervistato.
Onorevole Ricciardi, il giorno dopo si è pentito di qualcosa?
No, assolutamente. Io credo che nell’aula principale della politica italiana non potessimo non parlare di un fatto che è su tutti i giornali, su tutti i social. Parliamo continuamente di virus e non parliamo della regione dove ci sono stati effetti così violenti? Si possono mettere in luce evidenti problematiche che la politica deve affrontare con chiarezza e trasparenza, altrimenti Regione Lombardia diventa il convitato di pietra.

L’assessore lombardo Gallera ha detto che l’unica colpa della Lombardia è quella di avere subito l’esplosione di una “bomba atomica”, un “terremoto”…
Se viene un terremoto nel deserto non fa danni, a New York invece sì. Il contesto che trova può provocare più o meno danni. Un virus che ha bisogno di una gestione con medici di base e medicina territoriale ha trovato nel sistema sanitario lombardo un sistema di eccellenza in molti settori, ma sulla medicina territoriale ha trovato un terreno dove è riuscito a impattare, difficilmente governabile.
Spieghi meglio.
All’inizio le precauzioni erano di non andare al Pronto Soccorso: “Chiamate i medici di base”, dicevano per evitare di ospedalizzare. Ma se questa rete l’hai impoverita in tutti questi anni bisogna tenerne conto. Ovviamente non è il presidente l’unico responsabile: da 20 anni non c’era volontà di farlo. Poi ci sono degli atti che ho citato. Non ho espresso la mia opinione.

Cioè?
Luca Degani, presidente di un’associazione che riunisce più 400 case di riposo in Lombardia, parlando della delibera regionale dell’8 marzo che destinava alle RSA alcuni pazienti Covid ha detto che è stato come mettere “un cerino in un pagliaio”. Ha detto: “L’abbiamo letta due volte perché non ci credevamo”. Vorrei capire, consapevole delle difficoltà dell’assessore in quel momento: ma quella delibera era l’unica strada o c’erano alternative? C’era una terza via o quello era il male minore? Pongo quesiti.
E la vicenda dell’ospedale a Milano Fiera?
21 milioni di euro potevano essere spesi meglio che per un ospedale con 25 pazienti? E lo chiedo consapevole del fatto che anche solo una persona abbia potuto trovare ristoro, cure e conforto. Ma – se si è partiti dicendo che lo si faceva in 6 giorni, doveva ospitare 600 persone e poi vedo che quei soldi sono stati impiegati per 25 pazienti – mi faccio una domanda e dico che forse potevano essere investiti meglio, o no? Se vedo presidente e assessore che dicono che se tornassero indietro rifarebbero tutto allo stesso modo almeno mi spieghino perché, lo spieghino ai lombardi. Per me è disonesto dire che attaccare una giunta sia mancanza di rispetto di un popolo: rispettare un popolo significa saper come i loro governanti hanno governato.

L’ha stupita la reazione dei leghisti alla Camera?
Già la scorsa settimana il mio collega Currò su un un ordine del giorno sui transfrontalieri, quando ha parlato della Lombardia, ha subito la sollevazione dai banchi della Lega. Ieri il putiferio si è scatenato sulle parole “modello sanitario lombardo” e dopo non c’era più spazio per dire altro. Reazione scomposta. Non me l’aspettavo. Avere bisogno di un cordone di commessi per separarmi dai deputati leghisti proprio non me l’aspettavo, così no.

E l’hanno stupita le reazione dei progressisti?
Sulla dichiarazione del ministro Speranza dico solo che è un’indiscrezione presa nel corridoio, rubata: aspetto la dichiarazione ufficiale. Su Orlando, che mi sembra abbia parlato di “passo falso”, io l’accetto e capisco che ci siano diversi stili di fare politica. Mi sembra legittimo, ma non mi scalfisce.
E la reazione del direttore del tg di La7 Enrico Mentana che ha parlato di intervento “squallido e vergognoso”?
Ha fatto quel post, io gli ho risposto in tutta sincera verità: ho sempre seguito Mentana, ho avuto grande stima per le sue posizioni e per il suo modo di fare giornalismo: lo ritengo un fuoriclasse ma mi ha lasciato perplesso non tanto l’attacco ma il fatto che non ci fosse una critica nel merito. Questo mi è dispiaciuto. Mi ha chiamato e alla fine mi ha dato lo spazio nel suo telegiornale. Alla fine si è risolta nel migliore dei modi, in modo cordiale. Non penso che i politici debbano permettersi di attaccare il giornalismo.

Possiamo dire che ieri abbiamo avuto una rappresentazione plastica di una certa distanza nella maggioranza nei modi, oltre che nei contenuti?
Il M5S è la maggioranza della maggioranza, quindi no. Io ho fatto un intervento il 24 aprile sul decreto Cura Italia e c’è stato un bellissimo riconoscimento della maggioranza da parte di tutti con un lungo applauso e quindi non è un discorso contro la mia persona. È una cosa circoscritta a quell’intervento, dove emergono naturalmente dei modi diversi di interpretare la politica, come ci sono anche nel centrodestra.

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