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Il Pnrr italiano è tra i meno verdi dell’Ue: “Solo il 13% destinato a misure efficaci per l’ambiente”

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Mario Draghi Credits: ANSA

Secondo il Green Recovery Tracker, il piano di ripresa dell’Italia raggiunge una quota di spesa verde del 13% (16% al netto del fondo complementare). Molto al di sotto del vincolo del 37% posto dall’Ue e del 37,5 per cento promesso da Draghi

Il Recovery Plan italiano è agli ultimi posti in Europa per percentuali di risorse destinate alle iniziative “green“. A sottolinearlo è il dossier della Camera dei deputati sulla sua valutazione rispetto agli altri dei Paesi europei, citato in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano di oggi. Il nostro Paese, infatti, ha destinato ufficialmente alla transizione ecologica solo il 37,5 per cento dei 191,5 miliardi di euro messi a disposizione dall’Ue con il Next generation Eu.

Una percentuale ben distante, ad esempio, da quella del Lussemburgo, che ha stanziato il 60 per cento dei fondi a questo scopo. Ma anche da quella dell’Austria e della Danimarca, che hanno previsto il 59 per cento per i progetti green. A seguire ci sono la Francia, con il 46 per cento, e Germania e Slovenia con il 42. Più vicini al dato italiano invece il Portogallo (38 per cento) e la Spagna (39,7 per cento).

Il finanziamento di progetti verdi è uno dei vincoli che gli Stati membri devono rispettare per accedere ai fondi. Secondo le regole europee, infatti, almeno il 37 per cento degli investimenti deve essere dedicato a temi relativi alla transizione ecologica, mentre neanche un euro può essere speso in misure con effetti contrari agli obiettivi ambientali europei, nel rispetto del principio do no significant harm (Dnsh).

Green Recovery Tracker: l’Italia ha investito per l’ambiente solo il 13%

A bocciare la qualità degli investimenti verdi del Pnrr è anche la valutazione del Green Recovery Tracker, un progetto gestito da un centro di ricerca tedesco specializzato in tematiche ambientali, il Wuppertal Institute, e dal think tank europeo indipendente E3G – Third Generation Environmentalism che si occupa di cambiamenti climatici.

Il Green recovery tracker, in un rapporto pubblicato il mese scorso, ha cercato di definire la porzione reale di finanziamenti per l’ambiente contenuta in ogni piano. Lo ha fatto assegnando un punteggio alle proposte dei governi, su una scala che va da “molto positivo” e “positivo”, per le iniziative a vantaggio dell’ambiente, a “negativo” o “molto negativo”, per le iniziative che si basano su politiche considerate dannose per l’ambiente.

I risultati evidenziati a livello europeo, purtroppo, non sono positivi. Solo Finlandia e Germania resterebbero sopra la soglia del 37 per cento, e Austria e Belgio sarebbero vicini a quella cifra. Ma molti altri Paesi, come Polonia, Portogallo e Italia, avrebbero messo in atto un greenwashing, dichiarando una quota di misure ecologiche molto lontana da quella effettiva.

Dei 17 Paesi fino ad ora analizzati dal Green recovery tracker, l’Italia risulta effettivamente essere quello con le percentuali più basse: il nostro Paese, nello specifico, arriverebbe al 16 per cento del totale di 191,5 miliardi di euro ricevuti dall’Italia tramite il Recovery and resilience facility (Rrf), il fondo più consistente del Next generation Eu. La percentuale scende al 13 per cento considerando i 235 miliardi di euro mobilitati complessivamente dal Pnrr italiano (che includono anche gli 11 miliardi in arrivo con il programma europeo React-Eu e i 30 miliardi del “fondo complementare”, non finanziato dall’Ue ma direttamente dall’Italia).

Le criticità evidenziate nel rapporto sull’Italia riguardano, ad esempio, la questione dell’Ecobonus, il rimborso al 110 per cento dei costi sostenuti per le ristrutturazioni edilizie che comportino un efficientamento dei consumi energetici. Il provvedimento, che sarà finanziato con 18,5 miliardi, non è un buon investimento per l’ambiente secondo il Green Recovery Tracker. Infatti, il miglioramento di due classi energetiche è un vincolo poco ambizioso, visto che consente di rimborsare ai cittadini impianti di riscaldamento nuovi, ma sempre alimentati a gas.

Ma la carenza principale è quella della mancata strategia complessiva per la transizione verde in Italia. I fondi a disposizione, secondo il rapporto, sono dispersi in tante piccole misure, che avranno un impatto limitato. Risulta assente invece un robusto piano d’azione per decarbonizzare l’industria e aumentare la produzione di elettricità da fonti rinnovabili.

“Il piano dell’Italia non ha del tutto soddisfatto il potenziale della rivoluzione verde promessa da Draghi”, ha dichiarato Elisa Giannelli, Policy Advisor di E3G. “Essendo l’Italia il più grande destinatario di risorse europee, è positivo vedere investimenti tanto necessari nella transizione energetica. Tuttavia, la soglia del 37% è raggiunta solo con un approccio puramente contabile di progetti che non necessariamente saranno efficaci per il clima. In questo momento storico, è più importante che mai garantire il miglior utilizzo delle risorse pubbliche. C’è ora un ruolo importante per la Commissione nell’elaborare raccomandazioni chiare e forti nelle prossime settimane per correggere la rotta”.

Leggi anche: Le armi nel Recovery Plan del governo Draghi “mimetizzate” di verde

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