Me

Nomine Ue, il primo vertice a Bruxelles si è concluso con uno stallo

Di Laura Melissari
Pubblicato il 29 Mag. 2019 alle 08:04 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 01:55
Immagine di copertina

Nomine Ue stallo vertice Bruxelles | Le posizioni | Donald Tusk | Emmanuel Macron | Angela Merkel 

Nomine Ue | Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk vorrebbe chiudere la partita delle nomine ai vertici Ue già il prossimo 20 giugno, ma la data sembra ottimistica. Il primo vertice di ieri, 28 maggio, a Bruxelles ha visto lo stallo dei capi di stato e di governo sulle nomine.

Donald Tusk vorrebbe due donne a vertici delle istituzioni Ue. Ma è già iniziato il gioco dei fuochi incrociati.

La maggioranza che è uscita dalle urne è quadripartita, a differenza del passato, dove a fare i giochi erano popolari e socialisti. Adesso, è necessario l’allargamento a liberali e probabilmente verdi a governare.

Le cariche di vertice da “rimpiazzare” sono cinque: presidenza Commissione, Consiglio europeo, Banca centrale europa, presidenza parlamento e Alto rappresentante per la politica estera.

Al Consiglio di ieri sera, Tusk ha imposto ai capi di Stato e di governo di lasciare fuori dalla sala telefonini e computer, per evitare fughe di notizie che complicassero i negoziati interni.

Nomine Ue: lo stallo interno e le posizioni

Se da un lato c’è Manfred Weber, il candidato di punta indicato mesi fa dai popolari, che secondo il meccanismo dello spitzenkandidaten, dovrebbe diventare il nuovo presidente della Commissione, dall’altro c’è chi non condivide tale procedura. Macron in primis, che vorrebbe che i capi degli stati membri avessero voce in capitolo nella scelta, che non è da demandare ai partiti. Il presidente francese avrebbe voluto Michel Barnier al vertice della commissione, ma adesso pare puntare tutto su Margrethe Vestager, la liberale e commissaria alla concorrenza, che gode di un sostegno trasversale a Bruxelles.

Dall’altro lato c’è Angela Merkel, che continua a dare il suo sostegno, seppur tiepido, a Manfred Weber, bavarese e popolare. Ma il tedesco al momento non sembra avere troppe chanches.

Il presidente Donald Tusk ha davanti un delicato gioco di veti e compromessi, e dovrà trovare la quadra nel minor tempo possibile.

Tra gli altri nomi in ballo vi sono il socialista Timmermans, il premier belga Charles Michel o quello olandese Mark Rutte, entrambi liberali. Ma anche il nome della stessa Merkel potrebbe essere in ballo, se alla fine lei dovesse finire con l’accettare.

Nomine Ue: cosa fa l’Italia

Quel che sembra certo però è che l’Italia da questa partita non otterrà nulla. Roma esce da una legislatura in cui 3 delle cinque principali poltrone, quella di Alto rappresentante, di presidente del Parlamento e di presidente della Banca centrale, erano di italiani (Mogherini, Tajani e Draghi).

Impossibile immaginare che possa ripetersi una congiuntura simile. E a questo si aggiunge lo scarso peso che il premier Conte ha a Bruxelles, davanti a Merkel o Juncker, che al momento conducono la partita. Quello a cui punterà l’Italia è avere un commissario di peso, magari uno economico. Giorgetti o Zaia sono i più papabili.