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Giornalisti “strapagati” in Calabria, Melicchio (M5S) dopo l’inchiesta di TPI: “Un vero scandalo”

Immagine di copertina
A sinistra la sede del Consiglio regionale della Calabria, a destra il deputato M5S Alessandro Melicchio

Il deputato pentastellato Alessandro Melicchio: "Burocrazia regionale asservita a sistema politico marcio. È ora di affrancarsi da questo degrado etico"

L’inchiesta di TPI sui due giornalisti del Consiglio regionale della Calabria pagati dalla Regione da 25 anni senza aver mai fatto un concorso ha fatto tremare il palazzo e discutere i cittadini, calabresi e non, che, tra lockdown, zone rosse, emergenza e crisi del sistema sanitario si interrogano come mai da un lato si chiedano loro enormi sacrifici mentre dall’altra parte si conservano ingiustificate sacche di sprechi e privilegi. Sul punto abbiamo sentito il deputato del M5S Alessandro Melicchio che proprio in Calabria ha condotto numerose battaglie sull’abbattimento dei costi della politica.

Melicchio, il ministero delle Finanze e la Corte costituzionale si chiedono cosa ci facciano in Regione Calabria quei due giornalisti da 25 anni, ma non si è ancora avuta una risposta chiara. Ad una interrogazione specifica la ministra Marianna Madia nel 2015 si dichiarò sostanzialmente incompetente. Questa maggioranza, che è riuscita nel taglio dei parlamentari, potrà battere un colpo?
Il ministro della Funzione Pubblica del Governo Conte ha immediatamente attivato gli accertamenti su un caso simile, a seguito di una mia interrogazione, chiedendo la documentazione alla Regione Calabria. È un chiaro segnale di netta discontinuità rispetto al passato, sono certo che presto arriverà un deciso intervento anche su questa questione. L’inadeguatezza della classe politica regionale è un problema che sta venendo fuori sulla gestione dell’emergenza sanitaria, della raccolta dei rifiuti, delle bonifiche ambientali, sulle politiche attive del lavoro e non ultimo sui costi della politica. La gran parte delle questioni che i cittadini portano alla mia attenzione riguardano problematiche che andrebbero risolte in Consiglio regionale o in quello comunale, è per questo necessario far sì che quel 56 per cento di astenuti alle ultime elezioni regionali torni a votare. Astenersi dal voto produce il solo effetto di dare maggior potere a chi controlla il voto in maniera malevola. Mai come in questo momento abbiamo bisogno di un voto libero. Dal parlamento continueremo a far opera di controllo per quanto la Costituzione ci permette di fare, dobbiamo però avere la consapevolezza che il miglior controllo sugli organi regionali è quello democratico, a cominciare dall’imminente ritorno alle urne.

Vengono contestati dal ministero delle Finanze per il quinquennio 2008-2012 quasi 3,5 milioni di euro di “importi illegittimamente riconosciuti” a 5 giornalisti del Consiglio regionale e 2,1 milioni di euro ai giornalisti della Giunta. Oggi è cambiata la situazione?
Non mi sembra che in regione Calabria sia cambiato nulla in questa legislatura che, ormai, va ad avviarsi a conclusione. Il rispetto delle leggi, la trasparenza, la meritocrazia e le pari opportunità sono rimaste inesistenti nella nostra regione. Anche questa amministrazione si è dimostrata refrattaria ad avviare procedure corrette e concorsi pubblici seri e trasparenti. Tra le mie tante denunce sugli sprechi e gli scandali calabresi, c’è stata anche quella su un problema con la scelta dei giornalisti della Giunta regionale. Anche per quanto riguarda l’ufficio stampa della Giunta, oltre che su quello del Consiglio regionale, neanche le sentenze della Corte costituzionale hanno fatto recedere la Regione Calabria dal nominare con sotterfugi vari i propri fedelissimi e accoliti, ingaggiandoli su base fiduciaria e a danno del personale dipendente già di ruolo e di tutti i cittadini. Si è assistito, in questo come in tutti gli anni precedenti, ad escamotage normativi messi in atto da una burocrazia regionale totalmente asservita ad un sistema politico marcio. È giunta l’ora di affrancarsi da questo degrado, che è soprattutto etico, e credo che anche tutti i cittadini calabresi, esasperati e stanchi da trent’anni di malapolitica, non vedano l’ora di cambiare finalmente la situazione.

La Calabria è una delle Regioni più povere d’Europa ma in quest’anno tra tentativi di reintroduzione dei vitalizi, scandali sui portaborse e gli autisti e la nota inchiesta Gettonopoli, sembra che la politica regionale si sia data alle spese pazze. Si rischia un problema di tenuta sociale a fronte dei ristoratori ed esercenti costretti a chiudere causa lockdown mentre la politica spende e spande?
Sono emblematiche le lacrime di coccodrillo dei consiglieri regionali tutti, di maggioranza e opposizione, rispetto all’approvazione all’unanimità della legge vergogna sui vitalizi, in pieno lockdown – un vero schiaffo alla Calabria e ai calabresi – con la conseguente abrogazione solo dopo esser stati colti con le mani nel sacco. Assistiamo ogni volta alle solite prese in giro e a parole vuote ma poi i nostri amministratori si ritrovano sempre insieme quando si tratta di difendere i privilegi della casta politica. Ma, senza dimenticare la vicenda Tallini, che di quel consiglio a maggioranza di centrodestra che ha approvato vergognosamente l’ormai famosa legge che “si illustra da se” era Presidente, voglio ricordare che un consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Domenico Creazzo, è rimasto in carica appena 25 giorni prima dell’arresto. Poche migliaia di persone che hanno votato Tallini o Creazzo alle scorse elezioni regionali, però, non possono mai rappresentare la stragrande maggioranza dei due milioni di cittadini calabresi, persone oneste che lavorano e che faticano molto più che in altre regioni per riuscire ad arrivare a fine mese. Quel risultato elettorale, lo dice la magistratura, è stato ‘contaminato’ dall’influenza mafiosa anche a causa dell’alta astensione registrata in Calabria alle scorse elezioni. È uno sbaglio da non ripetere, perché c’è tutto un sistema da dover combattere strenuamente con gli uomini e le donne giuste e i cittadini hanno l’occasione di farlo solo e soltanto attraverso il voto. Quante più persone libere andranno a votare, tanto più i voti spostati dalla ‘ndrangheta e comitati d’affari legati alla malapolitica saranno ininfluenti.

Ha fatto una interrogazione parlamentare anche sulla donna più pagata della Calabria, la segretaria regionale del Consiglio regionale ad interim, Maria Stefania Lauria, che guadagna quasi quanto il Presidente della Repubblica, anche in quel caso irregolarità e sprechi?
Sì, volevo vederci chiaro sulla nomina ad interim a segretario generale dell’ex dirigente d’Aula da parte dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale a guida Tallini. Si ruota sempre intorno allo stesso problema: garantire massima trasparenza in tutte le procedure per introdurre un concetto sconosciuto nei palazzi della politica calabrese. Mi riferisco al merito e, perché no, anche all’efficienza. Anche in questa vicenda non erano affatto chiare le tempistiche, le modalità e i criteri di selezione del segretario generale e direttore generale del Consiglio regionale. Incarichi che sono lautamente retribuiti – lo stipendio di questi super dirigenti arriva fino a 230mila euro, superiore a quello del Presidente di Regione – ma sono anche il fulcro del potere e del flusso di denaro di Palazzo Campanella. So che a seguito della mia interrogazione la Procura di Reggio Calabria ha aperto un’indagine conoscitiva. Siamo in attesa di conoscerne il risultato.

È il primo firmatario in Calabria di una legge regionale di iniziativa popolare chiamata “Taglia privilegi” sulla quale ha denunciato tentativi ostruzionistici. Da parte di chi e perché?
Il M5S ha presentato una concreta proposta di legge regionale di iniziativa popolare, sottoscritta da oltre 5mila persone, per tagliare i privilegi alla classe politica regionale più pagata d’Italia nonostante ottenga i pessimi risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Il risultato: la nostra proposta non è stata nemmeno calendarizzata per essere discussa in Consiglio regionale, così come prescrive la legge, e la casta politica calabrese ha blindato i propri super stipendi. Voglio ricordare, a titolo di esempio, che la carica di “governatore” della Regione Calabria è la più remunerata d’Italia. Dati che stridono col primato negativo di regione più povera del Paese. Ebbene, non hanno mai voluto prendere in considerazione la volontà dei cittadini calabresi, che in massa hanno firmato la Taglia Privilegi, semplicemente perché l’approvazione di questa legge consentirebbe un risparmio di 3 milioni di euro all’anno, tagliando gli stipendi e le spese dei consiglieri regionali e dei gruppi consiliari. I nostri politici, di tutti gli schieramenti, invece pensano più alle proprie tasche che a dare segni tangibili di cambiamento per la propria terra, eccetto i portavoce del M5S che ogni mese rinunciano a parte del loro stipendio per restituirlo ai cittadini.

Leggi anche: 1. Esclusivo TPI: Calabria, il caso dei 2 giornalisti “stra-pagati” per 25 anni dalla Regione senza aver mai vinto un concorso/2. “Noi abbiamo Tallini”: le intercettazioni di Ndrangheta che inguaiano il presidente del Consiglio regionale della Calabria /3. Lo spreco pubblico della Calabria: speso più di 1 milione di euro per uno spot di Muccino e Raul Bova

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